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Maestro investito e ucciso in bicicletta, la rabbia dei familiari: «Dalla responsabile nemmeno le scuse»

PAVIA. La mattina del 23 gennaio di due anni fa Daniele Marchi, 50 anni, maestro d’asilo in Borgo, viene investito e ucciso in viale Resistenza mentre in bici sta andando dai suoi bambini alla scuola Negri. Da quel giorno i suoi familiari hanno assistito in silenzio allo sviluppo delle indagini: il processo a carico di Loredana Casale, docente del Bordoni, che era alla guida dell’auto che investì Marchi, si è chiuso il 5 giugno con una condanna a 2 anni e 4 mesi.

Quasi 900 giorni dopo i suoi fratelli e sorelle - Hilda, Dolores, Maurizio e Francesco Marchi - rompono il silenzio: «Non vogliamo commentare la decisione del giudice, non servirebbe. Come abbiamo sempre detto, Daniele non tornerà più» ma in attesa delle motivazioni del giudice «ciò che ci lascia perplessi – scrivono i familiari – è il mancato riconoscimento dell’omissione di soccorso e della fuga». Ma c’è anche un’altra circostanza: «In tutto questo tempo» l’imputata «non ha trovato il modo di far pervenire alla vittima e ai suoi cari un minimo segno di rammarico, una frase di circostanza, un gesto, una sola parola. Nulla. Un silenzio assordante che rende ancora più manifesta quella che si può ben definire una sfacciata indifferenza».

La vita a Pavia e il ricordo

La lettera dei parenti ripercorre la tragedia e i mesi di sofferenza trascorsi ad attendere giustizia. «Daniele ha trascorso a Pavia quasi nove anni, tra i più belli della sua vita – raccontano i familiari –, durante i quali ha avuto l’opportunità di farsi apprezzare, dimostrando passione e generosità in ogni suo gesto. È ancora ricordato con profondo affetto da coloro che l’hanno conosciuto». Pochi giorni fa, alla festa della scuola, le colleghe hanno indossato una maglietta su cui risaltava un disegno realizzato in sua memoria da un’anonima mamma, «che vogliamo ringraziare con tutto il cuore – dicono i parenti –. L’immagine è esemplificativa del profondo legame che Daniele ha saputo instaurare con i suoi bambini e i loro genitori».

«Amareggiati dalla sentenza»

La sentenza ha lasciato «perplessi» i familiari: per il giudice, infatti, la docente non si è accorta di nulla e quindi non può essere condannata per la fuga. Eppure, dicono i familiari, «i testimoni l’hanno dichiarato: “Udivo un forte rumore, girando lo sguardo in direzione dell’attraversamento pedonale vedevo una bicicletta sotto un veicolo in marcia, il veicolo continuava la sua marcia con il corpo investito incastrato sotto per diversi metri” e ancora: “L’auto procedeva producendo rumore, gli pneumatici stessi facevano attrito. Poco dopo, ho sentito forti urla e ho visto una persona agganciata sotto l’autovettura che veniva trascinata”».

Una sequenza drammatica che dura 13 secondi. «Proviamo a contarli mentalmente cercando di capire quante cose si possono fare in quel lasso di tempo – è l’invito dei parenti –. Noi se pensiamo a Daniele possiamo sentire quelle grida, quei frastuoni».

In strada c’è trambusto, molti accorrono. «Una donna invece poco più avanti parcheggia l’auto, rimane al posto di guida per lunghi attimi, poi ne scende, aggira il veicolo da dietro e lo controlla, risale nuovamente al posto di guida, ridiscende, ancora lo controlla e, infine, si allontana senza notare che, a pochi metri di distanza, decine di persone sono in strada» a soccorrere il ferito. «Non si è accorta di quello che ha fatto nell’immediato? Lei lo sa, noi possiamo solo immaginare. Quel che è certo è che poco tempo dopo ne è venuta a conoscenza – dicono –. A noi famigliari resta il dolore, la sofferenza che cerchiamo di elaborare giorno per giorno. In questo percorso abbiamo avuto modo d’incontrare persone straordinarie: le colleghe e i colleghi di Daniele, i famigliari dei bambini, i bambini stessi con i loro disegni pieni di amore, d’affetto verso il loro maestro, la sua compagna Maria Teresa, il nostro avvocato che ci ha assistito con professionalità ed empatia e tutti quei cittadini di Pavia che hanno contribuito a riconoscere nostro fratello meritevole della Benemerenze di San Siro. La loro solidarietà rafforza la nostra consapevolezza di quanta umanità, comprensione e sensibilità ci fossero in Daniele». —

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