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Gobbo d’Oro a “Ciao bambino” storia d’amore e disperazione

È andato a “Ciao Bambino” – un racconto oscuro, girato in bianco e nero, che parla di amore e disperazione nel sottobosco criminale napoletano – il premio come Miglior Film del Bobbio Film Festival 2025, il prestigioso appuntamento cinematografico ideato dal maestro Marco Bellocchio che, sotto le stelle di San Lorenzo, ha decretato tutti i vincitori di questa 28esima edizione.

la miglior pellicola

Il Gobbo d’Oro per la miglior pellicola è stata consegnato al regista Edgardo Pistone – qui alla sua (già memorabile) opera prima – grazie alle vicende di Attilio, un diciassettenne del Rione Traiano a Napoli, che dopo l’uscita dal carcere del padre accetta di proteggere Anastasia, una giovane prostituta dell’Est Europa: tra i due nascerà un sentimento che obbligherà Attilio a scegliere tra l’amore per lei e il debito morale verso il padre, mettendo a rischio la propria libertà e la propria vita. A convincere la giuria del festival – composta dai partecipanti al corso di critica cinematografica “Il Critico cinematografico: dalla visione alla recensione” – è stato lo stile registico (vicino al neorealismo, ma calato nel contemporaneo) adottato da Pistone, capace di amplificare intensità, poeticità e universalità delle emozioni: “Il regista – come recita la motivazione – evoca un immaginario urbano dai toni favolistici con la ricerca di uno stile registico personale che consegna un’opera prima di grande, chiaroscurale maturità cinematografica”.

Durante la cerimonia è stato poi assegnato il Premio Speciale Quotidiano Libertà che è andato “L’Oro del Reno” di Lorenzo Pullega, mentre Romana Maggiora Vergano (per “Il tempo che ci vuole” – opera autobiografica diretto da Francesca Comencini - grazie “A una prova attoriale intensa e delicata, capace di interpretare una donna insieme tenera e determinata, entrando in punta di piedi nelle vicende personali e restituendole con una verità emotiva profondamente viva”) e Guillaume Canet (per “Le Déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta” di Gianluca Iodice, “Per la sua dimensione poliedrica e per l’abilità di restituire la complessità di un personaggio profondo seppur confinato nella rigidità del suo ruolo storico”), hanno vinto il Premio Fondazione di Piacenza e Vigevano, rispettivamente come Miglior attrice e Miglior attore. Il Premio del pubblico – Città di Bobbio (decretato dagli abbonati del Festival) è andato a “Zamora”, l'esordio registico di Neri Marcorè su un ex contabile di una fabbrica di Vigevano che va a Milano. —

GIACOMO ARICÒ

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