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ATP Buenos Aires, Darderi: “Sinner a Villa Gesell? Lo porterei alle grigliate, a cavallo e in spiaggia”

Luciano Darderi è tornato a giocare sulla sua amata terra rossa, superficie sulla quale è cresciuto. Negli ultimi tempi, però, Luli ha affermato di voler iniziare a fare la differenza anche nei tornei su cemento che ormai occupano la stragrande maggioranza delle settimane nel calendario. Il grande obiettivo? La top 10. Dopo aver raggiunto gli ottavi di finale all’Australian Open, il 23enne azzurro è tornato in campo al IEB+ Argentina Open, ATP 250 di Buenos Aires nel quale ha superato all’esordio, in due agili set, il cileno Tomas Barrios Vera. Numero 22 al mondo e secondo favorito del seeding, Darderi si è raccontato alla vigilia del torneo in un’intervista concessa a Fabrizio Silva per la testata Olé.

Il legame con Villa Gesell e il tour a… Sinner

Nato a Villa Gesell, una cittadina di poco più di 20mila abitanti in provincia di Buenos Aires, Luciano vive sempre con gioia il golden swing, che gli permette di tornare nelle zone che lo hanno visto crescere da bambino. Ma l’obiettivo rimane sempre uno: il torneo da giocare. “Ho molti amici e parenti qui, essendo originario di Villa Gesell. Tornare come testa di serie è molto emozionante. Qui non mi è mai andata molto bene, ma spero che quest’anno sia quello giusto. La terza volta è quella buona”.

Fingendo di essere per qualche ora una guida turistica, Darderi ha poi risposto a una domanda che gli chiedeva dove porterebbe l’amico e coetaneo Jannik Sinner se un giorno venisse nella sua terra di nascita. Porterei Sinner al Topo Churros, alle grigliate, alle dune, a cavallo, in spiaggia… Ci sono mille cose da fare”, ha affermato il numero tre azzurro.

Le critiche sulla scelta di rappresentare l’Italia

Trasferitosi in Italia a dieci anni insieme alla famiglia, Luli ha così iniziato a mettere alcune radici anche nel Belpaese. Quando poi ha iniziato a disputare tornei internazionali, la decisione su quale bandiera rappresentare alla fine è ricaduta sul tricolore. Una scelta che tutt’ora molti sembrano non aver ancora digerito. “Ho molti amici che conosco fin da quando ero bambino e che vengono a tifare per me, ma ci sono anche alcuni che criticano il fatto che io giochi per l’Italia. Le critiche ci saranno sempre; io cerco di concentrarmi sul mio lavoro. Gioco per l’Italia da quando avevo 12 anni, quindi per me è una cosa normale. Ho vissuto lì per molto tempo e negli ultimi dieci anni ne ho trascorso davvero poco in Argentina. È un po’ strano, ma è così che è andata la mia carriera e così continuerà ad andare”.

Darderi sa bene su cosa deve concentrarsi. Il tennis è la sua priorità e i commenti sulla bandiera che sta davanti al suo nome nei tornei non lo infastidiscono più di tanto. Non ho mai dato loro molta importanza. Sono tranquillo al riguardo. Ognuno può pensare quello che vuole. Sono contento di come sto giocando e di come sta andando la mia vita personale. Sto migliorando settimana dopo settimana e questo è ciò che conta”.

Il rapporto con gli argentini, l’obiettivo Buenos Aires e le promesse

Vado parecchio d’accordo con molti argentini, soprattutto con Tomy (Tomas Martin Etcheverry, ndr), ha raccontato Luciano.Anche con Fran (Francisco Cerundolo, ndr) ho molti contatti. Ora giocherò in doppio con Tomy questi eventi e poi con Fran a Indian Wells e Miami. È bello avere un gruppo di amici nei tornei perché non è facile viaggiare tutto l’anno. Ci vediamo sempre e questo aiuta. L’anno scorso Fran mi ha battuto due volte di fila a Buenos Aires e a Rio, ma quest’anno siamo stati dai lati opposti del tabellone in tutti i tornei; quindi, per fortuna non potremo incontrarci fino alla finale”.

Il percorso per arrivarci, però, è ancora lungo e il tennista azzurro sa bene che sarà meglio concentrarsi su una partita alla volta. Manca ancora un’eternità alla finale. Sarebbe un sogno giocarla qui. Ogni partita è una battaglia. I tornei sudamericani sono molto duri e non sai mai chi può vincere. L’importante è affrontare una partita alla volta. Essere testa di serie ti dà tranquillità e un po’ più di riposo fisico. Le altre volte che sono stato testa di serie, come a Bastad e a Umago, ne ho approfittato. Spero di farlo di nuovo”.

Luciano non ha ancora fatto promesse a qualcuno nel caso dovesse vincere il torneo. Questo però non vuol dire che in passato si sia tirato indietro da questo tipo di impegni. “Sarebbe davvero incredibile vincere il torneo il giorno dopo del mio compleanno. Il mio stile è quello di fare promesse sul momento. A Umago, per esempio, ho detto al ragazzo della transportation che se avessi vinto il torneo gli avrei regalato la mia racchetta. Quando ho vinto sono andato a dargliela. A volte faccio cose un po’ folli”.

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