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Ucraina, il piano di pace italiano conquista Trump: la via per l’accordo? “È la proposta Meloni”. Fazzolari: c’è uno spiraglio, Putin è in difficoltà

Se ne è parlato ieri, e si è ribadito ancora oggi: un cauto spiraglio di pace si apre nel conflitto russo-ucraino, nonostante il carico da undici calato da Putin – o mossa disperata da calcio d’angolo in zona Cesarini? – sulle richieste per un’intesa possibile e la conseguente indignazione scatenata in Zelensky. La speranza, o quantomeno la possibilità di una soluzione, arriva dalle parole di Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che in un’intervista al Corriere della Sera ha commentato il recente incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska. Un vertice che, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, avrebbe messo sul tavolo la proposta avanzata tempo fa dalla premier Giorgia Meloni.

«Non parlerei di ottimismo. La situazione è molto complicata, ma adesso almeno c’è uno spiraglio» per la soluzione del conflitto russo-ucraino. Così Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’attuazione del programma, spiega, commentando in un’intervista al quotidiano nazionale l’incontro di Ferragosto tra Trump e Putin in Alaska. Una conversazione giornalistica, con tanto di argomentazioni e spiegazioni, in cui il braccio destro della premier si dice orgoglioso del fatto «che la principale ipotesi oggi sul tavolo, fatta propria anche da Donald Trump, sia la proposta avanzata tempo fa da Giorgia Meloni».

La soluzione “made in Italy” per la sicurezza di Kiev

Il riferimento è alle garanzie di sicurezza per Kiev, basate «su un accordo tra una serie di Stati occidentali che ricalchi l’articolo 5 della Nato, cioè l’intervento di tutti i sottoscrittori in caso di aggressione di uno dei membri, ma senza l’ingresso di Kiev nell’Alleanza atlantica. Sarebbe utile anche all’Ue, vista la forza dell’esercito ucraino. Ed è un modo per smascherare Putin».

La debolezza del Cremlino: «Putin in grande imbarazzo»

Secondo Fazzolari, infatti, a spingere il Cremlino verso il negoziato sarebbe la grande difficoltà in cui si trova al momento il regime russo. «A differenza di quanto racconta la sua propaganda», Putin «è in grande difficoltà». «A oggi – spiega e sottolinea il sottosegretario concentrandosi sulle difficolta da parte di Mosca per un’intesa sulla fine della guerra, che nascono proprio da parte russa – il principale ostacolo a un accordo di pace sorge, per paradosso, dalla debolezza della Russia».

E ancora. «A settembre 2022 Putin ha dichiarato l’annessione di quattro regioni ucraine arrivando persino a modificare la Costituzione per inserirle formalmente all’interno della Federazione russa. Ma – prosegue nella sua analisi Fazzolari – a distanza di tre anni, non è riuscito a prenderne il controllo. È chiaro che a questo punto è in grande imbarazzo: come può spiegare che non solo non è riuscito a conquistare Kiev, ma non è in grado neppure di prendere il controllo dei territori annessi sulla carta?».

Ucraina, Alaska e Putin: gli interrogativi emblematici e le risposte di Fazzolari

Interrogativi emblematici, quelli che pone il sottosegretario, che mettono l’accento su un sospetto di imbarazzo da parte di Putin, che spingerebbe lo zar a cercare una via d’uscita, rendendo la sua posizione meno rigida e aprendo a possibili compromessi che, fino a poco tempo fa, sembravano impensabili. A questo punto dell’intervista, allora, la domanda che il giornalista rivolge  allora a Fazzolari, sorge spontanea: «Ma quindi perché Trump ha trattato Putin con tanta deferenza?».

«Se potesse aiutare la pace, ben vengano uno, due, tre tappeti rossi»…

La risposta fa chiarezza e sgombera il campo da inutili illazioni e demagogismi di sorta tanto cari alla sinistra. «Probabilmente perché, da uomo di affari, ha intuito una chiave per convincerlo». Quale chiave? «Fargli salvare la faccia. Le lusinghe internazionali e la ribalta di immagine possono aiutarlo a rivendicare in patria una vittoria che sul campo non esiste. E se potesse aiutare la pace, ben vengano uno, due, tre tappeti rossi».

Pace in Ucraina e post Alaska, Fazzolari: «Le condizioni le deve decidere Kiev»

Ma, è l’ultimo interrogativo amletico, pace a quali condizioni? «Le condizioni le deve decidere Kiev – replica tranchant Fazzolari –. La premessa sono concrete garanzie di sicurezza, come quelle previste dalla proposta italiana. Un punto di caduta accettabile potrebbe essere che Kiev non riconosca la sovranità della Russia nei territori occupati, ma accetti di cessare le ostilità. Provando a riconquistarli solo per via diplomatica, e non militare».

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