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“Via il film su Carmelo Bene da Venezia”: l’antifascismo senza fascismo e la polemica di Fulvio Abbate contro Buttafuoco

Come regola va data prima la notizia: Fulvio Abbate chiede a Franco Maresco di ritirare il suo film, «un film fatto per Bene», dalla Mostra del cinema di Venezia, che ripercorre la storia del grandissimo attore del nostro teatro. Il motivo? L’intervista di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, ad Aldo Cazzullo, definita da Abbate: «Incommentabile». Abbate cita, «il pittore Gastone Novelli che nel 1968 si rifiutò di esporre le sue tele contro la mostra». Anche quella fascista, ovviamente.

Le parole di Buttafuoco

«Già il fascismo non fu fascista per come lo racconta la pubblicistica di oggi; figurarsi cosa possano indovinare questi riguardo alla mia persona», ha detto Buttafuoco nell’intervista a Cazzullo, ricordando anche lo scoop con Norberto Bobbio che gli rivelò il suo passato nel regime. Ma in un presente di scandalismo artificiale persino una confessione cosi liberale viene scambiata per una sorta di resurrezione di camicie nere. Davvero incommentabile.

Da Scelba a Meloni tutti fascisti

Fulvio Abbate ha scritto diversi libri. Alcuni molto belli, altri meno, come capita a tutti gli scrittori. Ma la compulsione di cedere all’antifascismo senza fascismo lo ha pervaso sino a chiedere un gesto provocatorio. Che, se compiuto, sarebbe un’abile operazione di marketing. Dal 1946 a oggi il fascismo immaginario ha assunto volti diversi: da Scelba (che in realtà introdusse proprio la legge che sanzionava i saluti romani), a quasi tutti i governi Dc, fino a Craxi. Con la seconda Repubblica si è passati da Berlusconi a Meloni. Tutti “fascisti” sulla terra di un’immaginazione fruttuosa e pilotata.

Un suffisso insopportabile per un intellettuale di spessore

L’autorevolezza di Buttafuoco è data dalle sue produzioni editoriali e culturali, dal suo spirito critico e provocatorio, dalla collaborazione con giornali di sinistra. La Biennale, lungi dall’essere una parata di nostalgici in fez, ospita autori di primo livello. Sarà inaugurata da Paolo Sorrentino. Insomma, non c’è traccia di fascismo, ma c’è sempre una fessura per il suffisso anti che ha ancora una certa popolarità.

Carmelo Bene amerebbe Buttafuoco

Guarda caso, il film da ritirare sarebbe proprio quello sul più anticonformista e istrionico protagonista del nostro teatro: Carmelo Bene. Indecifrabile e imperscrutabile, anarchico e mattatore, simulatore e sincero. Un uomo che oggi certamente amerebbe Pietrangelo Buttafuoco e la sua verve originale. Sicula e saracena.

Il sogno utopico di cancellare il ventennio

Il sogno utopico sarebbe quello di cancellare il Ventennio. Un sogno condivisibile solo nella misura in cui finisse questa ricerca spasmodica dei fantasmi, di una macroscopica Loch Ness che, però, fabbrica libri e film che hanno successo, forma le nuove generazioni non in virtù di un’identità propria ma di un consommè sapido. Allora cerchiamo insieme di strappare dalla storia quei 20 anni (o 23). Ma se cosi fosse finirebbe l’antitesi che è l’unica identità possibile senza tesi.

Nostalgismo? Si, del Pci

Leggendo ciò che scrive Abbate (che non avrebbe bisogno di deviazioni mediatiche perché rimane uno scrittore bravo) sale il nostalgismo. Ma non del “nero di seppia” da impero. Semmai del Pci. Che dialogava con i missini nel dopoguerra, che pur avendo una struttura confessionale e dogmatica rivendicava una sua identità e che organizzava la società con una prospettiva di massa autentica (giusta o sbagliata che fosse). Se si vive di antitesi, diceva Leonardo Sciascia, si soccombe quando la tesi contestata viene a mancare.

L’autopromozione e il nemico immaginario

Ricapitolazione: il fascismo è morto 80 anni fa. Il fascismo secondo i più grandi studiosi italiani e stranieri non era di destra ma nacque e morì all’interno del socialismo. Con le sue parentesi tragiche. Però ancora tira come argomento. È un evergreen seriale, come i delitti di Jack lo Squartatore. Fa vendere. E rischia di diventare “pubbliciteria”, come disse in una canzone Enzo Jannacci.

 

 

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