Ponti vecchi e malati, la situazione in provincia di Pavia tra Bressana, Becca e Gerola
Pavia. È in forte sofferenza il sistema infrastrutturale della provincia di Pavia. Ponti segnati dal peso degli anni e diventati inadeguati a sostenere l’attuale mole di traffico e il numero crescente di camion, con disagi enormi per chi deve muoversi sul territorio e per le imprese. Dalla Becca al ponte di Bressana, fino a quelli di Pieve Porto Morone, Spessa e Gerola. Malati gravi tenuti sotto controllo dalla Provincia e sui quali si è alzata l’asticella dell’attenzione dopo la tragedia del Morandi, nel 2018, quando Piazza Italia, allora guidata dal presidente Vittorio Poma che era anche responsabile delle Infrastrutture per conto di Upi (Unione Province Italiane), andò a bussare alla porta del Governo per intercettare i fondi necessari agli interventi di manutenzione definiti “improrogabili” da una relazione stilata dagli uffici provinciali nel 2017. Fondi che, prima del crollo del ponte di Genova, erano difficile da ottenere.
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La Becca
Tra i pazienti gravi il ponte della Becca, realizzato nel 1910, vietato ai camion superiori ai 35 quintali, protetto da sbarre che vengono costantemente divelte. La speranza è che si acceleri su una nuova infrastruttura di cui si è chiusa la fase di progettazione e che costerà circa 120 milioni di euro. Ed è proprio per imprimere un’accelerazione ad un iter particolarmente complesso che il sindaco di Mezzanino Adriano Piras, proprio nei giorni scorsi, ha chiesto un incontro al Ministero dell’Ambiente dove si trova il progetto definitivo della nuova Becca per la Valutazione di impatto ambientale. «Ho coinvolto i parlamentari del territorio, il senatore Gian Marco Centinaio e i deputati Alessandro Cattaneo e Paola Chiesa, per riuscire ad incontrare i tecnici del Ministero il prima possibile – spiega Piras –. Vogliamo conoscere i tempi e chiedere di velocizzare la procedura perché il territorio ha bisogno di questa nuova infrastruttura».
Ad essere preoccupato sulla tempistica anche il presidente del Comitato Ponte della Becca Fabrizio Cavaldonati che dice: «Temiamo i tempi lunghi legati alla Via. Questa è un’opera promessa da anni ma ancora non realizzata, nonostante sia strategica per la viabilità provinciale e regionale e per l’economia del territorio». Via che è un passaggio fondamentale per poi procedere alla successiva fase progettuale, allo stanziamento dei fondi e all’appalto.
«A dicembre si era conclusa la progettazione definitiva – fa sapere Piras –. L’iter prevede quindi che venga sottoposta alla Valutazione di impatto ambientale, al termine della quale si procederà alla redazione del progetto esecutivo e quindi alla gara per appaltare la realizzazione dell’opera». La conferenza dei servizi dovrebbe iniziare in primavera. Parteciperanno tutti gli enti interessati per valutare il progetto e dare il via libera all’intervento. Intervento il cui costo stimato è sceso a 120 milioni, contro i 168 milioni e 750mila euro previsti inizialmente, soldi inseriti nel Contratto di programma tra Anas e Ministero delle Infrastrutture, ma non ancora stanziati.
Il progetto
Il progetto di fattibilità tecnico economica era stato realizzato dallo studio dell’ingegner Gian Michele Calvi, associato a studi di Madrid, Trento e Brescia. Il documento prevede un ponte in parte ad arco e in parte a trave, probabilmente un unicum sul territorio nazionale, con 200 metri di luce, tanta è la distanza tra le pile. L’impalcato è a sezione variabile, alto 11,50 metri vicino ai piloni, ma estremamente sottile a metà campata, dove lo spessore scende a circa 2 metri. Verrà realizzato a circa 300 metri a valle del vecchio ponte e sarà lunga 800 metri, contro il chilometro di lunghezza della Becca. Previsti due “viadotti di approccio”, uno lungo 1,2 chilometri, lato Oltrepo, e uno di circa 550 metri, lato Pavese. Saranno viadotti tradizionali con pile a 50 metri, mentre il ponte avrà 3 campate da 200 metri e 2 semicampate laterali di 100 metri ciascuna. Prima del progetto di fattibilità tecnico economica era stato redatto il documento di fattibilità, costato circa 800mila euro ed elaborato da uno studio incaricato da Regione Lombarda che aveva stanziato i fondi necessari.
La situazione del ponte di Bressana
È stata confermata la data del 30 giugno per la fine dei lavori al ponte di Bressana. Dalla cabina di regia, che ha il compito di monitorare il cantiere sul viadotto, non sono arrivati aggiornamenti sul cronoprogramma.
L’intervento di sistemazione era iniziato la scorsa estate e sta determinando seri disagi nei collegamenti tra Oltrepò e Pavese. Fino al 30 giugno, quindi, si sarà costretti a fare i conti con il senso unico alternato introdotto a luglio del 2025 con l’apertura del cantiere. I lavori comportano la sostituzione totale dell’impalcato e il costo ammonta a circa 55 milioni, fondi stanziati da Rfi.
La Provincia si sta occupando della parte di intervento che riguarda la rete viaria. Ma questa manutenzione straordinaria, con la chiusura per lavori ai mezzi pesanti, rappresenta un salasso da 17 milioni di euro all’anno secondo gli autotrasportatori che avevano posto il problema al tavolo di confronto svoltosi in Provincia proprio per affrontare gli impatti economici dell’intervento sulle imprese di autotrasporto del territorio.
Il Ponte del Po a Bressana è oggetto di una serie di interventi sull’impalcato stradale, inseriti in un cantiere di potenziamento infrastrutturale ferroviaria per il passaggio dell’Alta Velocità. Questo ha comportato modifiche alla viabilità, compreso il divieto di transito per i mezzi pesanti al di sopra delle 3,5 tonnellate.
Il cantiere durerà fino a fine giugno, quindi, complessivamente per un anno. La convocazione del tavolo si era resa necessaria dopo le numerose segnalazioni, i documenti e le relazioni trasmesse dalle associazioni artigiane che, fin dall’avvio dei lavori, avevano evidenziato i pesanti costi aggiuntivi sostenuti dalle imprese di trasporto a causa dell’impossibilità di utilizzare il Ponte di Bressana e della conseguente deviazione obbligata sulla rete autostradale.
Un appalto per il ponte di Gerola
Appare sempre più probabile un nuovo e parziale appalto per consentire l’ultimazione delle opere di ristrutturazione al vetusto ponte in ferro sul Po della Geròla. I lavori strutturali, affidati alla ditta Civelli di Novara, sono stati ultimati nonostante l’accumularsi di ritardi su ritardi dovuti a una miriade di problemi (dal Covid alla mancata consegna di strutture meccaniche, dal maltempo all’impiego di mano d’opera talvolta insufficiente rispetto ai reali bisogni del cantiere).
Si pone ora anche il problema del fallimento della ditta Dimet che avrebbe avuto in consegna la posa sull’impalcato dei nuovi giunti dilatatori tra un’arcata e l’altra.
La vicenda si potrebbe complicare perché appare probabile che la Provincia di Pavia, mandataria dei lavori nonostante il tratto di strada interessato sia di competenza di Anas, dopo l’avvio dei collaudi di legge con le relative prove di carico sull’impalcato e sui pilastri su cui ha operato l’impresa Civelli, dovrà provvedere a ultimare le opere rimaste “incompiute” dopo lo stop dovuto al fallimento della Dimet.
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All’appello mancherebbero la posa dei giunti tra un’arcata e l’altra, la sabbiatura e verniciatura di diversi tratti di struttura e il rinnovo dell’impianto di illuminazione. Insomma dopo sei anni dagli appalti i lavori al ponte in ferro sul Po della Gerola (venne realizzato nel lontano 1916) sono ancora incompiuti. C’è poi un’ipotesi futura: in relazione ai positivi risultati riscontrati dai collaudi verrà deciso se allentare le “briglie” consentendo almeno il passaggio sul ponte, oggi vietato al passaggio dei mezzi pesanti, ai bus di linea e scolastici ed ai mezzi di soccorso con la rimozione (o l’allargamento) dei pesanti delimitatori in new-jersey posizionati agli ingressi del viadotto.