Le cure della dottoressa pavese Emanuela Longa nel trionfo mondiale delle ragazze dell’Italvolley
Una pavese sul tetto del mondo con la nazionale di pallavolo femminile italiana. Emanuela Longa, nata a Broni, classe 1982, è la dottoressa del team azzurro campione mondiale. E’ stato il ct Julio Velasco al suo arrivo in nazionale, prima della Olimpiadi, a sceglierla per lo staff medico. Dal marzo dello scorso anno, con la cavalcata sino all’oro dei Giochi, il rapporto è continuato, e la dottoressa Longa ha fornito il suo prezioso contributo nella medaglia d’oro conquistata ai Mondiali, evento che non accadeva da 23 anni.
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Cosa ha provato?
«Una gioia immensa, il coronamento di un sogno e di un lavoro iniziato il 31 marzo e che ci ha fatto girare per mezzo mondo. Ora però c’è un problema, io ho giocato a pallavolo e i miei sogni nel cassetto erano di vincere mondiali ed olimpiadi, cosa che ho realizzato col mio lavoro, d’altronde ho voluto specializzarmi in Medicina dello sport col sogno di vincere tutto e ci sono riuscita. Ora devo riordinare il cassetto e cercare nuovi sogni, un privilegio concesso a pochi».
Come sono state semifinale e finale viste dalla panchina?
«La semifinale è stata una sofferenza per deboli di cuore. Abbiamo dovuto intervenire su Sarah Fahr che si era infortunata alla caviglia destra nel riscaldamento. Poi è toccato ad Alessia Orro che durante il primo set si è girata la caviglia destra e via di corsa a rimetterla in sesto. Con queste premesse siamo arrivati a 13 pari nel tie break, che abbiamo vinto».
E la finale?
«Al confronto eravamo rilassati (ride..). Dopo la semifinale siamo andati al controllo antidoping sino a mezzanotte, poi abbiamo lavorato con Fahr e Orro sino al mattino, saremo andati a letto alle 3.30. Sveglia e di nuovo a lavorare per avere al meglio le due giocatrici, con la tensione e l’ansia per fare un bel lavoro. Chiaro che alla partita, nonostante fosse in bilico, eravamo più tranquilli».
Il ct Velasco dopo la vittoria ha elogiato il vostro lavoro.
«Lavorare con lui è il massimo. E’ un uomo autorevole, uno che pretende tanto, che è chiaro nei rapporti e che lascia spazio ai collaboratori, pur volendo sapere tutto».
In tanti mesi lontano da casa,ha mai avuto nostalgia?
«Si, lo confesso, a luglio, quando siamo tornati a casa per qualche giorno di vacanza, per poi ripartire. Mi sono però subito messa a lavorare con passione, senza contare che con lo staff e la squadra si è creato un bellissimo gruppo, poi l’oro mondiale ripaga di tutto. A proposito anch’io ho ricevuto la medaglia d’oro».
Una gioia inaspettata? «Quando siamo atterrati a Malpensa, c’era moltissima gente che ci ha applaudito. E’ stato bello».
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Si concederà una vacanza?
«No, appena rientrata ho sostituito la dottoressa Antonella Ferrario che è partita per i mondiali di Tokyo con la nazionale di atletica, poi vorrei dormire e stare un po' con mio marito e i miei due figli. Torno però subito alla clinica Maugeri perché settembre è mese delle visite medico agonistiche».
MAURIZIO SCORBATI