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Ok del Senato argentino al ddl di riforma del mercato del lavoro voluto da Milei: più ore e meno diritti. Proteste in piazza

Giornate lavorative di 12 ore, riduzione degli oneri sociali, licenziamenti più facili, limitazioni agli scioperi, un taglio alle indennità. È la ricetta di Javier Milei per “modernizzare” il mercato del lavoro, ridurre il contenzioso e favorire l’occupazione. Mercoledì notte il disegno di legge di riforma che contiene le novità, fortemente voluto dal presidente ultraliberista, è stato approvato dal Senato dopo ore di dibattito e negoziato con le opposizioni. Ora il ddl di 213 articoli, che ha ottenuto 42 voti a favore e 30 contrari, verrà inviato alla Camera dei deputati, dove il partito al governo conta di discuterla in commissione la prossima settimana, dopo le vacanze di Carnevale, per portarla in aula il 25 febbraio e farla approvare entro l’1 marzo. Il via libera è però arrivato mentre migliaia di persone protestavano per le strade di Buenos Aires: a fine giornata una settantina di manifestanti erano stati arrestati durante violenti scontri con la polizia. Una parte ha lanciato pietre, bengala e bombe molotov contro il cordone di sicurezza, la polizia ha risposto con idranti e gas lacrimogeni per disperdere i gruppi più violenti. Alcuni agenti sono rimasti feriti.

Il governo ha condannato gli incidenti parlando di “violenza organizzata” e Milei ha ribadito che la riforma andrà avanti nonostante le proteste. Per i sostenitori della riforma le elevate indennità di licenziamento e le tasse rendono quasi impossibile licenziare i dipendenti, limitando la produttività e scoraggiando le imprese dall’assumere personale in modo formale. Quasi la metà degli argentini lavora in nero. La crescita dell’occupazione nel settore privato è rimasta stagnante per 14 anni. “Con la modernizzazione del sistema del lavoro, più persone avranno accesso a un’occupazione formale e legale”, ha affermato il partito La Libertad Avanza di Milei in una dichiarazione all’inizio del dibattito. “Stiamo ricostruendo l’Argentina da zero, a partire dall’occupazione”.

Sindacati e alleati peronisti sostengono invece che la legge annullerebbe le misure che proteggono i lavoratori dagli abusi e dai noti e frequenti choc economici che colpiscono il Paese. “Se il trattamento di fine rapporto, gli straordinari e le ferie – in altre parole, tutte le tutele che i lavoratori hanno conquistato nel tempo – sono in gioco, non migliorerà la situazione per nessuno”, ha commentato Axel Kicillof, governatore della provincia di Buenos Aires, il più potente funzionario eletto dell’opposizione peronista. Vari governi, così come la dittatura militare, hanno promesso di riformare la legislazione sul lavoro in Argentina, senza riuscirci. Una riforma di ampia portata è stata sfiorata nel 1984, ma è poi fallita al Senato per un solo voto. Un’altra è stata approvata dal Congresso dominato dai peronisti nel 2000, ma è stata poi screditata da uno scandalo di acquisto di voti e prontamente annullata. Un altro tentativo nel 2017 non è nemmeno arrivato al voto a causa della resistenza dei sindacati.

Lo stesso Milei ha utilizzato un decreto esecutivo per far passare una riforma dopo essere entrato in carica nel 2023, ma il testo è rimasto bloccato in tribunale dopo che i sindacati hanno presentato ricorso. Dopo aver ottenuto una grande vittoria alle elezioni di medio termine dello scorso anno, con il sostegno del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Milei ha però un mandato forte per attuare le riforme chieste da imprese e istituzioni finanziarie. Il disegno di legge in discussione limiterebbe il diritto di sciopero, estenderebbe i periodi di prova durante i quali le aziende possono licenziare i nuovi dipendenti improduttivi, indebolirebbe i sindacati nazionali consentendo la contrattazione collettiva a livello aziendale e smantellerebbe un sistema bizantino di indennità di licenziamento restringendo i motivi di licenziamento illegittimo.

L'articolo Ok del Senato argentino al ddl di riforma del mercato del lavoro voluto da Milei: più ore e meno diritti. Proteste in piazza proviene da Il Fatto Quotidiano.

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