Un quarto di secolo di Canestri senza reti, da sabato a Ivrea il torneo internazionale
IVREA. Manca davvero poco al via della XXIV edizione del torneo internazionale di basket giovanile Canestri senza reti, evento, organizzato dalla Lettera 22 Ivrea, divenuto uno degli appuntamenti più attesi del periodo natalizio. Dal 27 al 30 dicembre la città ospiterà sedici squadre Under 14 provenienti da tutta Europa, pronte a sfidarsi all’insegna dello sport e dell’amicizia.
La storia del torneo
Nata nel 2000 da un’idea di solidarietà, la manifestazione affonda le sue radici in un episodio significativo. Al termine della guerra nei Balcani, durante una missione umanitaria in Serbia, il medico eporediese Enrico Levati raccolse l’appello di un allenatore locale: «Vorremmo giocare con dei ragazzi italiani», il desiderio si trasformò in realtà. Così, a dicembre dello stesso anno, Ivrea organizzò il primo torneo Canestri senza reti, con una finale storica e fino a poco prima impensabile tra una squadra serba, Kragujevac, e una bosniaca, Mostar.
Nel corso di un quarto di secolo il torneo ha mantenuto fede a quei valori originari di amicizia, rispetto e inclusione: «Il torneo è un appuntamento importantissimo per la nostra società non solo dal punto di vista agonistico – conferma il presidente della Lettera 22 Paolo Cossavella – perché coinvolge tutti i nostri atleti nell’organizzazione dell’evento, dall’ospitalità nelle famiglie alla partecipazione attiva durante le gare. Nel corso degli anni sono nate moltissime amicizie con i giocatori provenienti dagli altri Paesi europei, un aspetto importante per la crescita dei nostri ragazzi».
Lo spirito di accoglienza
Questo spirito di accoglienza e condivisione ha reso Canestri senza reti qualcosa di più di un semplice torneo, una vera festa dello sport giovanile, in cui nascono legami destinati a durare oltre la sirena finale. Oltre al suo alto valore educativo e sociale, Canestri senza reti vanta anche un livello tecnico di assoluto rilievo. Molti ragazzi che vi hanno partecipato sono poi approdati in squadre professionistiche di primo piano e perfino nelle nazionali maggiori dei propri Paesi. Basti citare alcuni nomi illustri passati sui parquet eporediesi da giovanissimi: ad esempio il croato Dario Šaric, oggi nell’Nba a Sacramento, che giocò a Ivrea prima di diventare un professionista, il serbo Aleksa Avramovic, ora in forza a Dubai in Eurolega, o il bosniaco Nihad Dedovic, oggi con l’Unicaja Malaga E poi Tommaso Baldasso, nazionale italiano e giocatore in A1.
I partecipanti
In questa 24ª edizione saranno rappresentate ben sette nazioni, oltre a varie regioni d’Italia, parteciperanno squadre provenienti da Serbia, Bosnia-Erzegovina, Germania, Spagna, Svezia e, per la prima volta dai Paesi Bassi, presente la formazione del Celeritas-Donar Groningen.
Tra le fila italiane spiccano club dal settore giovanile rinomato come l’Aquila basket Trento, il Leoncino Mestre e la Torino Nord Academy, mentre tra le straniere si segnalano graditi ritorni della Stella Rossa e il Kk Foka dalla Serbia, i bosniaci Dragons Tuzla, i tedeschi del Bayern Monaco, gli svedesi del Drillo Basketball Stockholm, oltre ai già citati olandesi di Groningen e a due formazioni spagnole tra cui il Cb Sant Josep Badalona.
Tutte le squadre, suddivise in quattro gironi da quattro, si contenderanno il trofeo attraverso una fitta serie di partite che avranno luogo presso le palestre Gramsci, campi 1 e 2, e Cena di Ivrea. Le finali sono in programma per il pomeriggio di martedì 30 dicembre, quando alle ore 17 andrà in scena la finalissima per il primo posto, preceduta dalle finali per le altre posizioni. Anche l’amministrazione comunale supporta con entusiasmo la manifestazione, riconoscendone il valore educativo, lo sport non è solo disciplina e competizione, ma prima di tutto solidarietà, onestà e rispetto degli altri. L’appuntamento è quindi dal 27 al 30 dicembre, per quattro giorni Ivrea sarà la capitale del basket giovanile, in un evento che promette emozioni in campo e nuovi legami fuori dal campo: «Per i bilanci di fine anno possiamo aspettare la notte di San Silvestro – sottolinea Cossavella – prima c’è un torneo da giocare, un torneo da tifare, un torneo da vivere». —