Milano, l’estate di chi non può permettersi una vacanza: “Lavoro ma in questa città uno stipendio medio non basta più”
Alle dieci di mattina del sabato 16 agosto di fronte alla piscina comunale Romano c’è già la coda. La piscina è una dei tre impianti comunali aperti in questi giorni di caldo record. Ed è presa d’assalto da chi è rimasto a Milano. “È sempre bella piena perché ormai si fa fatica ad andare in vacanza” racconta un signore mentre sta entrando. “Gli ultimi due anni d’estate ero andato in Francia in ferie – racconta l’uomo – quest’anno non ce la faccio più. Eppure ho un lavoro a tempo indeterminato con un figlio e mia moglie”. E così l’estate la si passa qui in uno dei soli tre impianti comunali aperti in tutta la città. E che diventano per chi rimane l’unica possibilità di trovare svago e refrigerio. “Non vado in vacanza perché non riesco a permettermelo più” racconta una donna impiegata come segretaria con uno stipendio “troppo basso per vivere a Milano”.
La scorsa estate, il collettivo Sai Che Puoi la scorsa estate ha lanciato la petizione Milano Balneare raccogliendo in un anno oltre diecimila firme per chiedere la riapertura delle piscine a tariffe comunali e per rendere balneabili il lago del Parco Nord e la Darsena. “Per decenni – si legge nella petizione – Milano ha garantito a chiunque spazi pubblici per il refrigerio e la socialità: i centri balneari comunali, dove a tariffe popolari si poteva trascorrere l’estate in città. Tre su quattro di questi luoghi storici – Lido, Scarioni e Argelati – sono chiusi da anni, però, e rischiano di essere trasformati in spazi privati, accessibili solo a pochi “.
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