L’ex procuratore Venditti: «Stasi unico colpevole, la vera anomalia è l’inchiesta attuale»
GARLASCO. «Sulla scena del delitto c’era una sola persona e questa persona era Alberto Stasi. La vera anomalia non è l’indagine del 2017 da me coordinata ma l’attuale inchiesta: sull’indagine ancora a carico di Andrea Sempio pesa come un macigno una sentenza di condanna passata in giudicato. Non capisco come si possa superare questo scoglio». Mario Venditti, ex procuratore capo di Pavia e procuratore aggiunto all’epoca della prima indagine su Sempio, otto anni fa, intervistato nella trasmissione tv “Quarto grado” ha difeso il suo operato. Venditti, affiancato dal suo avvocato, Domenico Aiello, ha ricostruito l’iter del fascicolo, aperto in procura generale attraverso un esposto della mamma di Stasi e poi trasmesso a Pavia, per competenza, e anche a Brescia, per una eventuale revisione del processo che però non fu fatta.
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«A carico di Sempio non sono mai emersi elementi, né dalle intercettazioni né dagli altri accertamenti che furono eseguiti, ad esempio l’ascolto di numerosi testimoni – ha aggiunto Venditti –. Cosa penso oggi? Che Sempio non c’entra nulla. Sulla scena del crimine c’era una sola persona e non era lui».
L’interrogatorio di Sempio
Venditti ha spiegato di avere interrogato Sempio sugli stessi elementi su cui oggi si basa il nuovo filone di inchiesta, che vede il 37enne, commesso di un negozio di telefonia, indagato per concorso in omicidio «con soggetti ignoti o con Alberto Stasi», all’epoca fidanzato della vittima e già condannato in via definitiva a 16 anni di carcere che sta finendo di scontare.
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«Quando interrogai Sempio restai sui tre punti della denuncia su cui mi si chiedevano dei chiarimenti: lo scontrino del parcheggio di Vigevano, le tre chiamate a casa Poggi una settimana prima dell’omicidio e le indagini sul Dna – ha chiarito Venditti –. Non emerse nulla». Ma il giornalista Gianluigi Nuzzi lo ha incalzato sulle intercettazioni ambientali in cui Sempio diceva di avere «i pm abbastanza dalla mia parte».
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Perché queste parole non furono approfondite? «Vi assicuro che non sono mai stato dalla parte degli indagati, né in questo caso né nei numerosi altri casi di cui mi sono occupato. Quello che è stato fatto nel 2016 – ha ribadito – è stata una rivalutazione di elementi che già c'erano e che erano stati già valutati dai giudici, dalla corte d’Appello e dalla Cassazione. Questo non è corretto ed è anomalo». A Venditti è stato chiesto conto anche del fascicolo di indagine che risulta aperto nei suoi confronti dalla Procura di Brescia (alcuni interrogatori sono stati delegati alla finanza di Pavia): «Non ho ricevuto nulla e non mi è stato contestato nulla», ha concluso.
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Il ruolo della pg
Per Venditti è anomalo anche il comportamento della polizia giudiziaria: «Il lavoro della pg è fare indagini e portare prove, non mettere in dubbio quanto già valutato, non è corretto». Il riferimento è alla rilettura che fecero i carabinieri di Milano del fascicolo sull’omicidio di Chiara Poggi nel corso delle indagini per stalking ai danni dell’avvocata di Stasi e alla loro annotazione finale alla relazione: «Si riscontrano degli elementi che potrebbero non mettere fine alla vicenda giudiziaria». «Ho convocato i carabinieri – ha chiarito Venditti – e i famosi elementi non sono altro che i capitoli della sentenza di appello e Cassazione: il dispenser, il lavandino, i capelli non repertati. Tutto già valutato». —