La negoziante che sciopera per Gaza: «I valori umani contano più della professione»
Pavia. Passeggiando lungo Strada nuova, nel centro di Pavia, una vetrina ruba l’occhio. Accanto a vari prodotti di abbigliamento ci sono delle piccole barchette di carta, fatte a mano e colorate di verde, bianco, nero e rosso. Sono i colori della bandiera palestinese e lì di fianco c’è un cartello con un messaggio chiaro: «Questo negozio condanna il genocidio a Gaza». Il negozio in questione è “La novità” e la proprietaria, Federica Moro, da mesi è schierata a sostegno della causa palestinese.
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Lunedì 22 settembre ha tenuto la serranda del negozio abbassata, con una bandiera della Palestina esposta in bella vista. Lei ha passato tutta la mattina in mezzo al corteo che per le strade del centro di Pavia ha gridato il suo sostegno al popolo di Gaza. «Spesso noi commercianti veniamo accusati di non schierarci per certe questioni, ma io sono convinta che i principi e i valori di una persona vadano ben oltre la sua professione», spiega la donna. Quell’angolo di vetrina verde, bianco, nero e rosso è una dichiarazione che parte dal cuore.
Da mesi a sostegno della causa
Moro racconta di essersi sempre interessata all’attualità e schierata contro il genocidio a Gaza. Da qualche mese ha iniziato a farlo anche tramite la sua attività. «Ho iniziato ad attivarmi personalmente a giugno con il banchetto delle “Donne pavesi per la pace”, poi quando la Global Sumud Flotilla ha iniziato il suo viaggio per portare aiuti umanitari a Gaza mi è venuta l’idea delle barchette – racconta la donna –. Le ho fatte io a mano e le ho colorate con dei pennarelli. Poi le ho messe in vetrina per allestire uno spazio dedicato».
Sempre in vetrina c’è una fotografia. È una donna residente a Gaza seduta in mezzo a un cimitero. Si compre il volto con una mano, ma si coglie ugualmente la sofferenza. Sotto si legge che la foto è di Mohammed Abu Khammash. «Mi è stata passata questa fotografia, l’autore è un ragazzo palestinese che ha studiato in Italia e di cui ora si sono perse le tracce – spiega Moro –. L’ho aggiunta alla vetrina perché secondo me è molto significativa».
Un’attività sostenibile
La proprietaria di “La novità” cerca di sensibilizzare anche fuori dalle mura del suo negozio. «Provo a tenermi informata il più possibile su quanto succede a Gaza, non sui canali tradizionali ma ad esempio tenendomi in contatto con persone che vivono lì. Poi utilizzo anche i profili social dell’attività per condividere, mandare segnali».
Inoltre, quello di Moro è a tutti gli effetti un negozio sostenibile. «Vendo solo prodotti di piccoli marchi italiani, evitando le grandi multinazionali. Alcuni degli accessori invece li produco io a mano, come le collane o le borse». Si tratta di una tradizione che dura da più di sessant’anni: «Io ho ereditato l’attività da mio padre e lui a sua volta l’aveva presa da mia nonna. Ormai lavoro qui da trent’anni e forse mi trovo nel momento storico più difficile, ma resisto e nel mio piccolo provo a contribuire alle cause in cui credo».