Prosegue l’iter per l’ampliamento del parco nazionale del Gran Paradiso
CERESOLE REALE. Prosegue l'iter per le nuove adesioni al Parco nazionale del Gran Paradiso, da Pont Canavese a Ingria, da Sparone a Groscavallo. Si attendono le ultime integrazioni e le conferme dall'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, per poter fare i passi successivi. Dopo il primo incontro positivo, la lunga procedura di adesione dei Comuni, canavesani e non, prosegue tra i complessi passaggi della burocrazia.
La procedura va avanti
A raccontarlo è il presidente dell'Ente Parco Mauro Durbano: «Si tratta di processi lunghi e complessi, che richiedono molto tempo. Sicuramente in autunno ci saranno sviluppi in tal senso e si potrà poi pensare al tassello successivo, il passaggio alla Conferenza Stato-Regioni, anche se verosimilmente potrà essere coinvolta soltanto la Regione Piemonte, dal momento che i quattro Comuni che hanno fatto richiesta per essere annessi si trovano tutti nel versante piemontese del Parco. Il quadro si potrà poi concludere, se tutto andrà per il verso giusto, con il decreto del Presidente della Repubblica. Quando avverrà, si tratterà di un momento importante, perché sin dalla fondazione, avvenuta nel 1922, non vi è mai stato un altro ampliamento per il Parco nazionale del Gran Paradiso».
Ingria, Sparone e Groscavallo si erano mossi già ad ottobre 2024, mentre Pont Canavese si era unito agli altri Comuni nel febbraio di quest'anno. Per i 4 paesi si tratta di proporre l’inserimento di aree montane, lontane dai centri abitati e con un interesse ambientale e di biodiversità notevole. Confini più ampi servirebbero anche a collegare meglio le aree naturalistiche con quelle oltre regione e oltralpe, il parco valdostano del Mont Avic e quello francese della Vanoise, e ad aumentare l’attrattività e i flussi turistici.
I territori proposti per l'ingresso rappresentano luoghi da tutelare per la biodiversità del Parco: «Per il Servizio scientifico del Parco sono decisamente rilevanti – continua il presidente –. Non solo Groscavallo con la colonia di 400 stambecchi e la nidificazione dei gipeti, ma anche gli altri tra Ingria, Sparone e Pont con i loro castagneti e le nuove specie di insetti. Inoltre, in attesa dei tempi ministeriali di risposta, l’ampliamento dei confini delle aree protette rientra nell’obiettivo, da ottenere entro il 2030, di arrivare al 30% del territorio nazionale, superando il 21% attuale».
La sede operativa
Nel frattempo prosegue anche la raccolta firme avviata la scorsa estate da ceresolini e non per avere una sede dell'ente in paese.
Anche in tal senso ci sono risvolti positivi: «Non procede soltanto la raccolta delle firme tra i cittadini, ma va sottolineato che lo statuto del Parco prevede la presenza di una sede operativa nelle località principali – continua Durbano –. Stiamo lavorando in tal senso: mentre la sede legale dell'ente resterà a Torino e quella amministrativa continuerà ad essere ad Aosta, prevediamo l'apertura di due nuove sedi operative. Una a Ceresole Reale e una a Valseverenche. I tempi sono in via di definizione, ma la speranza è che si possa arrivare al risultato entro quest'anno. Le due sedi operative saranno dedicate alla ricerca scientifica, che è tra le missioni principali del Parco, come dimostra la continua collaborazione con l'Università di Torino e i suoi ricercatori, impegnati a valutare anche l'impatto dell'uomo sull'ecosistema del nostro territorio. A questo proposito, la sede operativa di Ceresole sarà dedicata alla ricerca sugli impollinatori, mentre quella valdostana sarà un centro dedicato all'acqua e alla biodiversità».