Ivrea, arrestato con 800 grammi di cocaina: «Avevo bisogno di soldi per lavori in casa»
IVREA. «Un uomo che si faceva chiamare Tony, mi ha chiesto se volevo guadagnare qualcosa in più in un bar a Ivrea, perché mi ha sentito lamentarmi con i miei amici che io e mia moglie avevamo comprato la casa in cui vivevamo, dovevamo fare dei lavori ma non potevamo permettercelo ed eravamo costretti a un doppio impiego».
La seconda attività di Shubert Bici, 47 anni, nato a Durazzo ma residente a Palazzo Canavese, era però lo spaccio di cocaina secondo i carabinieri della stazione di Strambino che lo hanno arrestato in flaganza di reato lo scorso martedì 12 agosto.
L’uomo, difeso d’ufficio dagli avvocati Giada Meschinelli e Andrea Danni, si trova ai domiciliari in casa sua a Palazzo Canavese.
Ieri, giovedì 14 agosto, è comparso di fronte alla gip Lucrezia Natta, che ha confermato la misura chiesta dal pm Mattia Cravero degli arresti domiciliari. La moglie dell’uomo, 38enne, è stata denunciata.
Bici si è difeso sostenendo di aver accettato soltanto di tenere la droga in casa per conto di Tony, Emilio e di altre persone che conosceva soltanto per nome. I carabinieri dentro l’abitazione hanno trovato oltre 800 grammi di cocaina e 117 di hashish. Un sequestro di una mole così importante di droga, sul territorio, non si vedeva da tempo.
Secondo i carabinieri, invece, i due erano gli spacciatori del lago Sirio.
L’attività investigativa, infatti, scaturisce a seguito dei controlli che i militari dell’Arma stanno effettuando in questo periodo estivo intorno allo specchio d’acqua eporediese, dove molte persone sono state segnalate alla Prefettura di Torino come assuntori di sostanze stupefacenti.
«Ho cominciato a maggio-giugno - ha spiegato ancora Shubert Bici alla giudice - e ho ricevuto mille euro al mese, circa, come compenso. All’inizio mi avevano chiesto di acquistare della droga, ma io ho risposto di non avere soldi per farlo. Così mi hanno chiesto di tenerla per loro. In casa arrivavano pacchi da un chilo. Poi mi dicevano di preparare 100 grammi e io li confezionavo. Poi una persona al bar, mi ha chiesto dell’hashish e io ho chiesto se si poteva fare qualcosa, altrimenti l’hashish non arrivava con i pacchi».
Oltre alle sostanze stupefacenti sono stati trovati in casa di Bici un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento e 4.500 euro in contanti probabilmente frutto dell’attività di spaccio, che non è esclusa neanche se l’uomo, davvero, la tenesse semplicemente in casa, visto che poi era a conoscenza delle finalità dei criminali di cui si sarebbe messo al servizio, anche volendo accogliere la sua versione.
L’uomo ha comunque deciso di rendere dichiarazioni, invece di scegliere il riserbo del silenzio in sede preliminare.
Il 47enne ha spiegato di lavorare come Oss in una residenza per anziani del territorio. E anche per permettergli di recarsi al lavoro, la giudice ha accordato gli arresti domiciliari.
Proseguono le indagini dei carabinieri della Compagnia di Ivrea per chiarire eventuali connessioni con il resto della malavita locale e debellare il fenomeno dello spaccio.