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Detenuto 53enne si toglie la vita in carcere a Benevento. I sindacati: “Per il ministero della Giustizia è diventato naturale morire in cella”

A Ferragosto, un detenuto di 53 anni, in carcere da quattro giorni nell’istituto penitenziario di Benevento, si è suicidato. A quanto si apprende, recidendosi la giugulare. Un altro, 55enne, italiano, che scontava l’ergastolo, è deceduto lo stesso giorno, nel pomeriggio, presso la Casa Circondariale di Civitavecchia in circostanze da accertare. Ancora in serata, un terzo recluso, egiziano, di soli 19 anni, tratto in arresto il 14 agosto, ha tentato di impiccarsi nella settima sezione del carcere romano di Regina Coeli e, soccorso ancora in vita, è stato trasportato in ospedale in condizioni molto critiche.

Questo il tragico bollettino del Ferragosto carcerario. “Ogni suicidio in carcere – commenta Samuele Ciambriello, garante dei detenuti in Campania – è una sconfitta della giustizia e della politica”. “Quello di Ferragosto – continua Ciambriello – è il quinto suicidio in Campania dall’inizio dell’anno. La macabra contabilità dei morti in carcere e di carcere, minimizzata dal Governo, rischia di essere una strage di Stato. Nell’indifferenza generale ogni morte in carcere è una sconfitta della giustizia e della politica populista e giustizialista. Invochiamo un sussulto della società civile, degli operatori della comunità penitenziaria, fatta di detenuti e detenenti”. “Una politica penitenziaria – conclude il garante regionale dei detenuti – che non sta funzionando, ci sono gravi carenze del sistema e non si fa nulla, solo retorica”.

“Per i vertici del ministero della Giustizia è diventato naturale morire in carcere. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) non ci si chiede come mai si muoia negli istituti di pena, perché potrebbe disturbare le ferie ed interrompere la pausa estiva degli uffici”. Così il segretario generale Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria) Leo Beneduci commenta l’ennesima stagione di morte nelle carceri italiane. “Un tempo d’estate si contavano i cani abbandonati. Oggi i vertici del Ministero e del Dap, contano da remoto e apparentemente si confondono sui numeri dei suicidi. L’enigma è: 50 o 54? Non si sa nemmeno il numero esatto. Mentre i palazzi del potere si svuotano per le ferie, nelle celle si continua a morire e nelle sezioni detentive sono solo i poliziotti penitenziari, molti di meno di quelli che dovrebbero essere, ad essere esposti a rischi e responsabilità. Però le vite umane non vanno in vacanza”, commenta Beneduci.

L'articolo Detenuto 53enne si toglie la vita in carcere a Benevento. I sindacati: “Per il ministero della Giustizia è diventato naturale morire in cella” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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