A Cuorgnè e Rivara le trappole del falso nipote e del figlio bloccato a Dubai
CUORGNÈ. Una telefonata disperata che parla di una malattia improvvisa e di un’operazione urgente da pagare subito. Poi, poche ore dopo e a pochi chilometri di distanza, un messaggio Whatsapp che racconta di un figlio rimasto bloccato all’estero in mezzo ad una guerra e alla ricerca di un volo per tornare in Europa. Due storie diverse, due copioni costruiti con cura, ma un unico obiettivo: convincere persone anziane a consegnare denaro e gioielli.
Il primo episodio è avvenuto a Rivara nel pomeriggio di lunedì. Un’ottantenne residente in paese riceve la telefonata di un uomo che si presenta come il nipote. Dall’altra parte del telefono la voce è agitata, quasi in lacrime. L’uomo racconta che la madre – figlia della pensionata – è stata colpita da una malattia gravissima e che i medici hanno deciso per un intervento chirurgico urgente.
La richiesta arriva subito dopo: servono 7.000 euro per affrontare l’operazione. Il truffatore insiste sull’urgenza e sul fatto che il tempo stringe. E aggiunge che, se non fosse possibile trovare tutta la somma, possono andare bene anche gioielli o oggetti d’oro.
L’anziana, comprensibilmente scossa dalla notizia, raccoglie quello che ha in casa: contanti e preziosi custoditi nei cassetti. Si sfila persino la fede dal dito. Seguendo le istruzioni ricevute al telefono, esce di casa per consegnare il denaro e i gioielli a una donna indicata come persona di fiducia incaricata di ritirare la somma e portarla in ospedale. Prima di chiudere la telefonata, il sedicente nipote le raccomanda di non contattare nessun altro familiare, assicurando che sarà lui ad aggiornare la situazione non appena arriveranno notizie dai medici. La pensionata consegna oro e gioielli per un valore complessivo superiore ai quattromila euro e torna a casa convinta di aver aiutato la propria famiglia. Solo nel primo pomeriggio del giorno successivo, martedì, decide di telefonare al figlio per avere notizie sull’intervento.
Ed è in quel momento che si rende conto del raggiro. Nessuna malattia, nessuna operazione, nessuna richiesta di denaro. La donna, insieme ai familiari, presenta denuncia ai carabinieri di Rivara che hanno avviato le indagini per individuare i responsabili.
Il secondo episodio, fortunatamente senza conseguenze, è avvenuto invece a Cuorgnè. Martedì mattina Irene, 81 anni, ex negoziante molto conosciuta in città, riceve sul cellulare un messaggio Whatsapp da un numero sconosciuto. Il mittente si presenta come il figlio Vittorio, manager nel settore informatico che per lavoro viaggia spesso tra l’Italia e l’estero.
Nel messaggio il presunto figlio racconta di trovarsi a Dubai e di essere rimasto bloccato a causa dello scoppio del conflitto armato. Per riuscire a lasciare il paese, spiega, deve prenotare immediatamente uno dei pochi voli disponibili verso l’Europa. Il problema sono i soldi.
«Mamma sono bloccato qui e devo partire subito – si legge nel messaggio –. Ci sono pochissimi voli e devo prenotarne uno adesso. Mi servono 7.500 euro. Ti mando il numero su cui fare il bonifico».
Per un attimo Irene teme che possa essere davvero il figlio a scriverle. «Lì per lì mi sono spaventata – racconta – perché mio figlio viaggia spesso per lavoro e ho pensato potesse essere davvero all’estero».
Poi però arriva il dubbio. «Mi sono fermata a riflettere e mi sono detta che, se fosse stato davvero lui in difficoltà, mi avrebbe chiamata. Così ho deciso di verificare». La donna prende il telefono e chiama Claudia, la compagna del figlio. La risposta chiarisce immediatamente la situazione. «Mi ha detto che Vittorio era lì accanto a lei, sul divano, e che da due giorni non usciva di casa perché influenzato».
Solo in quel momento Irene capisce che si tratta di un tentativo di truffa. «Prima mi sono spaventata, poi mi è venuto quasi da ridere – racconta – ma è incredibile come riescano a inventare storie così credibili».