Napoli, mercato senza anima: Manna acerbo, Conte in fuga e De Laurentiis davanti all’ennesio bivio
di Vincenzo Letizia
Centomilioni bruciati, scelte confuse e un progetto che sembra già vecchio. Giovanni Manna doveva rappresentare il futuro del Napoli, ma oggi è diventato il simbolo di un presente fragile. Conte osserva, valuta, forse prepara l’addio. E De Laurentiis è davanti all’ennesimo bivio.
Il calcio non perdona. Men che meno Napoli.
Giovanni Manna è arrivato in punta di piedi, con l’etichetta del dirigente moderno, formato Juventus, cresciuto tra algoritmi e scouting. Ma una cosa è fare il secondo, altra è comandare. E soprattutto: altra è farlo in una piazza che mastica ambizioni, divora illusioni e pretende risultati immediati.
Non è un’offesa personale. È una constatazione professionale.
Passare da dirigente di seconda fascia della Juventus a massimo responsabile dell’area sportiva del Napoli impone domande, responsabilità, spalle larghe. Finora, Manna ha mostrato spalle strette.
Il mercato estivo è lì a testimoniarlo: circa 100 milioni di euro investiti senza una vera identità tecnica. Giocatori presi più per opportunità che per progetto, innesti scollegati tra loro, nessuna spina dorsale costruita, nessuna visione riconoscibile. Un mosaico senza disegno.
Antonio Conte, che non è nato ieri, aveva chiesto un Direttore Sportivo poco invadente. Bene. Ma poco invadente non significa inconsistente.
Conte vuole controllo sul campo, Manna gestisce le stanze. Un equilibrio fragile, che regge solo finché l’allenatore resta. Ma se — come molti sospettano — Antonio a giugno saluterà, De Laurentiis non può permettersi l’errore capitale: cambiare allenatore lasciando intatto questo assetto dirigenziale.
Sarebbe un déjà-vu. Sarebbe l’ennesima ripartenza zoppa.
Perché Manna, oggi, non può essere il futuro del Napoli. Non ancora. Non così.
Napoli non è un laboratorio. Napoli è una piazza che dopo uno Scudetto pretende continuità, non esperimenti. Pretende una struttura solida, non apprendistati dirigenziali. Pretende un Direttore Sportivo vero, con carisma, rete internazionale, capacità di lettura delle dinamiche di spogliatoio e mercato.
Se Conte andrà via, la prima mossa dovrà essere questa: prendere un Direttore Sportivo all’altezza della città e delle sue ambizioni.
Poi l’allenatore.
Non il contrario.
Altrimenti si continuerà a navigare a vista, tra slogan e conferenze stampa, mentre il campo racconta un’altra storia. E Napoli, che ormai ogni stagione si aspetta di lottare per lo Scudetto, rischia di ritrovarsi di nuovo a fare i conti con le proprie illusioni.
Il calcio è semplice: competenza prima delle idee, struttura prima dei nomi.
Il resto è fumo.
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