Dieci trapianti di rene in un mese: al San Matteo il 2025 è da record
Pavia. Il 2025 si è chiuso con un record di trapianti di rene eseguiti al San Matteo: undici in più della media annuale che di solito oscilla intorno alle 30 operazioni, di cui dieci eseguite nel solo mese di novembre. Su un paziente, inoltre, è stato impiantato il rene a 24 ore di distanza dal trapianto di cuore. Tutte le operazioni, inoltre, hanno permesso alle dieci persone operate di trascorrere un natale senza la schiavitù della dialisi. «Mi occupo di trapianti al policlinico dal 2005 ed è la prima volta a mia memoria che, in un solo mese, se ne eseguono così tanti» spiega Elena Ticozzelli, medica dell’Unità trapianti di rene e collaboratrice di Massimo Abelli, responsabile della Chirurgia generale 4 - trapianti addominali.
Qualità di vita
Dei dieci trapianti di rene – i pazienti sono tutti in buone condizioni – uno è stato eseguito grazie alla donazione da vivente: si tratta di una procedura che consente di prelevare l’organo da un parente (o altro congiunto) compatibile e idoneo. Questa pratica non compromette la salute di chi con la sua generosità rende possibile l’intervento, e tra le altre cose permette di programmare l’intervento in pochi mesi, abbattendo le attese: il tempo medio per ricevere un rene da donatore deceduto è di circa 4 anni in Lombardia. La qualità di vita del donatore, inoltre, non è messa in discussione grazie agli scrupolosi controlli prima e dopo l’intervento. «Il donatore deve essere sano come un pesce e tale deve restare anche dopo il trapianto – aggiunge Ticozzelli – nonostante consenta di evitare anni di dialisi, c’è ancora molto pregiudizio che aleggia sul trapianto da vivente. Dev’essere chiaro che il donatore non rischia nulla».
Trapiantare il rene può migliorare in modo netto le condizioni di chi soffre di insufficienza renale cronica. Una condizione che costringe i pazienti a lunghi cicli di dialisi, che possono durare fino a 5 ore per tre o quattro sedute la settimana: un trattamento necessario ma parecchio limitante per l’autonomia dei pazienti, poiché anche programmare una vacanza lontano dal proprio centro di riferimento può diventare un’odissea.
«Lavoro di squadra»
Il primo trapianto di rene al policlinico risale al 3 gennaio del 2000, cioè 26 anni fa: da allora, questa operazione ha migliorato la vita di centinaia di persone. «È necessaria una complessa organizzazione per eseguire dieci trapianti in un mese – conclude Ticozzelli – un lavoro di squadra che riguarda tanti professionisti, dalla direzione medica di presidio agli anestesisti, fino agli infermieri oltre ai colleghi e agli operatori della chirurgia generale e della nefrologia. Senza questa macchina, un risultato del genere non sarebbe stato possibile».
Uno degli interventi, inoltre, è stato di particolare complessità: a un paziente è stato impiantato il cuore e poi il rene (provenienti dallo stesso donatore) nell’arco di 24 ore. Un lasso di tempo che ha permesso di stabilizzare le condizioni del paziente dopo il primo intervento, rendendo possibile il doppio trapianto. È stato possibile rimandare il trapianto di rene grazie a una macchina di perfusione ipotermica, che permette di conservare l’organo nelle condizioni migliori: uno strumento che al policlinico si utilizza dal 2009.