Petrolio in Venezuela, l’eccellenza italiana Eni pronta a collaborare con gli Usa: Trump loda Descalzi
L’Eni è pronta ad investire in Venezuela. A dirlo è stato proprio l’amministratore delegato Claudio Descalzi, in un incontro alla Casa Bianca con Donald Trump. C’erano anche i principali rappresentanti delle compagnie energetiche americane, tra cui Chevron, Exxon, ConocoPhillips e Halliburton. Poi rivolgendosi al presidente americano ha detto: “Ringraziamo per i grandi sforzi fatti e per l’efficienza della vostra azione. Siamo qui per lavorare insieme con gli Stati Uniti. Siamo anche grossi investitori negli Usa e dunque siamo pronti a capitalizzare e a lavorare con le compagnie americane”. “Possediamo circa 4 miliardi di barili di riserve e nel paese abbiamo circa 500 persone, in gran parte venezuelani”, ha evidenziato Descalzi, guadagnandosi il plauso di Trump: “Avete fatto un ottimo lavoro”.
Eni è pronta ad investire in Venezuela: Descalzi si prende i complimenti da Trump
“Abbiamo iniziato a lavorare in Venezuela nel 1980. Abbiamo molto petrolio, ma oggi sta finalmente tornando a fluire perché non è più soggetto a sanzioni”, ha proseguito Descalzi, ricordando l’impegno industriale italiano nel Paese sudamericano: “Come ha detto anche il mio collega di Repsol, copriamo oltre il 50% della produzione di elettricità del Paese: un aspetto essenziale per evitare qualunque tipo di problema sociale”. Inoltre, i quattro miliardi di barili di riserve posseduti dall’Italia sono una quantità “enorme” e si trovano “nell’Orinoco Belt, nel Venezuela centrale”. “Attualmente nel Paese abbiamo 500 dipendenti, in gran parte venezuelani, e siamo pronti a investire – ha sottolineato l’amministratore delegato -. Siamo pronti a collaborare con le aziende americane sui nostri asset, per svilupparli più rapidamente grazie a buoni investimenti e al know-how delle imprese statunitensi”.
La missione in Venezuela
Eni produce gas in Venezuela, ma questo è completamente destinato all’approvvigionamento del Paese e alla prduzione di energia elettrica. Negli ultimi anni, la compagnia ha recuperato parte dei crediti maturati nei confronti della società statale Pdvsa attraverso la fornitura di carichi di greggio utilizzati per l’esportazione. Ogni operazione con il Venezuela si è sempre svolta in regime di licenze generali e autorizzazioni specifiche, in costante dialogo con le autorità statunitensi. Da marzo 2025, come noto, le autorità statunitensi hanno revocato tutte le licenze o permessi precedentemente concessi alle compagnie petrolifere non americane, per riottenere le somme dovute attraverso il ritiro dei carichi di greggio appartenenti alla Pdvsa.
Da quel momento, la compagnia italiana si è sempre impegnata in modo limpido con le autorità americane per trovare opzioni volte a garantire che le forniture di gas, non sanzionate e fondamentali per la popolazione, potessero essere remunerate da Pdvsa con carichi di greggio destinati all’esportazione. Eni opera quindi nel totale rispetto del quadro sanzionatorio internazionale. Per il momento, non ci sono nuovi progetti in discussione con la compagnia di Stato Pdvsa, né legati al gas né al petrolio. Dunque la concentrazione dell’industria in Venezuela è connessa al recupero dei crediti sulle forniture di gas destinate ai cittadini venezuelani. Peraltro, Eni partecipa anche a due joint venture, assieme alla compagnia di Stato, legate alla produzione petrolifera, ma con un risultato finale minimo rispetto alla produzione di gas. I crediti della nostra società nei confronti della compagnia statale Pdvsa, ad oggi, ammonterebbero a circa 3 miliardi di dollari.
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