Arnaldi cerca il riscatto: “Anno difficile, ma se gioco bene sono pericoloso”
Matteo Arnaldi mette da parte una stagione 2025 infelice, minata da infortuni e risultati poco soddisfacenti. Per il terzo anno consecutivo è volato in Australia con un mese d’anticipo per preparare il primo Slam stagionale, e durante l’intervista esclusiva concessa Lorenzo Ercoli di Spazio Tennis, il sanremese ha svelato le sensazioni di un’annata complicata, dalla quale intende rifarsi. “È stato un anno difficile, ho iniziato l’anno in Australia, quando ho giocato con Muso. Lì è stato il primo momento in cui ho iniziato a sentire problemi al piede e da lì tutto l’anno in salita. Ho cambiato scarpe, ho giocato abbastanza bene nella stagione americana, sempre con male. Sulla terra, per fortuna, è stato l’unico periodo in cui non mi dava fastidio, perché essendoci meno grip scivoli più facilmente, e non avevo troppo male. Avevo sempre fastidio, ma non avevo troppo male, quindi ero in grado di giocare come volevo, ero in grado di muovermi come volevo e infatti è stata la parte migliore della stagione. Poi devo dire che il dolore c’era, ma non esagerato, anche sulla parte sull’erba, ma lì sono stato sfortunato perché c’è stato l’altro problema nella caviglia e mi ha provocato un bel dolore”. Un 2025 fatto di continui ostacoli, ma anche di grande gioia nella vita privata, in virtù del fidanzamento ufficiale con Mia: “Matrimonio? Non ho ancora deciso di preciso, però sarà in Italia”, rivela Matteo.
Arnaldi: “Non era facile trovare un coach a fine stagione”
A Melbourne, l’azzurro sarà affiancato da un nuovo coach, Marcel Du Coudray, ex tennista che nella sua carriera da allenatore ha persino seguito da vicino Nikolaj Davydenko: “Con Marcel abbiamo appena iniziato, quindi è una notizia nuova, perché abbiamo fatto una settimana le prime partite per l’Australia, poi qua sono con Matteo Civarolo, con l’altro coach, e Marcel verrà subito dopo Natale, quindi faremo un’altra settimana insieme e poi iniziamo i torni insieme. È stato difficile per me, sicuramente, nel senso che sono sempre stato con Ale (Petrone, ndr), quindi era difficile cambiare, era difficile iniziare un nuovo percorso, quindi anche tutte le decisioni che sono state prese prima di questa sono state molto difficili. Quindi sicuramente parto da quello, per poi arrivare al punto che essendo stata una decisione presa all’ultimo, a fine anno, non era neanche facile trovare un coach nuovo o fare la ricerca che magari una persona che cerca un nuovo coach può fare. Però Corrado mi ha aiutato tanto, il manager, ha parlato con tante persone, ho parlato io con tante persone, mi ha fatto un po’ di videochiamate con un po’ di persone, tutto, e Marcel mi sembrava la persona più adatta a me in questo momento, quella che ha più esperienza e che mi sa dare di più, sia dal punto di vista dell’esperienza in campo, ma soprattutto anche dalla parte tecnica, che credo che ci sono ancora tante cose che posso e che devo lavorare. Quindi volevo cercare un mix, non volevo cercare solo una persona che magari era un ex giocatore o qualcosa che mi desse tanto in campo, ma volevo cercare anche qualcuno che mi desse qualcosa dal punto di vista tecnico-tattico. Lui era, secondo me, il mix perfetto che cercavo. Soprattutto volevo anche una persona non italiana, volevo qualcosa fuori dall’Italia, che mi desse un’idea nuova, un’idea completamente diversa, visto che c’era già Matteo che è italiano. Quindi secondo me questo mix era quello che cercavo, quello che volevo ormai da un pochettino, quindi spero che sia stata e che sarà la scelta giusta e che porterà ai frutti“.
Arnaldi: “So che se sto bene, sono pericoloso”
Un 2025 complesso, che ha trovato però uno squarcio di luce durante lo swing sul rosso europeo, in particolare nel ‘1000’ di Madrid, dove il sanremese ha piegato in due set Novak Djokovic, spingendosi sino ai quarti, fermato soltanto da un ottimo Draper: “Togliendo gli infortuni, fino a Madrid stavo trovando quella continuità, piano piano stavo portando avanti il lavoro di continuità, di cercare di riuscire a giocare non un match magari incredibile, ma tanti match buoni durante il torneo. Poi sono entrate tante altre cose dentro la mia testa che non ho avuto la possibilità di continuare quel lavoro, quindi sicuramente so dov’è il mio livello, so che non sarà facile ritornare subito su perché comunque non sono mai stato così tanto infortunato, non sono mai stato così tanto tempo senza giocare, però come hai detto so dove è il mio livello, so che se gioco bene e se sto bene sono pericoloso, quindi giocherò su quel fatto, cercherò di giocare tante partite per ritrovare continuità, ritrovare partite, ritrovare un po’ il mio tennis e sentirmi bene di nuovo in campo senza dolori e poi da lì cercheremo di ricostruire il ranking e ricostruire un po’ anche me stesso e la mia personalità in campo“,
Arnaldi: “Alcaraz e Sinner? Continuità che altri top 10 non hanno”
Nel corso dell’intervista esclusiva di Spazio Tennis, Arnaldi si è soffermato sul gap imposto dai primi due fenomeni del ranking, Jannik e Carlitos, sulla concorrenza: “Oltre alla continuità che hanno, che è pazzesca, che magari tanti altri top ten non hanno, secondo me hanno qualcosa in più che riescono a mettere nel loro gioco nei momenti importanti che gli altri non hanno in questo momento. La differenza più grande la fa la continuità. Zverev, Fritz e tanti altri fanno sempre match pari con loro la maggior parte delle volte, però poi non ti vincono due o tre tornei di fila o magari ti escono prima nello slam, mentre loro negli ultimi due anni hanno sempre dominato praticamente tutti i tornei. Ancora di più Jannik. Alcaraz quest’anno ha vinto di più, però a inizio anno ha perso qualche partita in più tra Indian Wells e Miami. Jannik invece spesso perde solo esclusivamente da Carlos e magari da qualche uno o due. Quindi sicuramente sono due personaggi che è bello averli lì in questo momento, a cui sicuramente ti ispiri tanto, cerchi di analizzarli, cerchi di capire cosa fanno bene, cosa fanno male, cosa li porta ad essere così continui sicuramente, che è un po’ quello che comunque stavo cercando io, la continuità. Quindi sicuramente a me soprattutto fa bene averli nel circuito e stare con loro e vedere proprio cosa fanno, nel senso che è più o meno un po’ quello che succedeva prima con Rafa, Roger, Nole e Murray. Quindi loro erano in quattro, non erano in due, quindi sicuramente c’era un pochettino più di battaglia magari già dalle semifinali, però come ho detto sicuramente sono due personaggi che in questo momento stanno facendo la differenza e sono scommessi superiori rispetto a tutti gli altri“.