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Australian Open: il successo di Elena Rybakina e il cambio di gerarchie in WTA

Elena Rybakina ha vinto gli Australian Open 2026 da campionessa in carica delle WTA Finals 2025. Non accadeva da otto anni che la giocatrice fresca detentrice del titolo di “Maestra” vincesse poi lo Slam seguente in Australia. Ultima a riuscirci era stata Caroline Wozniacki: successo alle Finals nel novembre 2017 e poi vincitrice a Melbourne qualche mese dopo.

Il fatto che non sia così frequente la conquista in serie dei due titoli dimostra che non è facile assorbire la pausa tra le due stagioni mantenendo lo slancio che in teoria dovrebbe arrivare dal successo delle Finals. Rispetto al 2017-18 c’è però un dato ulteriore da sottolineare: non solo la vincitrice dei due titoli è la stessa, ma anche la finalista sconfitta in entrambe le finali non è mutata: è sempre Aryna Sabalenka.

Cambia la stagione, ma le due protagoniste no. Come mai? In questo caso penso che la spiegazione più semplice e ovvia sia anche la più convincente: se Rybakina e Sabalenka negli ultimi mesi sono arrivate a contendersi i trofei più importanti in calendario è semplicemente perché in questo momento sono le più forti. Ci sono diverse statistiche che confortano questa ipotesi. Negli ultimi mesi entrambe hanno vinto quasi tutti i match affrontati, con percentuali di successi vicine al 90%. Sabalenka ha vinto 24 delle ultime 27 partite disputate (88,8%), Rybakina addirittura 20 delle ultime 21 (95,2%).

Altro dato: Rybakina ha vinto tutti gli ultimi dieci confronti contro giocatrici Top 10 e l’ultima a sconfrggerla è stata proprio Sabalenka a Wuhan. Non solo. A Melbourne tutte e due hanno raggiunto la finale senza perdere set, e soltanto arrivate una contro l’altra hanno interrotto il loro percorso netto. E così a Melbourne abbiamo assistito a una doppia replica: la stessa finale delle WTA FInals 2025, ma anche la stessa finale dell’Australian Open 2023 (allora vinta da Aryna).

Se in molti pronosticavano Sabalenka prima attrice in Australia (anche perché è alla quarta finale consecutiva a Melbourne) non era così scontata la conferma ai massimi livelli di Rybakina. Infatti Elena lo scorso anno negli Slam non era mai riuscita ad andare oltre il quarto turno, e per una giocatrice con le sue potenzialità era inevitabile considerarla una delusione. La vicenda dell’abbandono forzato del coach, e anche qualche malanno ricorrente, avevano contribuito a non farla esprimere al meglio nel corso del 2025. Però da settembre in poi le tessere del mosaico erano tornate a posto e il rendimento era cresciuto di conseguenza. Ha cominciato con le vittorie in Asia che le hanno permesso di conquistare in extremis il posto tra le otto delle Finals, poi ha vinto in Arabia giocando un gran tennis, infine in Australia ha riconfermato il rendimento scintillante offerto nei mesi scorsi.

E così, dopo il successo a Wimbledon 2022, Rybakina raddoppia il numero di Major del suo palmarès. Non è più la giocatrice che rientra nella casella “exploit irripetibile”, comincia a possedere un curriculum degno di nota anche a livello Slam: tre finali raggiunte in carriera (una a Londra, due a Melbourne) con due titoli, oltre tutto su due superfici differenti (erba e cemento).

Sin da quando ha cominciato a farsi conoscere ad alti livelli (anni 2019-20) Rybakina è sempre stata un giocatrice dalle caratteristiche particolari. Considerata la sua statura (ampiamente oltre il metro e ottanta, la più alta fra le giocatrici di vertice, anche più di Anisimova e Sabalenka) non potrà mai essere un mostro di reattività sul piano atletico, però quando è in forma riesce in parte a compensare i limiti di mobilità grazie al naturale controllo del corpo. I suoi gesti atletici sono un mix tra essenzialità ed eleganza e queste doti le permettono di riuscire a gestire con buona efficacia anche gli scambi prolungati. Anche se, per la verità, molto spesso Elena evita di rincorrere perché possiede due fondamentali di inizio gioco (servizio e risposta) che le permettono di prendere il controllo delle operazioni. E quando è lei a comandare, diventano problemi per tutte.

Quanto sia forte in battuta è molto evidente: nelle ultime stagioni è costantemente ai vertici per numero di ace; in più è capace di discrete seconde palle e non è nemmeno incline al doppio fallo. Ma soprattutto non va sottovalutata la qualità della risposta. E se è abbastanza scontato che risponda bene di rovescio (il suo colpo al rimbalzo più sicuro) è anche vero che bisogna stare attenti a non sollecitare troppo il dritto perché quando entra in ritmo diventa altrettanto pungente. Per esempio il dritto lungolinea di replica sul servizio a uscire da destra, può diventare particolarmente insidioso. Ma anche i servizi in kick dal rimbalzo alto difficilmente la mettono in difficoltà, visto che, grazie alla statura, ha un punto di impatto efficace sulle parabole che saltano molto.

Di tutte queste qualità in risposta si sono accorte sia Pegula che Sabalenka nei loro match di semifinale e finale. Pegula al servizio ha percorso ogni strada possibile (battute potenti, battute lavorate, direzioni differenti, perfino prime dalla velocità volutamente ridotta) ma non è mai riuscita davvero a metterla in difficoltà. Almeno sino a quando non è stato lo stress del punteggio a entrare in gioco, favorendo la riapertura di un match che sul 6-3, 5-3 pareva ormai indirizzato. Elena è comunque riuscita a chiudere 6-3 7-6, ma di questo ragioneremo più avanti.

D’altra parte Sabalenka (sconfitta 6-4 4-6 6-4) ha iniziato il match con una strategia chiara: servire sul dritto di Rybakina. Ma ha finito per perdere subito il servizio; un break che le è costato il primo set. Aryna non ha nemmeno impiegato molto per cambiare le scelte tattiche mixando in modo più equilibrato le direzioni della battuta; ma ormai, almeno per quanto riguarda il primo set, il danno era fatto.

Dopo il successo di Melbourne, Rybakina è salita alla posizione numero 3 della classifica, best ranking già raggiunto nel 2023. A mio avviso, però, l’ultima Rybakina è un po’ più forte di quella capace di vincere a Wimbledon. Almeno per due aspetti. Il primo è puramente tecnico: sbaglia molto meno quando è chiamata a colpire correndo in avanti dalla parte del dritto. In passato il dritto in avanzamento sulle parabole corte in topspin o slice la risultava indigesto; invece nelle partite recenti è quasi sempre riuscita a risolvere il problema aggiungendo all’esecuzione la quantità di topspin necessaria a scavalcare la rete senza perdere velocità: e così colpi che una volta si risolvevano in errori oggi si trasformano in vincenti.

Il secondo aspetto nel quale sembra migliorata è invece mentale. Mi riferisco alla gestione del dritto nei momenti di grande stress nervoso. Elena non è mai stata una giocatrice dal grande killer instinct, e per questo ha un curriculum con molte partite perse dopo essere stata a un passo dal successo. La dinamica è sempre la stessa: le manca pochissimo per vincere il match, ma a quel punto il “braccino” la blocca; non riesce più a eseguire i colpi in modo sciolto, e per questo aumentano gli errori gratuiti, soprattutto di dritto.

Contro Pegula è andata vicina al patatrac, ma a un certo punto ha deciso che, se doveva sbagliare, era meglio farlo perché aveva spinto troppo il colpo piuttosto che continuare a rifugiarsi in parabole lente e timorose che terminavano la corsa in rete. E in questo modo è riuscita ad arginare in parte i problemi, chiudendo comunque il match in due set.

Contro Sabalenka la fase di tensione si è presentata alla fine del secondo set (al momento di servire sul 4-5) e si è prolungata all’inizio del terzo set. Elena ha cominciato a trattenere il dritto, tirando mediamente il colpo 20 chilometri orari più lento. La statistica che le televisioni hanno trasmesso sul 3-0 per Sabalenka nel terzo set è stata inequivocabile: sia Rybakina che Sabalenka avevano costantemente scambiato con un dritto al rimbalzo che viaggiava, per entrambe, tra i 124 e i 125 km orari. Ma nei tre game di inizio terzo set Elena era scesa a 106 km/h. E anche per questo aveva subito il break. A quel punto il coach Stefano Vukov ha spronato Rybakina, chiedendole di mettere più energia nel gioco. Elena è riuscita a reagire, tornando a spingere il dritto e conquistando il parziale di cinque giochi a zero che ha rovesciato l’andamento del match.

Consentitemi una parentesi parzialmente fuori tema sui dritti di Sabalenka e Rybakina. Qualche appassionato con buona memoria ricorderà lo scalpore che aveva suscitato la velocità media del dritto di Jelena Ostapenko in occasione del suo successo al Roland Garros 2017. Jelena aveva stupito non solo perché il suo dritto era il più veloce tra tutte le giocatrici del torneo, ma anche perché era di 3 miglia più rapido di quello di Andy Murray. Ebbene, a quanto viaggiava il dritto di Ostapenko? A 76 miglia orarie, vale a dire 122,31 km/h. Insomma, significa che, pur senza drastiche rivoluzioni o salti in avanti esponenziali, nel tempo la velocità degli scambi nel circuito è cresciuta costantemente, e oggi come media sia Rybakina che Sabalenka “tirano più forte” della sbalorditiva Ostapenko di nove anni fa.

a pagina 2: Le deluse del torneo: Sabalenka and Co.

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