Monfalcone, morì a bordo della nave Magic a Panzano: una condanna e 9 assoluzioni
MONFALCONE. Una sola condanna e nove assoluzioni. È quanto ha disposto il Tribunale di Gorizia in relazione al processo per omicidio colposo legato all’infortunio sul lavoro nel quale aveva perso la vita il 22enne bengalese Mia Ismail, a bordo della “Carnival Magic”. Era il 21 febbraio 2011, il giovane precipitò dal ponte 12 fino al ponte 1 della passeggeri, in allestimento nella banchina del cantiere navale. Era finito dentro una condotta di aerazione, nel corso del montaggio di un tubo dell’acqua tecnica.
Nell’ultima udienza il giudice monocratico Marcello Coppari ha dato lettura del dispositivo: condanna alla pena di 3 anni nei confronti di Angelo Cozzolino, capo cantiere per la sicurezza della Tecno Impianti Service Srl, oltre al pagamento delle spese processuali. Assolti con la formula “perché i fatti non sussistono” Salvatore Cozzolino, fratello di Angelo, e Antonietta De Mai, rispettivamente supervisore e amministratrice delegata della Tis Srl, ditta per la quale operava la vittima. Assoluzione con la stessa formula anche nei confronti dei dipendenti di Fincantieri, l’allora direttore dello stabilimento Carlo De Marco e i tecnici preposti ai vari livelli, Antonio Quintano, Marco Battistella, Andrea Aiello, Luca Zorzin, Massimo Canesin, Michele Verdoliva. La pubblica accusa aveva invece richiesto la condanna di tutti gli imputati, a fronte di pene complessive per 21 anni. Il giudice si è riservato 90 giorni ai fini del deposito delle relative motivazioni.
Quella mattina gli operai non dovevano trovarsi al ponte 12, come emerso a processo, poiché l’area del “passo d’uomo” era ormai sigillata e consegnata all’armatore. Fu un intervento “riparatore”, il montaggio del tubo dell’acqua termica, “dimenticato” nel corso dei lavori a cura della Sl Srl che aveva assunto l’appalto. Il 22enne assieme al collega Islam Rukman e agli operai Luigi Toscano e Cirillo Fortunato, della Sl, avevano raggiunto l’area, il “passo d’uomo” era stato disigillato e nel praticare un foro, Rukman perse la punta del trapano scivolatogli da una mano, successivamente rinvenuta al ponte 4. Mia Ismail s’era avvicinato alla condotta fino a venirne “inghiottito”.
Nell’ambito della discussione finale, la difesa di Angelo Cozzolino ha sostenuto che il capo cantiere aveva eseguito un’ispezione preliminare e valutata la situazione, il “passo d’uomo” chiuso e le condizioni di buio e di ristrettezza dell’area, aveva ordinato agli operai di non entrare prima di allontanarsi per andare a prendere le attrezzature e i dispositivi di protezione individuale. Mia Ismail, che era in fase di addestramento, si trovava fuori dall’area sigillata e nessuno gli aveva detto di fare qualcosa, ha affermato sempre la difesa. Il capo cantiere dunque non era presente quando si verificò l’infortunio, né era prevedibile che il giovane intervenisse per recuperare la punta del trapano. Da qui la richiesta in primis di assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Anche l’avvocato Fabio Antonini ha parlato di «evento assolutamente imprevedibile»; Salvatore Cozzolino non era stato neppure informato dell’intervento, rilevando comunque che la squadra non doveva trovarsi in quell’area.
Gli avvocati Matteo e Corrado Pagano hanno sostanzialmente evidenziato il fatto che la zona era sigillata, pertanto non era più area di lavoro ponendo la questione circa la responsabilità di una zona già consegnata. Nessun dipendente di Fincantieri era presente, né era stato ordinato alcun intervento, eseguito piuttosto “in autonomia” senza informare l’azienda, come d’obbligo. I difensori hanno richiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste. Tra gli altri difensori, anche gli avvocati Alessandro Del Bello, Elisa Scaroina, Andrea Niero.