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Tajani avverte i partner europei: «Guai a muoversi separatamente. Ricordiamoci cosa accadde in Libia con la cacciata di Gheddafi»

«L’Europa deve agire sempre di più e tutta insieme». È il monito del ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, che in un’intervista di ampio respiro al Messaggero delinea le principali crisi geopolitiche che mettono alla prova l’Unione e l’Italia. Un messaggio che ha rilanciato anche durante l’incontro bilaterale con la commissaria Ue Marta Kos – che si è tenuto stamattina a Taormina – soffermandosi sul tema dell’allargamento nei Balcani: «Le prospettive di riunificazione alla famiglia europea per questi Paesi devono essere concrete, per costruire un’Europa più coesa e stabile, capace di affrontare insieme le sfide della difesa, della sicurezza economica e del controllo delle frontiere».

Il monito di Tajani ai partner europei

«Guai se i Paesi del nostro continente continuassero a muoversi in maniera separata e non in un’ottica comunitaria – avverte il titolare della Farnesina – Ricordiamoci sempre che cosa accadde in Libia con la cacciata di Gheddafi». Poi sentenzia: «Tutte le rivalità tra i Paesi europei ci hanno portato a contare di meno in quell’area».

«Dobbiamo mettere in campo un autentico e forte “sovranismo europeo”. È la garanzia per tutti gli interessi dei Paesi Ue. La guerra in Iran deve spingerci a questo salto di qualità. Se non lo facciamo, compiamo un grande errore politico che pagheremo a caro prezzo».

Israele e il diritto all’autodifesa

Nessuna esitazione, dunque, nel prendere posizione sul conflitto in Medio Oriente. «Israele difende un modello di società e di democrazia – prosegue Tajani – E ha ragione sulla bomba atomica iraniana. L’Iran ha sempre avuto una linea guida: cancellare lo Stato d’Israele dalla carta geografica. E se Teheran costruisce la bomba e oltrepassa, come ha certificato l’Onu, la linea rossa, Israele ha il diritto all’autodifesa».

Basti pensare che, come certificato di recente dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, i mullah dispongono ormai di circa 400 kg di uranio arricchito oltre il 60%, una quantità che potrebbe fornire materiale fissile sufficiente per produrre 9-10 ordigni nucleari. Tuttavia, manca la tecnologia avanzata per realizzare testate funzionanti, come moderni inneschi a implosione. Gli impianti colpiti sono stati rallentati, ma non distrutti: le capacità di arricchimento, in siti come quello di Fordow, restano infatti ancora operative.

«Sono stati fatti tanti tentativi di dialogo, da anni — spiega ancora Tajani — ma purtroppo sono tutti falliti e l’Iran si è voluta avviare a un’escalation atomica non tollerabile, perché getta insicurezza sul mondo intero».

Tajani: “Di Trump bisogna valutare le decisioni, non interpretare le parole”

Quanto al ruolo degli Stati Uniti e alla possibile evoluzione della posizione americana, Tajani ammette: «È difficile interpretare il pensiero di Trump».  E osserva: «Cambia spesso posizione e bisogna valutare le sue decisioni quando le prende davvero».

«La linea del G7 è comunque che si ritorni a trattare sul nucleare. Sembra impossibile, ma quel tavolo mediato dall’Oman, che l’Italia sostiene fino in fondo, è l’unico luogo dove possiamo riprendere un confronto». Il regime di Ali Khamenei dovrà decidere, sapendo che la condizione di partenza rimane invariata: «Teheran non può pretendere di avere la bomba».

Il «lavoro certosino» dell’Italia contro il rischio terrorismo

Sul possibile effetto a catena del conflitto e sul pericolo di attentati, il ministro parla chiaro: «Il rischio c’è sempre». Ma il governo è impegnato a fondo per prevenirlo, affidandosi al lavoro certosino dell’intelligence e delle forze dell’ordine. «L’Italia è pronta a fare la sua parte a tutti i livelli», ribadisce Tajani: dalla protezione dei cittadini alla promozione della de-escalation.

La collaborazione con i Paesi arabi moderati

Ed è proprio su quest’ultimo punto che si sofferma: «È giunto il momento di  lasciare che sia la diplomazia a parlare, non le armi. I Paesi arabi moderati vogliono tutti la de-escalation. E la loro mobilitazione è di cruciale importanza. Ancora però, per loro e per tutti noi, la fase è molto fluida e incerta».

La necessità di un’Europa coesa in politica estera

In un’Europa spesso afona sul piano geopolitico, Tajani ribadisce la necessità di un cambio di passo: «Ci sono gli Stati europei e non c’è ancora l’Europa in politica estera. Deve rafforzarsi il coordinamento degli europei sul piano della sicurezza così come è stato fatto per i dazi».

L’esempio di Giorgia Meloni nello «spirito di collaborazione»

E qui rivendica il lavoro fatto da Giorgia Meloni: «L’azione italiana è sempre stata finalizzata a sostenere, sulle tariffe, una politica comune europea e a mettere a disposizione dell’Europa le nostre risorse diplomatiche e il buon rapporto con la Casa Bianca. Questo nostro approccio è stato capito. Tutti devono lavorare con questo spirito di collaborazione costante, anche nella politica di sicurezza».

Il ministro chiude con una riflessione: «Io credo che ogni Paese europeo sia troppo piccolo per contare a livello globale, mentre l’Europa non è troppo piccola per farsi valere sulla dimensione più larga. Tutto quello che sta accadendo ci deve far comprendere che la difesa comune significa avere più peso nelle crisi».

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