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Olimpiadi 2026, le pagelle dell’Italia: un documentario per Federica Brignone? Vittozzi capolavoro italiano

PAGELLE ITALIA OLIMPIADI (domenica 15 febbraio)

Nazionale maschile curling, 6: pesa tanto la sconfitta contro la Norvegia, perché un’avversaria diretta nella corsa alla semifinale. Gli azzurri si sono poi riscattati contro la più modesta Cechia. Presumibilmente serviranno tre vittorie nelle ultime quattro partite per approdare in semifinale. Restano da affrontare Cina, USA, Canada e Svizzera.

Giada Andreutti e Simona De Silvestro (monobob), senza voto: non vogliamo infierire, ma per entrambe si tratta di una partecipazione puramente decoubertiniana. Il loro livello abituale è quello della Coppa Europa. Normale che in un contesto come quello olimpico chiudano nelle retrovie.

Federica Brignone (sci alpino), 10 e lode: quello che lascia allibiti è vedere la Tigre sciare come se nulla fosse successo! Come se il gravissimo infortunio dell’aprile scorso non fosse mai avvenuto. L’abbiamo rivista pennellare in gigante come nella passata stagione. E infatti non ha semplicemente vinto, ma dominato. Questa duplice apoteosi olimpica la proietta ormai nell’immaginario collettivo al fianco di miti come Deborah Compagnoni o Alberto Tomba. Si potrebbe girare un film (o almeno un documentario) sui 10 mesi vissuti dalla valdostana. E chissà che qualche nota piattaforma di streaming non ci abbia già pensato…

Lara Della Mea (sci alpino), 8,5: quei beffardi, maledetti 5 centesimi. Disputa una seconda manche tutta all’attacco, commettendo però su un dosso iniziale l’errore che le costa la medaglia d’argento. In questa stagione ha svoltato, imponendosi più come gigantista che slalomista. I rimpianti devono lasciare il posto alla consapevolezza che si potranno scrivere pagine importanti nel prossimo quadriennio. Aspettando Anna Trocker e la sfortunata Giada D’Antonio, una volta spenti i bagliori di Federica Brignone, il presente potrebbe portare proprio il nome di Lara Della Mea.

Sofia Goggia (sci alpino), 7,5: nella prima frazione disputa la sua miglior manche di gigante da 8 anni a questa parte! Nella seconda paga gli angoli di curva più accentuati. Ci ha provato con tutte le sue forze, ma il sogno è rimasto distante 25 centesimi.

Asja Zenere (sci alpino), 6,5: rimonta convincente nella seconda manche, chiude nelle 15 ed a meno di 6 decimi dal podio. Una ragazza cresciuta per gradi e che può ancora togliersi delle soddisfazioni.

Tommaso Giacomel (biathlon), 7: partiva da lontanissimo, con un ritardo di 1’40” dalla vetta. Con l’orgoglio ferito è risalito sino alla nona posizione, commettendo 2 errori al poligono e mostrando una ritrovata brillantezza sugli sci (complici anche dei materiali finalmente all’altezza). L’Olimpiade non è ancora finita. Tra staffetta e mass start potrà ancora tentare di lasciare il segno con un colpo di coda in extremis.

Lukas Hofer (biathlon), 6: altra gara solida, ma senza acuti. Chiude 13° con 17/20.

Davide Graz (sci di fondo), 8: eccezionale al lancio della staffetta. Doveva essere una delle frazioni più a rischio, perché il veneto predilige più la tecnica libera rispetto al passo alternato, invece dà letteralmente spettacolo, mettendo persino al gancio il norvegese Emil Iversen. Gode di uno stato di forma strepitoso. Rimaniamo della nostra idea: lo schiereremmo insieme a Federico Pellegrino nella team-sprint in tl. Ma i tecnici la pensano diversamente e punteranno su Barp.

Elia Barp (sci di fondo), 7: non sempre brillantissimo, soprattutto in salita. Si salva però con grande carattere, reagendo con una grinta feroce nel momento di massima difficoltà.

Martino Carollo (sci di fondo), 6: commette un errore per eccesso di generosità. Conscio di una forma importante, decide di provare a tenere il passo del nuovo fenomeno francese Mathis Desloges. Questo però lo ha portato ad andare fuori giri dopo qualche chilometro, prima di una crisi nel finale che ha saputo comunque gestire senza andare alla deriva. Si è salvato, ma con una gestione tattica diversa avrebbe rischiato meno.

Federico Pellegrino (sci di fondo), 10: sono 4 anni che pensava a questa gara. Era diventata proprio il suo chiodo fisso. Ci teneva tantissimo a lasciare questo sport con una medaglia di squadra. Oggi ha realizzato forse una delle imprese più memorabili della sua carriera, rimontando 21″ al finlandese Niko Anttola e non dandogli scampo nel rush finale. Ha ragione quando afferma che lo sci di fondo italiano avrà ancora molto da dire anche senza di lui. Ed il merito sarà anche di questo immenso campione valdostano che per quasi tre lustri ha sorretto quasi da solo le sorti del movimento.

Lorenzo Sommariva (snowboardcross), 8: gli si chiedeva solo di essere solido, fare il suo dovere e non correre rischi. Missione compiuta. Ha messo Michela Moioli nelle condizioni migliori per fare la differenza.

Michela Moioli (snowboardcross), 9: stava chiaramente meglio rispetto al giorno della gara individuale, quando era stata debilitata dal pesante trauma facciale. Mostra grande velocità e conquista la quarta medaglia in tre Olimpiadi. Una fuoriclasse che in carriera ha vinto tutto, forse non celebrata come meriterebbe.

Lisa Vittozzi (biathlon), 10 e lode: da anni ripeteva come un mantra che il grande obiettivo della sua carriera era l’oro olimpico. Il cerchio si è finalmente chiuso. Nessuno lo merita più di questa ragazza che più volte è sprofondata nell’abisso, prima di rinascere e tornare ancora più forte. Ricordate quando il poligono a terra era diventato un ostacolo insormontabile? O la passata stagione persa completamente per un grave problema alla schiena. Non si è mai arresa la sappadina. Il dolore l’ha fortificata, infondendole una determinazione ancora più feroce. Possiamo ormai senza dubbio considerarla la più grande biathleta italiana di tutti i tempi. L’unica ad aver vinto tutto: Coppa del Mondo generale, Mondiali e Olimpiadi. Monna Lisa, il nostro capolavoro italiano.

Dorothea Wierer (biathlon), 8: come per Giacomel, una decisa reazione d’orgoglio. Una rimonta furibonda culminata con la nona posizione. Nella mass start proverà a lasciare l’ultimo segno della carriera.

Hanna Auchentaller (biathlon), 6: risale grazie ad una buona solidità al poligono e conclude 26ma a 2’44” da Vittozzi.

Michela Carrara (biathlon), 5: zavorrata da ben 7 errori al tiro. Sarà un bel dilemma per i tecnici in ottica staffetta: privilegiare il passo sugli sci della valdostana o la maggior sicurezza che può dare al poligono Auchentaller?

Team-pursuit maschile (speed skating), 7,5: gli azzurri avanzano in semifinale con il miglior tempo, mettendosi alle spalle i favoriti americani. Una reazione che ci voleva per Davide Ghiotto dopo la cocente delusione dei 10000 metri.

Serena Pergher (speed skating), 8: a soli 21 anni si ferma a 3 centesimi dal podio nei 500 metri. Un quarto posto che brucia, ma che profuma di futuro. L’erede di Francesca Lollobrigida sarà una sprinter.

Alessandra Fumagalli/Amedeo Bagnis (skeleton), 6,5: chiudono sesti, forse il quinto posto era il risultato massimo a cui potevano ambire. Una Olimpiade di buon livello per lo skeleton italiano, ma con la consapevolezza che il fattore campo non sia stato sfruttato come si sarebbe potuto. L’unica medaglia in questo sport rimane quella del pioniere Nino Bibbia, oro a St. Moritz 1948.

Annika Sieff (salto con gli sci), 7: fino a due anni fa praticava la combinata nordica, che non è presente alle Olimpiadi nella sua versione femminile. Ha dunque deciso di virare verso il salto, inseguendo il sogno di Milano Cortina 2026. Il 13° posto odierno la gratifica.

Miro Tabanelli (freestyle), 5: non era tra i favoriti per le medaglie, ma un outsider di sicuro. Per questo la mancata qualificazione per la finale del Big Air arriva inaspettata, soprattutto dopo il meraviglioso primo salto nella run iniziale.

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