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Voglia di tornare a vivere con spensieratezza, quelle prime cronache “vissute” sulla Sentinella

Nella seconda metà del 1945 Castellamonte, al pari degli altri Comuni del Canavese, si appresta ad affrontare un futuro dai contorni piuttosto incerti, anche se indubbiamente migliori di quelli degli anni precedenti. Se possiamo, ottant’anni dopo, entrare nel dettaglio di alcune situazioni specifiche di quel periodo, lo dobbiamo alle cronache che Alfredo Chiantaretto affida alle colonne della rinata Sentinella del Canavese. Il contesto generale pensiamo di averlo definito a grandi linee negli articoli precedenti: sconfitte le forze nazi-fasciste (ed evacuati, con pesante ritardo, gli ultimi soldati tedeschi), il Comune può essere guidato da uomini di provata fede democratica, che però devono rivolgersi ad un Governatore Alleato per ottenere la restituzione dei fucili da caccia sequestrati di tedeschi un anno prima. C’è una forte aspirazione, condivisa con molti altri Comuni del Canavese, a chiudere l’infelice esperienza della Provincia d’Aosta, ma per tutto il 1945 si rimane a livello di auspici.

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RIECCO LA LIBERTà DI STAMPA

Certo, dopo più di vent’anni c’è di nuovo la libertà di stampa e Chiantaretto ne “approfitta” subito, restituendo ai concittadini la figura esemplare di Piero Martinetti. Poi, logicamente, si adatta a seguire quel che succede giorno per giorno dalle parti della Rotonda, documentando così, più o meno consapevolmente, la progressiva affermazione della normalità. Questo articolo vi accompagnerà nella prima parte di questo semestre, mentre al prossimo (ed ultimo) saranno affidate le ultime cronache di Alfredo Chiantaretto riferibili al 1945.

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DESIDERIO DI LEGGEREZZA

C’è una prima coppia di articoli che mi pare colga uno degli aspetti essenziali di quel periodo: la “convivenza” delle esigenze primarie della collettività con il desiderio (di molti, se non di tutti) di trovare momenti di legittima spensieratezza. In questo ambito specifico, le “tradizioni teatrali” di Castellamonte giocano un ruolo primario.

«Una buona notizia finalmente: fra poco sarà risolto il problema che tanto assillava la popolazione, quello dell'acqua potabile. I lavori procedono alacremente, presto vi sarà l'immissione della conduttura centrale dell'acqua ricavata dal pozzo artesiano scavato nei pressi di San Bernardo. Verrà così presto a cessare quello stato di cose veramente increscioso ed insopportabile. Un altro problema però si impone per una risoluzione rapida: quello delle fontanelle pubbliche. È mai possibile che gli abitanti di via Massimo d'Azeglio e precisamente nella zona centrale (presso panetteria Bollato, Mezzano ecc.) debbano ricorrere alle due fontanelle site una vicino alla panetteria Garrolini, l'altra all'inizio dei portici, (distanti una dall'altra almeno 300 metri?) Così dicasi per San Grato. Gli abitanti di dette zone chiedono perciò che risolto il problema della quantità d'acqua erogata, vengano ripristinate le fontanelle già un tempo esistenti. Non ci si nasconde le difficoltà che si presentano alla Giunta ed all'Amministrazione Comunale, ma siamo certi che per una simile necessità la popolazione di Castellamonte risponderà come altre volte all'appello. Caso mai, perché non rivolgersi a chi potrebbe - volente o nolente - dare il buon esempio? A Castellamonte costoro non mancano».

Come vedete, Chiantaretto aspira ad essere qualcosa di più di un “arido cronista” e se la sua attenzione si sposta nella direzione del Teatro Sociale, ciò diviene ancor più evidente.

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RITORNO A TEATRO

«Dopo più di un anno di inattività forzata la Filodrammatica di Castellamonte ha ripreso le sue belle tradizioni con la rappresentazione di “Eva in vetrina”, commedia in tre atti di Guglielmo Giannini. Con molta simpatia era stato accolto l'annuncio della recita e che l'incasso sarebbe stato devoluto alla Società Filarmonica per riparazione danni subiti durante l'occupazione nazifascista.

Il pubblico delle grandi occasioni che gremiva il teatro, con calorosi applausi manifestò il suo compiacimento e la sua ammirazione ed insieme il suo disappunto per il lieve incidente che lungi dal turbare la serata ne accrebbe la simpatia. Sul debutto basterebbe una sola parola: ottimamente; ma ci teniamo a rendere giustizia al merito di ciascuno. Un plauso anzitutto al bravo Perotti per la perfetta organizzazione della serata e per la sua regia (Caro Perotti tu eri nato per il teatro; chissà, anche Goldoni lasciò le pandette per seguire i comici…). Arte Perino, nella parte di Bettina, confermò le sue ottime qualità: studio, padronanza di se stessa, disinvoltura e soprattutto “scena”. Tino Vercellone preferiamo vederlo nelle parti cosiddette caratteristiche briose, anziché nella parte di giovane innamorato: nonostante ciò ha sostenuto molto bene la sua parte Dario Poletto, che nel primo atto ci convinceva poco, ha superato se stesso nel secondo e terzo atto, dandoci effettivamente l'impressione del cambiamento radicale che si opera in Ferdinando Rosati. La figura del professionista coscienzioso e scrupoloso che deve giocare d'astuzia e corazzarsi di una buona dose di fermezza dinanzi ad un avversario quale una donna scaltra, quasi spregiudicata, ma dotata di un senso di equilibrio e di buon cuore, è stata bene sostenuta da Ugo Milani: gli applausi a scena aperta ne fanno fede. Di Vittorio Caralli (il portinaio), reduce dall'internamento in Germania il pubblico ha salutato la ricomparsa sulla scena con calorosi applausi, dandogli il benvenuto per il suo ritorno in patria: evidentemente la prigionia non gli ha fatto perdere le sue doti di vera “macchietta”. Una piccola stonatura l’abbiamo riscontrata in Emi Bono perché (prendine nota Perotti) non è fatta per quella parte; come può adattarsi la sua natura esuberante di simpatica sbarazzina a quelle parti di “mezza età” gravi e compassate? Vogliamo vederla la prossima volta in una parte a lei adatta perché la Bono sa fare bene. Discreta l'interpretazione di Borella.

Un plauso meritatissimo all'orchestrina diretta dal Maestro Nubola, la quale ha dimostrato che Castellamonte possiede un'orchestrina che nulla ha da invidiare alle “famose” orchestrine di fuori per la valentia dei singoli, la delicatezza dell'esecuzione, la scelta del repertorio. Le canzoni sono state cantate dal tenore Fassio, sempre applauditissimo. Ci ripromettiamo di sentire l'orchestra Nubola sabato prossimo in occasione della veglia danzante che si terrà a scopo benefico nei locali della Casa della musica. Applaudiamo alle belle iniziative “nostrane” con la certezza che fra poco il teatro si gremirà nuovamente per assistere alla seconda interpretazione e vogliamo sperare che Perotti sceglierà nuovamente bene».

PEROTTI, MIO PADRE

Il Perotti in questione di nome faceva Giuseppe e complice il matrimonio con la suddetta Arte Perino, sarebbe qualche anno dopo diventato mio padre; più che sottolineare la parentela con lo scrivente contemporaneo, pare onesto segnalare che l’amicizia di Chiantaretto con il “regista” e la “prima donna” priva forse lo scritto del requisito della obiettività.

In compenso gli si deve dare atto, anche ottant’anni dopo, di non aver paura di “farsi dei nemici a mezzo stampa”. Anche in questo caso una coppia di articoli si presta alla bisogna.

ZERO PELI SULLA LINGUA

«Non siamo, no, i più entusiasti ammiratori di certa arte ‘900. La Palestra Ginnastica, che con una certa stonatura adorna Piazza Umberto in modo particolare, non ci piace. Questione di gusti, ma è così. Tuttavia insorgiamo contro quelle canaglie che, per spirito vandalico, rovinano, anzi se ne servono per ogni uso… fuorché a quello prefisso.

Un po' di sorveglianza, e acciuffare i colpevoli e dagli una bella lezione! A proposito, non sarebbe bene che si rimettesse in buon ordine ed in efficienza il locale al fine di dar agio alla gioventù castellamontese di ritemprare liberamente le sue possibilità agonistiche o adibirla a qualche altro più utile scopo?».

Del secondo credo opportuno fornire anche il titolo

“Categoria scomparsa…ma vivente”.

«Castellamonte ha, purtroppo, un primato per nulla invidiabile, vergognoso anzichenò, che speriamo di cancellare quanto prima se non ci mette la coda il diavolo. Troppi fascistoidi, troppi repubblicani, troppi collaborazionisti e spioni, profittatori in malafede, prepotenti della più bell'acqua, mestatori del torbido, ammalati di… autoritarismo. Purtroppo, dicevamo, ma è così. Si potrebbe pubblicare la lunga sfilza di nomi, illustra il curriculum vitae dei maggiorenti, esaltarne gli sporchi meriti, ma manca lo spazio ed occorrerebbe stampare un intero opuscolo.

Quello che spiace di più è questo: i più famosi, superato un certo periodo di incubazione, sono saltati fuori dopo aver cercato e trovato protezione e appoggi e hanno ripreso a circolare, hanno messo nuovamente il naso in certe faccende di carattere pubblico come pure in certi locali di divertimento con aria, se non spavalda, certamente di sussiego come per dire: ci siamo ancora noi! Che faccie…!»

Coraggioso o sfrontato, questo Alfredo Chiantaretto? Vi lascio decidere; per farlo con qualche elemento in più, leggete ancora questo:

«Gli industriali, i quali fino al 25 aprile del 45 cercavano in tutti i modi di dimostrarsi fascistissimi: inviti a federali, fasci da tutte le parti, divise e berretti con tre aquile, saluti super romani, telegrammi a serie, offerte pro “piombo al nemico”, questi cari industriali, dicevamo, non sarebbe bene invitarli a dare oggi, in segno di giubilo per la vittoria partigiana, una discreta somma a potenziamento della locale “Fondazione Solidarietà Nazionale”?

Chissà quale faccia faranno gli industriali di Castellamonte davanti a questa proposta? “Ciccia” diranno, e penseranno nostalgicamente i bei tempi del beato fascismo».

I castellamontesi del 1945 probabilmente già sanno, grazie all’inossidabile passa-parola, che il Notaio Luigi Forma, dopo il ritorno dai campi di prigionia tedeschi del figlio Renzo, ha deciso fosse giunto il momento di privilegiare gli interessi familiari sulle responsabilità civiche. Rinuncia alla carica di sindaco e poiché ogni ipotesi di poter affidare al volere popolare la scelta degli amministratori locali è sicuramente prematura nell’anno in corso, tocca ancora alle forze politiche che si unirono nel Comitato di Liberazione Nazionale fornire le opportune indicazioni.

IL DOPO FORMA

In questo particolare caso la “cronaca” che Chiantaretto trasmette alla Sentinella per la pubblicazione è assolutamente asettica.

«È stata presentata alla convalida del Prefetto la lista dei componenti la nuova Giunta Comunale. Saranno assessori effettivi Bertotti Battista (Partito Socialista); Bolognesi professor Giovanni Battista (Partito Liberale); Ferrero Antonio (Partito Democratico Cristiano); Cola Pierino (Partito d'Azione); Rinaldi Giovanni (Partito Comunista). Fungeranno da Assessori supplenti (estratti a sorte tra i proposti dai cinque partiti): Cattaneo Gabriele (Partito Democratico Cristiano) e Tira Giacomo (Partito Comunista). I cinque Assessori effettivi all'atto dell'insediamento eleggeranno tra di loro il sindaco».

Come sia andata lo vedremo a breve, nella prossima puntata.

Attilio Perotti, di Castellamonte, è l’autore di questo articolo. Ma chi è Attilio Perotti? Nel suo lontano passato ci sono Radio Punto Zero e la Virtus Meroni, in questo secolo l’Archivio Audiovisivo Canavesano. In pensione dal 2017 dopo le “militanze” al XXV Aprile di Cuorgnè e all’Istituto Faccio di Castellamonte (all’epoca orgogliosamente autonomi), si onora del titolo di presidente del Consiglio di Biblioteca della sua Città. È attualmente in vendita nelle migliori librerie del Canavese il frutto dell’ultima ricerca, dedicata alla figura di Ugo Fedeli; il titolo è “La Bilancia del Popolo”, l’editore Atene del Canavese. La bilancia del popolo, suo approfonditissimo lavoro, racconta un anno nella vita di Ugo Fedeli, nato a Milano nel 1898 e morto a Ivrea nel 1964, che per le sue idee fu costretto all’esilio negli Anni Venti e, successivamente, a un decennio di privazione di libertà nell’Italia fascista. Una narrazione interessante, che si colloca nell’Abruzzo appena liberato dagli Alleati, in cui lui si ritrova sindaco di Bucchianico, piccolo Comune della provincia di Chieti. Di quell’anno da primo cittadino Perotti ricostruisce una vicenda unica nel contesto della Seconda guerra mondiale.Per la Sentinella, ha ricostruito l’estate del 1945 a Castellamonte attraverso documenti dell’archivio Forma e le cronache dell’epoca della Sentinella del Canavese.

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