Piazza Maretta perde negozi, si teme l’effetto via Arduino
Ivrea
La farmacia si è spostata a Porta Aosta, il negozio di alimentari biologici si è trasferito in corso Vercelli dove è rientrato in una catena specializzata; scendendo, l’ex museo del Carnevale in Spazio Pitetti è vuoto da ottobre, idem per l’osteria San Maurizio già verso il Borghetto. E tra non molto chiuderà i battenti il Bambulè per pensionamento della titolare, dopo 44 anni di presenza. Si spengono vetrine in piazza Gioberti e dintorni (per gli eporediesi piazza Maretta). Nell’aria, nonostante i sorrisi e la voglia di restare positivi e propositivi, aleggia il timore che le chiusure a tappeto responsabili dello spegnimento di via Arduino, stiano contaminando anche la piazzetta che sta in cima a via Guarnotta e all’estremità della Ztl. Tutto, nonostante gli sforzi ripagati dai successi degli eventi Sbam, e nonostante il restyling dell’arredo urbano e della viabilità condiviso tra l’ex assessore Michele Cafarelli, residenti e commercianti, con la creazione di una calotta centrale a uso esclusivo dei pedoni, delimitata da panchine e fioriere a impedire la sosta selvaggia, e i muri dipinti dalla mano d’artista di Galliano Gallo. Bella, ma sempre più vuota. «La gente non cammina, non c’è niente da fare», il commento unanime. «E dire che da qui all’autosilo sono tre passi appena». Le attività che se ne sono andate lo hanno fatto in ragione di scelte commerciali indiscutibili, in chiave migliorativa. E però resta quel timore di fondo che fa volgere lo sguardo verso le desolanti vetrine impolverate di via Arduino, ormai una sequenza di affittasi e vendesi. Giusto mercoledì 28, gli organizzatori di Sbam hanno incontrato il Comune per fare il punto sui 120mila euro destinati a rilanciare il commercio nella zona di via Arduino, piazza Maretta, via Guarnotta e del Borghetto, per cui l’amministrazione comunale a ottobre aveva annunciato di voler affidare l’analisi preliminare alla società Arecom specializzata nella creazione di distretti commerciali secondo un approccio “integrato e partecipato”.
«Per mantenere la nostra caratterizzazione, qui ci vorrebbe un altro alimentari bio o delle botteghe artigiane – ragiona Laura Perego del Bar Gioberti – attività che possano insediarsi al posto di quelle che abbiamo perso e parimenti qualificanti». Se anni fa l’edicola era stata la prima ad arrendersi, è pur vero che qualcuno in arrivo c’è. Così sarà a fianco della ex vetrina dell’Arca di Noè per un’artista grafica prossima a lasciare il Borghetto in favore di piazza Gioberti, attesa per fine febbraio. «Cerchiamo di migliorarci sempre anche se gli alimentari hanno un po’ il loro giro, per fortuna – il parere di Salvatore Romaniello, titolare della panetteria pasticceria omonima –. Noi per esempio abbiamo comprato la piastra per riscaldare la pizza». Ma «il vero impatto delle chiusure di fine anno credo lo vedremo sotto Pasqua, questo periodo non è molto rappresentativo a Ivrea». Parole di stima per la cantina con ristorazione verso la parte bassa di via Guarnotta, dove una fila di lampadine dà quel tocco d’accoglienza in più all’atmosfera del passaggio, oltre il dehors che vanno a personalizzare. «Ci vuole passione e amore per Ivrea per continuare a crederci – riflette da Didattica Più Dina Celoria, altra colonna di via Guarnotta con i suoi 48 anni di presenza –. Il centro storico è bellissimo, quando passo in via Arduino e vedo un portone aperto amo fermarmi ad ammirare gli angoli nascosti della nostra città. Anche i turisti se ne stanno accorgendo. Certo che per noi commercianti di lungo corso tante cose sono cambiate». Altri tempi e clienti all’epoca d’oro di Ivrea, osserva Cristina Vidra, storica titolare di Bambulè. «Ora i ragazzi comprano tutto online e la burocrazia per noi è devastante: l’estinzione dei piccoli negozi non la vedo controvertibile». Girano voci che chiuderà. «Ho 65 anni, sto smaltendo la merce per andare in pensione. Non ho intenzione di cedere l’attività, né di lasciarla ai miei figli, quindi sì, chiuderò». In via Arduino, da Momilla, Lorena Borsetti di Sbam va dritta: «Il momento è difficile, il periodo dei saldi non è mai stato tanto negativo, io stessa ho pensato di chiudere una settimana. Credo dovremmo metterci d’accordo noi commercianti per farli tutti nello stesso periodo, i saldi, anziché spalmare sull’anno le promozioni che ci depotenziano». Il programma Sbam 2026 è pronto. «Ma non si vive di solo Sbam. Vorrei, per esempio, che i proprietari dei negozi vuoti almeno si degnassero di pulire le vetrine, visto che non vogliono affittare. Adesso la polvere la togliamo noi prima degli eventi. Non è un bel segnale».