Basta un messaggio e ti prelevano 1300 dal conto: la nuova truffa e come riconoscerla subito
Un messaggio breve, scritto con tono naturale, compare sul telefono senza alcun segnale di allarme. Il nome è familiare, già presente tra i contatti. Nessun numero estero, nessuna grafica sospetta. Solo poche righe: “Ciao, puoi prestarmi 1.350 euro? Sono dal dentista, ho un problema con la carta. Te li restituisco stasera.”
È proprio questa normalità a rendere efficace la nuova truffa del dentista su WhatsApp, segnalata nelle ultime settimane in diverse città italiane, da Roma a Torino, passando per Milano e Napoli. Secondo le comunicazioni diffuse dalla Polizia postale, il raggiro sfrutta un elemento preciso: la fiducia verso un contatto reale. Nessuna pressione aggressiva, nessuna minaccia. Solo un’urgenza credibile che spinge ad agire subito.
Il messaggio costruisce uno scenario quotidiano. Una visita medica, un pagamento bloccato, una difficoltà tecnica temporanea. La promessa di restituzione immediata rende la richiesta quasi ragionevole. Ed è qui che molti abbassano le difese senza accorgersene.
Come funziona la truffa del dentista e perché la richiesta sembra autentica
Il sistema segue una sequenza precisa. Il messaggio arriva da un numero conosciuto, spesso appartenente a un amico stretto, un familiare o un collega. Il linguaggio è coerente con le conversazioni abituali. Nessun errore evidente. Nessun elemento fuori posto.
Quando il destinatario prova a verificare chiamando, la risposta arriva solo tramite chat. Le frasi sono sempre simili: “Non posso parlare, sono sotto anestesia”, oppure “Mi stanno visitando, scrivimi qui”. Una giustificazione credibile che impedisce il controllo diretto.
Subito dopo viene inviato un IBAN, quasi sempre associato a un conto italiano. Il truffatore insiste sulla necessità di effettuare un bonifico istantaneo, chiedendo anche lo screenshot della conferma. La conversazione diventa rapida, serrata. L’urgenza cresce minuto dopo minuto.
Gli investigatori spiegano che il punto centrale della frode è la pressione temporale. Il destinatario viene spinto a decidere senza fermarsi. Non c’è spazio per riflettere o contattare altri familiari. Il messaggio sfrutta un riflesso umano molto comune: aiutare qualcuno che conosciamo.
Molte vittime raccontano di aver agito automaticamente, convinte di risolvere un problema reale. Solo dopo il trasferimento del denaro emerge la verità. Il contatto non aveva mai chiesto nulla. L’account era già nelle mani dei truffatori.
La forza della truffa sta proprio nella sua apparente normalità. Non propone guadagni facili, non contiene link sospetti nella fase finale. Simula semplicemente una situazione credibile. Già, qualcosa che potrebbe succedere davvero.
Come viene rubato l’account WhatsApp e perché scrivono proprio ai tuoi contatti
Il messaggio arriva da un contatto autentico perché l’account WhatsApp è stato compromesso. Questa è la fase meno visibile del raggiro, ma anche la più importante.
In molti casi tutto inizia con la cosiddetta truffa della ballerina, diffusa ormai da tempo in Italia. L’utente riceve un messaggio che invita a votare una ragazza per un concorso di danza tramite un link apparentemente innocuo. La pagina imitata appare reale e chiede di inserire il numero di telefono per completare il voto.
Pochi secondi dopo arriva un codice SMS ufficiale di WhatsApp. Inserendolo sul sito, senza rendersene conto, la vittima consegna ai criminali digitali il sistema di autenticazione dell’account. È il passaggio decisivo.
Da quel momento i truffatori collegano il profilo al proprio dispositivo, accedono alle conversazioni e analizzano la rubrica. Possono leggere chat recenti, individuare rapporti di fiducia e scrivere direttamente ai contatti più frequenti. Parte così la seconda fase della frode: la richiesta urgente di denaro.
Secondo gli esperti di sicurezza informatica, la truffa funziona perché combina furto d’identità digitale e manipolazione psicologica. Il messaggio arriva da qualcuno di fidato, in un momento casuale della giornata, senza segnali evidenti di rischio.
Per difendersi resta fondamentale una regola semplice: non inviare mai denaro basandosi solo su una chat, anche se il mittente sembra affidabile. Una telefonata diretta, un messaggio vocale o un contatto tramite un altro canale permettono di verificare la situazione reale.
È altrettanto importante non inserire mai codici di verifica WhatsApp su siti esterni e attivare la verifica in due passaggi, funzione che rende molto più difficile l’accesso non autorizzato. Controllare i dispositivi collegati all’account aiuta a individuare accessi sospetti.
La truffa non utilizza strumenti tecnologici complessi. Si basa su qualcosa di profondamente umano: la fiducia. E rallentare anche solo pochi minuti, lo sappiamo, spesso basta per interrompere un meccanismo progettato per far agire d’impulso.
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