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Il doppiopesismo dell’Occidente

Nella notte tra il 09 e il 10 Settembre droni russi avrebbero sorvolato la Polonia, per poi essere intercettati e neutralizzati senza conseguenze. Il premier di Varsavia Donald Tusk ha prontamente evocato l’articolo 4 del trattato fondativo della Nato, in base al quale “le parti si consulteranno ogni volta che, a giudizio di una di esse, sia minacciata l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle sue parti”. 

Intanto, qualche migliaio di chilometri a sud-est, Israele ha attaccato l’ennesimo stato nazionale sovrano, il Qatar, senza che nessuno si sia rammaricato più di tanto. 

Dall’inizio della carneficina a Gaza nell’ottobre 2023, Israele ha attaccato Libano, Cisgiordania, Iran, Siria e Qatar. L’Occidente democratico e pacifista – pronto a immolarsi sull’altare della libertà ucraina – tace incredibilmente davanti a uno stato che da due anni viola con sistematicità il diritto internazionale. O al massimo cinguetta qualche bonario rimbrotto quando, di fronte allo sterminio di civili, l’indignazione dell’opinione pubblica supera il livello di guardia. 

Che la Nato e l’UE vogliano muovere guerra alla Russia, lo hanno capito tutti. D’altronde la Nato, fino al 2021, ha scelto di non favorire il dialogo fra Russia e Ucraina, e poi ha apertamente ostacolato la via diplomatica avviata a Istanbul nella primavera del 2022, a guerra appena iniziata. Per quanto riguarda l’UE, le sue intenzioni sono evidenti se non altro grazie al brillante nome dato al programma di riarmo avviato da Von Der Leyen&co “Readiness 2030”. Anzi, le élite europee sono state così garbate da avvisare Putin anche circa il periodo in cui converrà iniziare la terza guerra mondiale: guai se la Russia attaccasse prima del 2030, rischierebbe di trovarci impreparati. 

I motivi di questa tragica intenzione non è dato saperli, quelli veri, s’intende. Probabilmente afferiscono alla conversione di economie in crisi in fiorenti economie di guerra, alla stabilità di governi altrimenti pericolanti, e alla sopravvivenza di classi dirigenti che diversamente sarebbero spazzate via sotto il peso di un epocale fallimento politico e socio-economico. I motivi della propaganda sono invece chiarissimi da tre anni: la Russia è una minaccia, Putin è perfido e presto invaderà l’Europa con l’intenzione di conquistarla. E via dicendo. 

Insomma, il solo sospetto (privo di fondamenti tanto storici quanto politici) che la Russia sia determinata a invadere l’Europa è sufficiente a giustificare la terza guerra mondiale; mentre gli attacchi che Israele ha già perpetrato contro stati sovrani, oltre al genocidio del popolo palestinese, non bastano neppure a comminare sanzioni severe e generalizzate da parte dell’UE e degli Stati Uniti.

Il fatto che Israele abbia un sistema politico democratico, al contrario della Russia, non giustifica in alcun modo il doppiopesismo occidentale e chi usa questa argomentazione è molto ipocrita. Tenendo anche in conto che nell’UE c’è la democratica Ungheria, e nella Nato l’altrettanto democratica Turchia. 

L’idea che Putin abbia in mente la costruzione di un impero esteso dall’Atlantico al Pacifico è a dir poco inverosimile, mentre che Netanyahu abbia in animo di costituire la “Grande Israele” – uno stato che includa la Cisgiordania, la Striscia di Gaza, parti di Giordania, Libano e Siria, nonché, nelle interpretazioni più sfrenate, anche il Sinai e le Alture del Golan fino a lambire l’Arabia Saudita – è cosa dichiarata dallo stesso premier israeliano. 

Appare alquanto bizzarro che all’improvviso Putin abbia deciso di offrire alla Nato il pretesto per accelerare la preparazione all’imminente guerra mondiale, inviando droni sulla Polonia. Ma per ora non se ne sa di più. D’altra parte, l’indifferenza con cui l’Occidente guarda l’apertura dell’ennesimo fronte di guerra da parte di Israele, ha il sapore di una vergognosa e tragica connivenza. 

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