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La Polonia fa decollare sei F-16 per intercettare droni usati dalla Russia in Ucraina. La premier danese: “Dobbiamo riarmarci tutti”

La presunta minaccia dei droni russi continua a mettere sotto pressione i cieli dell’Europa orientale. Nella notte la Polonia ha fatto decollare sei F-16 per intercettare due velivoli Shahed diretti verso il suo territorio, secondo quanto riferito dal Kyiv Post. Si tratta di droni kamikaze di fabbricazione iraniana della serie Shahed-131 e Shahed-136, che la Russia utilizza in massa contro obiettivi militari e civili in Ucraina. L’episodio si inserisce in una serie di incursioni che nelle ultime settimane hanno coinvolto anche Romania, Estonia e Danimarca, spingendo la Nato ad alzare il livello di guardia. Proprio in Polonia l’Alleanza atlantica, insieme a truppe alleate e partner, ha recentemente testato le più avanzate tecnologie anti-drone in un’esercitazione guidata da Stati Uniti e Regno Unito. I sistemi messi alla prova – spiega la Nato – sono progettati per “rilevare, tracciare e neutralizzare i droni ostili”.

Il tema della sicurezza aerea e più in generale della difesa comune è stato centrale anche al vertice informale Ue di Copenaghen. I leader europei hanno espresso ampio sostegno al documento elaborato dalla Commissione e dato a Bruxelles un mandato per presentare una tabella di marcia ambiziosa al 2030. Sull’Ucraina è intervenuto in video il presidente Volodymyr Zelensky, che ha chiesto “progressi concreti” nel processo di adesione del paese, mentre la Commissione ha illustrato la proposta di un prestito di riparazione finanziato con gli asset russi immobilizzati.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nella conferenza stampa al termine del Consiglio ha detto che l’Eastern Flank Watch, il progetto di “sorveglianza del fianco orientale” presentato da Mark Rutte, “mira a contrastare l’intero spettro delle minacce ai nostri confini orientali” e “yn elemento fondamentale sarà il cosiddetto muro dei droni. Si tratta fondamentalmente di un sistema anti-droni in grado di rilevare, intercettare e, naturalmente, se necessario, neutralizzare rapidamente. Qui ci avvaliamo molto dell’esperienza dell’Ucraina, ovviamente, e quindi dobbiamo procedere rapidamente, insieme all’Ucraina e alla NATO”.

Sul piano politico, il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito che “nulla può essere escluso” in caso di nuove violazioni dello spazio aereo europeo da parte di Mosca. “Conformemente alla dottrina di ambiguità strategica, posso dirvi che nulla è escluso”, ha dichiarato al Frankfurter Allgemeine Zeitung, pur puntualizzando che la Francia “non aprirà il fuoco”, in contrasto con la linea più dura evocata da Donald Trump.

Ancora più esplicita la premier danese Mette Frederiksen, che ha dichiarato di avere “mandato per abbattere i droni” e ha invitato i partner europei ad abbandonare una visione nazionale della sicurezza. “Dobbiamo guardare alla guerra ibrida da una prospettiva europea – ha sottolineato –. Un giorno è la Polonia, l’altro la Danimarca, poi la Germania o la Norvegia. È un modello di guerra ibrida contro l’Europa. C’è solo un paese disposto a minacciarci, ed è la Russia. Per questo dobbiamo reagire con una risposta comune e molto forte”. Secondo Frederiksen, l’aggressione russa non riguarda solo Kiev ma l’intera Europa: “Se si guarda all’Ucraina da una prospettiva europea invece che nazionale, allora penso che tutti debbano essere sulla stessa lunghezza d’onda: dobbiamo riarmarci tutti”.

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, nel corso della sessione dedicata all’Ucraina, ha presentato la sua proposta di passare dall’unanimità al voto a maggioranza qualificata per l’apertura dei negoziati per l’adesione dell’Ucraina. Il passaggio di procedura, secondo la proposta di Costa, potrebbe avvenire con decisione unanime dei 27. Il riscontro iniziale, si apprende ancora, è stato positivo, ad eccezione dell’Ungheria che ha sollevato opposizione.

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