«Mio padre Cesare sapeva parlarmi anche quando era silente»
IVREA. Sono state tante le persone che martedì 17, nella chiesa di San Lorenzo, si sono strette a Helena Verlucca e alla sua famiglia per recare un abbraccio di conforto e condividere il dolore per la perdita del papà, Cesare, 97 anni, illustre editore eporediese, di cui si sono celebrati i funerali. Tantissime anche quelle che, nei giorni scorsi, da quando, la scorsa domenica 15, si era diffusa la notizia della scomparsa, hanno ininterrottamente chiamato e inviato espressioni telefoniche di cordoglio. «Continuano ad arrivarmi messaggi – racconta Helena Verlucca – con parole così toccanti e sincere da esserne sopraffatta per l’emozione e mettermi a piangere ogni volta. È gente che mi dice quanto mio padre sia stato un maestro, quanto mancherà, quanto ha fatto per il mondo dell’editoria, per la cultura, per la conoscenza e la valorizzazione del Canavese. Una sensazione piacevole e dolorosa al tempo stesso».
[[ge:gnn:lasentinella:15196613]]
È affranta, Helena, pur sostenuta dalla vicinanza del marito, Massimo Saudino-Chine, e dei figli Patrick e Davide, i nipoti che tante volte Cesare aveva definito “luce dei miei occhi”. Il rapporto che la univa al padre, infatti, non solo limitato al vincolo familiare, ma anche dilatato alla sfera professionale, era diventato ancora più stretto, in una simbiosi intellettuale rafforzatasi dopo la scomparsa della madre Monique, l’adorata moglie-musa, venuta a mancare nel 2000 e fino all’ultimo intensamente rimpianta». «Mi sento improvvisamente sola – ammette Helena – senza la mia guida di una vita. Mi sembra che il mondo mi stia crollando addosso: ora sono circondata da amici, parenti e tante persone e non voglio pensare a quando, fra qualche giorno, mi troverò in ufficio e lui non sarà più seduto alla scrivania vicino alla mia: una presenza che sapeva parlarmi anche quando era silente».
[[ge:gnn:lasentinella:15193067]]
E racconta: «Dall’ultimo attacco ischemico, lo scorso dicembre, mio padre non era più così brillante come era sempre stato, si sentiva stanco e, purtroppo, non riusciva più a scrivere e-mail e poesie, ma fino ad allora abbiamo condiviso tutto, dal lavoro alle opinioni sui libri letti, l’idea di lanciarci in nuovi progetti. Lo scorso ottobre, in occasione di Editori in libreria-Ivrea e Canavese in primo piano, l’iniziativa ideata e organizzata dalla Libreria Garda, aveva trascorso ben mezza giornata, accanto ai suoi autori che incontravano i loro lettori: una vitalità rara anche in persone decisamente più giovani. A sostenerlo in tutto quello che faceva era sicuramente il suo smisurato amore per la vita, che non lo ha mai abbandonato e che tutti avvertivano e riconoscevano, e la forza che gli derivava dalla consapevolezza di un mondo degli affetti solidissimo come quello che respirava in seno alla nostra famiglia. Questo sentimento profondo ha un lato bello, ma anche uno brutto, al tempo stesso: che non avverto la sua assenza come un vuoto, ma come un baratro». «Vivo l’oggi – aveva scritto Cesare Verlucca nella sua autobiografia – come fosse il mio ultimo giorno, ma agisco come se il mio traguardo finale fosse così lontano da non poterne intravedere i contorni. Lo ha detto anche Gandhi: “Vivi come dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre”». Lo ha fatto davvero e, se si dovesse riassumere la sua multiforme personalità con uno dei titoli prestigiosi da lui pubblicati sarebbe “Cesare Verlucca 360° ”.