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Omicidio Chiara Poggi, trovate otto impronte sulla spazzatura di via Pascoli

GARLASCO. La traccia biologica trovata sulle unghie di Chiara Poggi potrebbe essere frutto di contaminazione. E visto che proprio su quella traccia si basa la riapertura dell’inchiesta sul delitto di Garlasco bisogna escludere l’ipotesi di un possibile inquinamento prima di procedere al confronto con il Dna di Andrea Sempio, il commesso di 37 anni amico del fratello della vittima e unico indagato nell’inchiesta bis dei pm di Pavia Stefano Civardi e Giuliana Rizza. Per questo motivo i periti che stanno lavorando all’incidente probatorio, cioè alla maxi analisi genetica disposta dalla giudice Daniela Garlaschelli, hanno chiesto più tempo rispetto alla scadenza fissata per la consegna della perizia, a metà settembre. Tanto più che mancano, ancora, altre verifiche sulle impronte: ieri, giorno in cui è ricominciato l’incidente probatorio in questura a Milano, ne sono state trovate otto sui rifiuti rinvenuti la mattina del delitto nella pattumiera di casa Poggi, in via Pascoli.

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Impronte utili?

In particolare, sei impronte sono state evidenziate sul sacchetto di cereali e due sul sacchetto azzurro della spazzatura. Nessuna, invece, sul piattino di plastica (dove fu trovato il Dna della vittima) e nessuna sull’etichetta del brick di Estathe, dove venne rilevato il profilo genetico di Alberto Stasi, il fidanzato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere. Le impronte sono tuttavia parziali e quindi si deve ancora verificare la loro utilità per le indagini. Solo se “leggibili” per un confronto si potrà tentare di attribuirle a qualcuno. La maxi perizia, affidata alla genetista Denise Albani e al dattiloscopista Domenico Marchigiani, si sta rivelando, quindi, più complessa del previsto e per questo quasi certamente slitterà in avanti l’udienza conclusiva in tribunale che era stata in precedenza fissata dalla giudice Garlaschelli per il 24 ottobre. La giudice ha deciso di incontrare periti, consulenti e avvocati in una udienza a breve, il 26 settembre, per discutere proprio dei tempi e stabilire un calendario delle attività ancora da portare avanti.

Il Dna sulle unghie

Il punto cruciale, ancora va indagare, resta la questione del Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi: non è ancora chiaro se sia utilizzabile né se possa essere attribuito a Sempio, come avevano invece dichiarato i consulenti della Procura, Carlo Previderè e Pierangela Grignani. Mancano infatti i dati originali analizzati nel 2014 dal professor Francesco De Stefano, perito dell’Appello che condannò Stasi. Per ora sono disponibili solo i risultati del Ris di Parma, che li hanno inviati alla perita Albani nei giorni scorsi.

Lo stesso lavoro dei consulenti della Procura era stato fatto non sulla base di reperti esistenti (le unghie non sono più a disposizione, perché si sono consumate nel corso degli accertamenti), ma sulla base della fotografia dei dati. La perita vuole invece procedere al confronto avendo a disposizione quantomeno i dati originali.

La garza contaminata

La gip Garlaschelli potrebbe decidere anche di ampliare gli approfondimenti sulla garza inquinata durante l’autopsia, chiedendo che sia una parte terza (la perita Denise Albani) a identificare il morto a cui è riconducibile la contaminazione, già accertata comunque dalla Procura e che sembra mettere d’accordo tutte le parti. Nell’udienza del 26 settembre si potrebbe, poi, discutere anche dell’impronta 33, la traccia trovata sulla parete delle scale dove è stato trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi. Secondo la difesa dell’indagato e per l’esperto incaricato dalla famiglia Poggi non è attribuibile a Sempio, mentre per i legali di Stasi le fotografie consentono di dire che è l’impronta di Sempio mista a sangue e sudore, sebbene il test per rilevare il sangue abbia dato esito negativo e gli stessi pm hanno escluso la possibilità di parlare di tracce ematiche avendo a disposizione solo le immagini.

Il consulente dei Poggi: «Materiale ben conservato ma tutto da analizzare»

«Dopo un’estate di suggestioni siamo tornati a occuparci di cose serie alla presenza dei periti, come sempre ineccepibili». Dario Redaelli, presente ieri all’incontro in questura a Milano, è consulente della famiglia Poggi insieme al genetista Marzio Capra. Sulle impronte trovate sui rifiuti si è limitato a dire che «il materiale è stato conservato bene», riferendosi ai resti della spazzatura. «Ma ora bisognerà capire se è possibile attribuirle, servirà tempo», secondo l’avvocato della famiglia della vittima, Gianluigi Tizzoni. Ancora più lunghi i tempi dell’indagine, che non dovrebbero però superare i 18 mesi. Visto che l’inchiesta è stata riaperta a gennaio, significa che gli inquirenti dovrebbero tirare le somme entro la tarda primavera del prossimo anno, anche se fonti vicine alla procura prevedono tempi più brevi, entro gennaio. Molto dipenderà, comunque, dal deposito della relazione dei Ris di Cagliari sulla ricostruzione in 3D della dinamica del delitto e dalla relazione di Cristina Cattaneo, la patologa forense nominata dalla Procura per riesaminare le cause della morte di Chiara Poggi e approfondire la natura dell’arma del delitto.

La difesa dell’indagato: «Sempio stanco, zero riscontri di un suo ruolo nell’omicidio»

«Da questo incidente probatorio finora non è emerso nulla a carico del mio assistito. Andrea è tranquillo, per quello che può essere ovviamente, ma anche stufo di tute queste indagini su di lui. Tutto quello che devono accertare lo accertino in fretta». Angela Taccia, che insieme al collega Massimo Lovati difende Andrea Sempio, unico indagato nell’inchiesta bis sul delitto di Garlasco, ha partecipato ieri alla ripresa dell’incidente probatorio in questura a Milano, con il proprio consulente, l’ex Ris Luciano Garofano. Che all’uscita dalla questura, parlando delle otto impronte trovate sui rifiuti della casa di via Pascoli, ha dichiarato: «Vanno confrontate, ma in funzione degli esiti del Dna, che hanno confermato tracce della vittima e del fidanzato, sembra più probabile che possano essere di Chiara Poggi e di Alberto Stasi».

Dalla maxi perizia ancora in corso, che riguarda indagini genetiche ma anche sulle impronte digitali, finora non sono emersi riscontri di un coinvolgimento di Andrea Sempio nel delitto, anche se, va detto, manca la parte più importante, da dove l’indagine era partita: il confronto tra la traccia biologica trovata sulle unghie di Chiara Poggi e il Dna prelevato all’indagato. «Finora non è uscito nulla, però prima di cantare vittoria è sempre meglio fare un passo alla volta e attendere gli accertamenti», ha aggiunto Taccia, «sicura» che anche dall’esaltazione delle impronte latenti sui resti della spazzatura repertata nella villetta della famiglia Poggi a Garlasco «non potrà uscire niente a discapito del nostro assistito che, ripeto, è innocente».

La legale di Stasi: «sorpresa» per le impronte e l’invito alla prudenza

Per Giada Bocellari, avvocata insieme ad Antonio De Rensis di Alberto Stasi, il ritrovamento delle impronte sui rifiuti è invece una «sorpresa, perché trovate a 18 anni di distanza». Poi l’invito alla prudenza: «Ora dovranno essere valutate, non è detto che siano utili». Non c’è, però, solo l’incidente probatorio: la Procura sta indagando anche su altri versanti. «Sarà importante capire cosa ha fatto la Procura in questi mesi e cosa farà nei mesi prossimi», dice Bocellari, secondo cui l’indagine «è però ancora lunga e molto complicata, io invito sempre alla prudenza. Non mi piacciono le suggestioni». Poi l’invito al «rispetto per le persone coinvolte, anche Andrea Sempio, in una vicenda che è una tragedia». E Stasi, come sta vivendo questa indagine? «Con distacco – risponde la sua avvocata –. Stasi guarda al suo futuro e non ha in questo momento particolare interesse a seguire la vicenda». —

m. fio.

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