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Caregiver familiare: ok al sussidio fino a 400 euro al mese per chi assiste i congiunti

ROMA. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al disegno di legge che disciplina la figura del caregiver familiare, introducendo tutele concrete e un sostegno economico per chi assiste congiunti non autosufficienti. La novità principale riguarda il riconoscimento del “convivente prevalente”, ovvero colui che garantisce la continuità dell’assistenza della persona malata o con disabilità di fronte a un sistema sanitario che spesso non prevede la presa in carico organizzata di queste persone con bisogni crescenti e continuativi. Sono previsti 250 milioni di euro a partire dal 2027 mentre nel corso del 2026 saranno disponibili un 1 milione e 150mila euro per istituire una piattaforma gestita dall’Inps per la raccolta dei dati e l’individuazione della platea interessata.

Con il termine caregiver si indica chi si occupa quotidianamente di una persona in difficoltà, offrendo sostegno pratico, emotivo e relazionale. È la persona di riferimento con cui operatori e operatrici sanitarie si confrontano lungo tutto il percorso assistenziale.

Per essere riconosciuti come caregiver al fine di ottenere agevolazioni e contributi possono essere richiesti determinati requisiti (che cambiano a seconda dell’agevolazione o del contributo) come, ad esempio, la convivenza con la persona assistita, un legame di parentela diretto, oppure la certificazione dell’invalidità o di una condizione di gravità secondo la Legge 104. In altri casi, è sufficiente che vi sia una relazione continuativa e comprovata di cura, anche in assenza di requisiti formali.

Visto lo stanziamento, il contributo economico nel 2027 non potrà riguardare più di 48-52mila caregiver in un anno: si tratta solo di una minima parte dei familiari che si occupano di persone non autosufficienti: in Italia questi sono oltre 7 milioni e di questi 2,3 milioni offrono assistenza a persone non autosufficienti per oltre 10 ore alla settimana, secondo i dati Istat. L’Inps dovrà capire quanti di loro siano impegnati per 91 ore settimanali, non siano occupati e abbiano un Isee inferiore a 15mila euro.

La condizione di disabilità

La condizione di disabilità è quella prevista dall’articolo 3, comma 3, della legge 104/1992, oppure che sia titolare di indennità di accompagnamento (articolo 1 della 18/1980). Oppure ancora: sia in condizione di non autosufficienza individuata dalla nuova valutazione di base della riforma della disabilità o da certificazioni preesistenti attestanti tale specifica condizione (ad esempio il precedente riconoscimento della “disabilità gravissima”) o, individuata in futuro, dai decreti attuativi della riforma dell’assistenza agli anziani.

Contributo esentasse fino a 400 euro mensili

Per i profili con il carico assistenziale più gravoso, pari o superiore a 91 ore settimanali, è previsto un contributo esentasse fino a 400 euro mensili. L’erogazione, con cadenza trimestrale o semestrale, è vincolata a parametri economici stringenti: il caregiver deve avere un reddito da lavoro non superiore a 3mila euro e che abbia un Isee familiare fino a un massimo di 15mila euro.

Prestatori suddivisi in tre fasce d’intensità

Il provvedimento classifica i prestatori di cura in tre fasce d’intensità, estendendo alcune tutele anche a chi svolge tra le 10 e le 90 ore di assistenza settimanale o ai caregiver non conviventi. Il contributo è erogato trimestralmente a decorrere dal 2027 e non concorre alla formazione del reddito, né al calcolo ai fini delle componenti reddituale e patrimoniale dell’Isee. In caso di più caregiver per la persona assistita, il contributo spetta solo ad uno solo di essi.

Diritto al riposo e protezione previdenziale

Oltre al sussidio monetario, il testo punta a garantire il diritto al riposo e la protezione previdenziale. Il contributo definito dalla legge sarà compatibile con le altre provvidenze, per esempio l'Assegno per i figli o l'Assegno di inclusione, e anche con le misure di riconoscimento del caregiver familiare previste dalle Regioni. «La misura anche dal punto di vista economico è cumulabile sia con la 104 che con la non autosufficienza e per la prima volta diamo una risposta concreta, che secondo me è una risposta anche di dignità a tante persone che stanno aspettando» ha spiegato Alessandra Locatelli, ministra per le disabilità, nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato il ddl sulla figura del caregiver familiare.

Piattaforma operativa dopo l'estate

L'iter attuativo prevede che gli interessati debbano registrarsi ufficialmente sul portale dell'INPS. La piattaforma sarà operativa dopo l'estate, consentendo l’invio delle istanze e la verifica dei requisiti necessari per l'accesso ai fondi stanziati dal Governo. La misura si integrerà con i sostegni già previsti a livello regionale per la disabilità.

Misure regionali e altre misure

Tra i vari contributi esistenti, c’è anche la Procedura B1 (Lombardia): si tratta di un contributo economico mensile (e voucher socio-sanitario) erogato dalla regione Lombardia e destinato ai disabili gravissimi di qualsiasi età residenti in Lombardia, per promuovere il benessere e la qualità di vita, per favorire la domiciliarità e l’inclusione sociale. Il contributo può essere richiesto solamente da pazienti adulti/anziani con ISEE sociosanitario fino a 50.000 euro o da minori con ISEE ordinario fino a 65.000 euro.

C’è poi la Legge 16298 (integrativa della Legge 104/92) che ha introdotto i Piani Personalizzati di Sostegno per persone con grave disabilità, creando interventi su misura (assistenza domiciliare, educativa, sociale) per favorire l'integrazione e la vita indipendente, con finanziamenti regionali gestiti dai Comuni e basati su ISEE e gravità della disabilità, per alleggerire il carico familiare e valorizzare la persona. Assicura un assegno mensile di circa 800 euro per l’assistenza domiciliare. Il contributo può coprire la retribuzione di un/una badante con regolare contratto o i servizi erogati da cooperative accreditate. È necessario il riconoscimento della gravità (legge 104/92) e il progetto individualizzato concordato con i servizi sociali, va richiesta in comune. E ancora, l’Home care premium dell’Inps, l’APE Sociale (il trattamento di anticipo pensionistico dell’INPS che permette di avere 12 mensilità all’anno fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia ad alcune categorie di lavoratori), l’indennità civile, la Prestazione Universale assistenziale per il sostegno della domiciliarità e dell'autonomia delle persone anziane ultraottantenni non autosufficienti. Il problema, però, ancora oggi è orientarsi tra le misure e capire in che modo garantire il diritto all’assistenza alla persona con disabilità senza che l’assistenza diventi un peso insostenibile per chi assiste.

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