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Foibe, il Pd censura, Bocchino non indietreggia: non mi fanno entrare? Parlerò anche dal marciapiede

Giorno del Ricordo, censure e sordine non bastano. E non possono bastare. La sinistra toscana può anche provare a “infoibare” la democrazia, ma non riuscirà a zittire la memoria. Nonostante il grottesco dietrofront della Regione a guida Pd – la giunta di Eugenio Giani, cedendo ai diktat dell’Anpi e della sinistra radicale, ha deciso di cancellare la partecipazione dei relatori esterni alla seduta solenne del Consiglio regionale. Traduzione: l’intervento di Italo Bocchino, già ufficializzato e programmato, è stato messo all’indice – il giornalista conferma la sua presenza a Firenze. Anzi, rilancia: «Tanto io ci vado lo stesso», assicura. «Non mi fanno entrare? Mi metto lì davanti, sul marciapiede, in piedi su una cassetta della frutta e parlo».

Giorno del Ricordo, la giunta Giani censura Bocchino, lui non indietreggia: vado lo stesso

E ne ha di cose da dire Bocchino, a partire dalla sordina imposta con la cancellazione dell’ultimo minuto. «Ne ho viste tante, sono corazzato — ha commentato nelle scorse ore Bocchino —. Ma la considero una scelta tre volte grave. Primo, perché dopo 50 anni di rimozione, si passa alla censura. Secondo, perché c’è discriminazione nei confronti di un giornalista, come fossi di serie B. Ero stato invitato all’unanimità, visto che da 40 anni mi occupo di questo argomento… E terzo, la Regione Toscana si piega alle minacce dell’Anpi. Ricordo che i partigiani furono alleati dei titini che costrinsero all’esilio 350 mila istriani, fiumani e dalmati e ne infoibarono a migliaia».

Alla censura Pd Bocchino replica: «Non mi fanno entrare? Parlerò dal marciapiede»

Del resto, come ricorda appunto il Corriere della sera, «Bocchino non era invitato per caso». «Sono la voce narrante di un cortometraggio sul tema prodotto da una imprenditrice toscana, figlia di un esule. Ma poi il presidente Giani si è fatto mettere i piedi in testa. Io però sarò là fuori. Mi possono censurare in aula, non sul marciapiede», chiosa allora il giornalista tranchant.

Un’esclusione, insomma, che ha dell’inaudito. Bocchino era stato invitato all’unanimità per presentare un importante documentario sulla famiglia dell’imprenditrice toscana Federica Martini Masoni, figlia di esuli. Ma i “nipotini” di Marx, evidentemente convinti che quelle vittime fossero colpevoli di essere italiane, hanno alzato il muro della censura.

Nessuna comunicazione ufficiale: resta in vigore quanto già deciso e programmato»

Non a caso, allora, il vicepresidente del Consiglio regionale toscano Diego Petrucci (FdI) rileva a contro-replica a giunta regionale e governatore Pd: «Ad ora non è stata inviata alcuna comunicazione ufficiale. La presidenza dell’Assemblea toscana ha convocato l’Ufficio di presidenza per domani alle 12. Pertanto, al momento, resta in vigore quanto già deciso e programmato giovedì scorso. Domani Italo Bocchino sarà regolarmente alla seduta del Consiglio regionale toscano come da invito ricevuto. Qualcuno dovrà poi assumersi la piena responsabilità, politica e istituzionale, di impedirgli eventualmente di parlare, contravvenendo platealmente a quanto già previsto e stabilito».

Petrucci: «Procedure violate, atto senza precedenti»

E ancora. «Il Consiglio regionale è un organo istituzionale, non un comitato di amici – sottolinea Petrucci in una nota –. Le sedute sono regolate da una programmazione ufficiale che non è stata né modificata né messa in discussione da una convocazione degli organi competenti. Nelle istituzioni democratiche le procedure non sono forma ma sostanza. Non accettiamo lezioni di democrazia – aggiunge anche – da chi non ne rispetta nemmeno i regolamenti tecnici e fa tentativi maldestri di censura. Abbiamo impiegato decenni a far emergere questa pagina vergognosa della storia della nostra nazione, non ci faremo zittire da coloro che hanno voluto celare quel racconto per più di mezzo secolo per opportunità politica». Per Petrucci, allora, «oggi far sottostare il Parlamento toscano agli imperativi di gruppi estremisti, è un atto gravissimo e senza precedenti».

La Porta: rovinata con la complicità dell’Anpi la solennità di un giorno di grande valore simbolico

E sulla stessa linea si colloca Chiara La Porta, capogruppo FdI in Consiglio regionale della Toscana, che replicando frontalmente all’assessore regionale Alessandra Nardini sulla seduta solenne del Giorno del Ricordo, ha tuonato: «Si vergogni. Non paga di aver rovinato, con la complicità dell’Anpi, la solennità di un giorno di grande valore simbolico, oggi l’assessore si permette pure di dare patenti di legittimità, arrogandosi il diritto di dire chi ha diritto a parlare e chi no nella seduta del Giorno del Ricordo. Si preoccupi di fare l’assessore. E non la capo ultrà della sinistra Pd».

«Nardini si preoccupi di fare l’assessore. E non la capo ultrà della sinistra Pd»

Non solo. «Dopo Italo Bocchino l’assessore Nardini vorrebbe censurare anche il vicepresidente dell’Assemblea regionale Diego Petrucci, in quanto esponente di Fratelli d’Italia – aggiunge a stretto giro La Porta –. Parole gravissime e offensive: non tanto nei confronti del nostro partito. Ma del concetto stesso di democrazia. Parole che svelano un approccio ideologico, che poi è lo stesso che ha portato per decenni alla rimozione della tragedia delle foibe e dell’esodo dalla storiografia e dalla memoria collettiva della nazione».

Giorno del Ricordo, Bocchino non indietreggia. E neppure FdI

Per La Porta, però, è ora di finirla. «Nardini se ne faccia una ragione: se dal 2004 si onora solennemente la memoria delle vittime dell’odio comunista anti-italiano lo si deve all’azione instancabile delle associazioni degli esuli e da quella istituzionale del principale partito della destra italiana. La stessa parte politica che per Nardini non dovrebbe avere diritto di parola»…

E alla fine della fiera dell’assurdo, delle censure e delle sordine, se la Regione Toscana sceglie di ammainare la bandiera del pluralismo per compiacere gli estremisti, la destra italiana resta al suo posto: a difesa di una storia che non si può più infoibare.

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