Delitto di Garlasco, nel mirino le telefonate tra l’indagato Sempio e la polizia giudiziaria
Garlasco. I contatti - che i pm di Brescia definiscono «opachi» - tra Andrea Sempio e alcuni componenti della polizia giudiziaria nel 2017 risulterebbero anche da alcune intercettazioni telefoniche. Conversazioni ed sms tra i carabinieri che all’epoca lavoravano in procura e l’indagato che rivelerebbero, secondo l’ipotesi accusatoria, contatti «sospetti», anche se non hanno portato per ora ad alcuna contestazione. All’epoca Mario Venditti, oggi accusato di corruzione in atti giudiziari, era procuratore aggiunto e si stava occupando, insieme alla collega Giulia Pezzino, dell’esposto presentato dalla madre di Alberto Stasi contro Sempio. Indagine che, secondo i pm di Brescia, sarebbe stata chiusa in maniera frettolosa (tre mesi, poi l’archiviazione) dietro il pagamento di 20 o 30mila euro da parte dei genitori di Sempio.
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Contatti prima dell’interrogatorio
Nelle intercettazioni del 2017 compaiono anche i nomi di Silvio Sapone e Giuseppe Spoto (non indagati), mentre parlano con Sempio che ha il telefono sotto controllo.
In particolare, ci sono alcune telefonate e messaggi che precedono l’interrogatorio di Sempio del 10 febbraio: una chiamata, della durata di cinque minuti, è del 22 gennaio e a farla è Sempio verso il telefono di Sapone (che in questi giorni si è difeso dicendo di avere conosciuto l’indagato solo durante l’interrogatorio in procura).
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Per i pm Sapone avrebbe intrattenuto con la famiglia Sempio «dei contatti» su cui non avrebbe fatto alcuna relazione, mentre i contatti di Spoto avrebbero avuto una «durata incongrua rispetto all’attività da svolgere».
Per Spoto, in particolare, si parla di un’ora in cui si sarebbe trattenuto a casa Sempio durante la notifica della convocazione dell’interrogatorio. Anomali, secondo i pm, anche «la breve durata dell’interrogatorio di Andrea Sempio» e la «verosimile conoscenza anticipata» da parte dei suoi familiari degli argomenti dell’interrogatorio.
La chiamata prima della notifica
Spoto, convocato come testimone nella caserma della finanza, ha dovuto riferire su questo lasso di tempo di un’ora e dieci minuti passata a casa dei Sempio e anche del contatto telefonico avvenuto due giorni prima «per fare due chiacchiere con lui», cioè con l’indagato.
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In un’altra conversazione intercettata Sempio telefona ancora al carabiniere: è con il suo avvocato (all’epoca non era Lovati), che vuole sapere se «tira una buona aria».
Nel mirino dei pm di Brescia finisce anche un’altra conversazione, sempre prima dell’interrogatorio, in cui Spoto dice che se Sempio e il suo legale vogliono riservatezza nel giorno dell’interrogatorio si può farli passare «dal portone posteriore», tanto, dice il carabiniere, «Andrea ha il mio numero, mi può chiamare».
Dialoghi che non rivelano fatti illeciti (e infatti i due carabinieri non sono indagati) ma che attirano l’attenzione dei magistrati di Brescia sull’ipotesi di un trattamento di favore nei confronti di Sempio .
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