Caso Ancona, ieri l’autopsia sui resti 38 anni dopo i fatti
MORTARA. Sono ormai mesi che Giuseppa e la sorella Maria, che vivono ancora in Lomellina, hanno interrotto ogni contatto con la madre Giovanna Navarra. La notizia che, 38 anni dopo la morte del padre Francesco Ancona, la procura di Pavia abbia riaperto il caso ipotizzando un omicidio e indagando proprio Giovanna Navarra, ha fatto crollare ogni legame residuo. «Non hanno più avuto rapporti con la madre in Sicilia» conferma l’avvocato Alessandro Rondonotti, legale di Giuseppa. «Dall’inizio delle notifiche del procedimento penale a carico della madre sono stati troncati i rapporti» aggiunge Annalisa Gasparre, legale dell’altra sorella Maria. Il terzo fratello, Antonino, invece vive in Sicilia nello stesso paese della madre, Castellamare del Golfo (Trapani).
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«C’è un mix di emozioni – spiega – ma prevale la volontà di scoprire finalmente la verità su quanto accadde quel giorno del 1987». Fino a poco tempo fa le figlie andavano a trovare la madre, che aveva lasciato Mortara nel 2000 per trasferirsi in Sicilia. Poi, l’inchiesta. Le accuse. E il silenzio. Ora le figlie chiedono giustizia .
le indagini continuano
Proprio ieri, a Milano, all’Istituto di medicina legale, è stato riaperto il feretro di Francesco Ancona. L’operaio 48enne di Mortara era stato trovato morto l’11 febbraio 1987 sul ciglio della strada per Ceretto-Robbio, con profonde ferite al cranio e tracce di veleno nello stomaco.
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All’epoca, il caso venne archiviato come suicidio: secondo la ricostruzione della Procura, l’uomo si sarebbe avvelenato e poi si sarebbe gettato volontariamente contro una betoniera. Una spiegazione che però non ha mai convinto del tutto familiari e conoscenti, tanto da lasciare aperto, negli anni, il dubbio che dietro quella morte potesse esserci altro. A distanza di quasi quattro decenni, nel 2023 l’inchiesta è stata riaperta. Nuove testimonianze e intercettazioni hanno portato la procura a ipotizzare un omicidio premeditato. Due i nomi iscritti nel registro degli indagati: la moglie Giovanna Navarra, oggi 74 anni, e un amico della coppia all’epoca, Domenico Scarfò, 70 anni. Secondo l’accusa del pm Alberto Palermo, i due avrebbero avvelenato Ancona, poi lo avrebbero colpito alla testa, cosparso di benzina e infine investito con una betoniera per inscenare un suicidio.
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Il corpo di Ancona è stato riesumato nelle scorse settimane a Castellammare del Golfo, in Sicilia, e trasferito a Milano per i nuovi accertamenti medico-legali. L’autopsia e gli esami iniziati ieri sono stati affidati a tre esperti di assoluto rilievo: la medico legale Cristina Cattaneo, il tossicologo Domenico Di Candia e l’antropologa Debora Mazzarelli. I risultati, attesi entro tre mesi, potrebbero essere determinanti per ricostruire finalmente la verità.
Nel frattempo, Giovanna Navarra, che nel 2023 era già finita sotto processo con l’accusa di aver tentato di far uccidere il figlio Antonino (venendo poi assolta), continua a dichiararsi innocente: «Sono estranea alla morte di mio marito», ha ribadito ieri Giovanna Navarra tramite il suo legale Vito Coppola.