Ex assessore leghista a processo per omicidio, scatta la sospensione da avvocato: «Per tre anni non può esercitare»
VOGHERA. Ha «compromesso l’immagine della professione forense». È la sintesi della motivazione con cui il Consiglio di disciplina di Milano (che si occupa dei procedimenti disciplinari a carico degli avvocati della circoscrizione) ha sospeso per tre anni dalla professione Massimo Adriatici, avvocato ed ex assessore alla sicurezza del Comune di Voghera accusato di omicidio volontario in relazione alla morte di Younes El Boussettaoui, ucciso da un colpo di pistola la sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi. La sanzione non è esecutiva perché non definitiva: Adriatici, infatti, può fare ricorso e solo il Consiglio nazionale forense potrà mettere l’ultima parola. Questo significa che per il momento Adriatici può continuare a fare l’avvocato, nonostante la sanzione, che arriva al termine del procedimento disciplinare avviato dopo i fatti. Il provvedimento, che è stato notificato al suo legale, Luca Lastini, ma anche alla Procura di Pavia, alla Procura generale e all’ordine degli avvocati di Pavia, risale a luglio ma la notizia è trapelata solo ora.
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Il danno di immagine
Il provvedimento ripercorre l’istruttoria seguita sul caso dal Consiglio di disciplina (presidente Renato Cogliati, segretario Mosè Botta e componenti della sezione Rossella Adamo, Stefano Artese e Alessandro Bastianello). Istruttoria aperta per valutare se quanto accaduto il 20 luglio 2021 a Voghera abbia rilievo disciplinare. Per Adriatici è in corso l’udienza preliminare davanti al giudice Luigi Riganti, che si svolgerà in più tappe: l’imputato ha chiesto il rito abbreviato per l’accusa di omicidio volontario, così riformulata dopo che la giudice Valentina Nevoso, al termine del processo per eccesso colposo di legittima difesa, aveva rinviato gli atti alla procura chiedendo di cambiare il capo di imputazione. Il Consiglio di disciplina non entra nel merito della vicenda, anche se «è pacifico che la morte di El Boussettaoui sia avvenuta a seguito delle ferite cagionate dal colpo della pistola che era nelle mani dell’avvocato Adriatici» e che quella sera «si determinava a seguire l’El Boussetaoui con l’intento di “tenerlo d’occhio” nonostante egli, in quel momento, non fosse titolato allo svolgimento di qualsivoglia operazione di tal genere». Quindi Adriatici «ha posto in essere attività disciplinarmente rilevanti ancora prima che l’evento della morte di El Boussettaoui si verificasse, compromettendo anche l’immagine della professione forense». Inoltre «non deve dimenticarsi che tutto è avvenuto in una piccola cittadina, in una piazza centrale е davanti a numerose persone che conoscevano Adriatici come avvocato, assessore alla sicurezza ed ex poliziotto» e che del fatto «all’epoca è stata data ampia notizia» sulla stampa.
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La difesa
Adriatici è stato sentito e ha potuto dare la sua versione, ma per il Consiglio «il suo comportamento non è confacente ai canoni di decoro che devono caratterizzare la condotta dell’avvocato anche nella vita privata». Le stesse dichiarazioni fornite da Adriatici, secondo il Consiglio, confermerebbero la ricostruzione secondo cui Adriatici «si sia posto volontariamente in una situazione di pericolo durante il diverbio con la persona offesa e che l’estrazione dell’arma come deterrente fosse assolutamente evitabile, tenuto conto delle instabili condizioni psichiche» della vittima. —
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