L’Europa sta con Trump, ma teme che Big tech stacchi la spina dei servizi digitali: il rischio blackout in Italia e Ue
L’Europa e l’Italia si sono schierate al fianco di Donald Trump nella guerra all’Iran. Certo le ragioni sono tante, diverse, ma è davvero una scelta libera e sovrana? Nelle cancellerie del Vecchio continente, secondo un articolo del Wall street journal di fine gennaio, serpeggia un timore: e se Google, Microsoft e Amazon staccassero la spina della posta elettronica e dei data center? Lo scenario da incubo, tecnicamente, si chiama “kill switch”. Giova ricordare come i giganti tecnologici americani gestiscano i servizi digitali di governi e pubbliche amministrazioni per archiviare dati, documenti, inviare mail.
Il precedente della Corte penale
E’ già accaduto a maggio del 2025, quando Microsoft disattivò l’indirizzo email del procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan. Il motivo? Le sanzioni imposte da Donald Trump con l’ordine esecutivo di febbraio, a causa del mandato d’arresto contro Netanyahu per crimini di guerra. Secondo Associated press, il procuratore Kahn ripiegò sui servizi mail di Proton, società svizzera, per evitare il rischio dei colossi americani. Già ad aprile il presidente di Redmond aveva rassicurato l’Europa in crisi di fiducia verso Trump. Premere off sui servizi di big tech? “Estremamente improbabile”, aveva ammesso il presidente di Microsoft Brad Smith – citato da Politico – malgrado sia “una reale preoccupazione per le persone in tutta Europa”. Tanto da indurre la Commissione von der Leyen verso “una nuova legislazione volta a promuovere la sovranità tecnologica”, limitando la dipendenza da big tech, scrive il Wall street journal.
Big Tech lancia il “cloud sovrano”, ma per alcuni esperti è solo marketing
Per non perdere clienti nel Vecchio Continente, dal 2025 Amazon, Google e Microsoft hanno lanciato i loro servizi “sovrani”: la ricetta prevede server nei confini nazionali, amministrati da aziende con sede in Europa e manager locali. Lo scopo è rassicurare i governi dai pericoli di ingerenze Usa, ma secondo alcuni esperti sarebbe puro marketing. Lo sostengono, ad esempio, Cristina Caffarra e Andy Yen. La prima è la presidente di Eurostack, il movimento europeo per promuovere l’industria tecnologica europea. Il secondo è il Ceo di Proton, l’azienda svizzera fondata nel 2024 da scienziati del Cern. “L’unico modo per ridurre davvero il rischio che qualcuno prema off è affidarsi ad aziende europee”, dice a ilfattoquotidiano.it Michele Colajanni, tra i massimi esperti italiani di sicurezza informatica. Una missione difficilissima, secondo docente dell’Università di Bologna, perché “il gap tecnologico e militare, tra le due sponde dell’Atlantico, è così vasto che serviranno almeno 20 anni per colmarlo”.
La Strategia cloud Italia e i rischi di “interruzione del servizio”
E in Italia? La “Strategia cloud”, firmata nel 2021 da palazzo Chigi e dall’Agenzia nazionale per la cybersecurity, cita espressamente i rischi di affidarsi ad aziende con sede fuori dai confini Ue, dunque americane. Ad esempio, “modifiche unilaterali delle condizioni dei servizi forniti, che potrebbero determinare variazioni significative degli stessi (dall’aumento dei costi di erogazione all’interruzione del servizio), in ragione di intenti potenzialmente non controllabili dal Paese”. “Interruzione del servizio”: come quella imposta da Microsoft ad Israele, dopo lo scandalo e le proteste per via dell’uso militare del cloud nei bombardamenti a Gaza. Oppure lo stop ordinato da Trump, nel 2019, per gli utenti Adobe in Venezuela. “Staccare la spina o modificare le condizioni del servizio esporrebbe i colossi a cause legali – avvisa Colajanni – ma il rischio c’è ed è noto”.
Per mettere al sicuro il governo e le pubblica amministrazione centrali, i dati stanno migrando sui server del Polo strategico nazionale (Psn), la società guidata da Tim, Leonardo, Cassa depositi e prestiti e Sogei. I data center sono di proprietà pubblica, ma la gestione e la manutenzione sarebbe affidata ad Amazon, Microsoft, Google e Oracle. Leggiamo sul sito del Psn: “Grazie a Polo Strategico Nazionale, la Pubblica Amministrazione potrà accedere in piena sicurezza, autonomia e sovranità ai servizi con Cloud Service (…) attualmente realizzati in partnership con Oracle, Google, Microsoft Azure e Amazon Web Service, in futuro potranno essere erogati anche con altri Cloud Service Provider”. Non si escludono fornitori europei o italiani, un domani. Oggi l’Europa e l’Italia si affidano a Big tech, con tutti i rischi del caso.
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