Bloccati alle Maldive per via della guerra «Non riusciamo a rientrare a casa»
Cura Carpignano. Dovevano lasciare le Maldive il 2 marzo, ma sono ancora bloccati a Hulhumalé. Giuseppe Laurito e Teresa Itri, e i loro figli Michelangelo, 7 anni, e Nicola, che di anni ne ha solo 3, non riescono a tornare in Italia dopo l’attacco su larga scala all’Iran da parte di Usa e Israele e la successiva risposta iraniana, che ha portato alla chiusura dello spazio aereo. Si sono riusciti a sistemare, a loro spese, in un albergo, vicino all’aeroporto di Malé, che sperano di lasciare il prima possibile. «Non siamo in un Paese colpito dalla guerra, ma una guerra ci sta impedendo di tornare in Italia – spiegano Giuseppe e Teresa -. Vogliamo tornare alla vita di sempre. I nostri bambini sono piccoli e nonostante gli sforzi per mantenere una certa normalità, desiderano rientrare a casa. Il più grandicello vuole tornare a scuola e vedere i suoi compagni di classe».
i problemi con la scuola
Michelangelo frequenta la scuola Combi di Cura e ogni giorno svolge diligentemente i suoi compiti per non rimanere indietro nel programma scolastico. «Alla fine siamo in albergo a Malè e non sono ancora tornato in Italia, purtroppo”, scrive il piccolo sul quaderno di scuola. “Nicola sta cercando di adattarsi a questa situazione imprevista, ma ora non sta molto bene, nonostante tutte le precauzioni adottate durante il soggiorno». Giuseppe Laurito è dirigente infermieristico al Mondino, mentre Teresa Itri è biologa in libera professione nella stessa struttura. «Sono molto preoccupati – fa sapere l’assessore comunale ai Servizi sociali Paola Bruna -. Il loro volo di lunedì è stato cancellato e da quel momento la famiglia è in attesa di rientrare nel nostro Paese. Mi hanno spiegato che sono in contatto diretto con la Farnesina e che hanno chiesto alle autorità la possibilità di rimpatriare almeno la madre con i due bambini, vista la loro giovane età, ma al momento non è ancora arrivata una risposta. Intanto hanno trovato una sistemazione di fortuna, con spese tutte a carico loro”. Sono alloggiati in una camera doppia, 160 euro a notte, oltre le spese per i pasti. «Peraltro stanno faticando a reperire cibo e quello che trovano è molto caro. Basti pensare che un pacchetto di Pringles costa 18 dollari – spiega l’assessore -. Insomma la situazione non è semplice e, nelle ultime ore, si è aggiunta anche una preoccupazione sanitaria». La famiglia Laurito ha fatto sapere che è disponibile anche a sostenere i costi di un eventuale volo charter. «I voli internazionali sono stati cancellati, ma i Laurito hanno saputo che lo Stato organizza voli charter per il rientro dei cittadini italiani bloccati all’estero – sottolinea Bruna -. Secondo le informazioni ricevute, il costo indicativo sarebbe di circa 2.000 euro a persona, cifra che i genitori sono pronti ad affrontare pur di poter rientrare il prima possibile». L’assessore ricorda che, stando a quanto comunicato dal consolato italiano, sarebbero circa 3mila gli italiani attualmente presenti nel Paese. «Come amministrazione comunale – precisa l’assessore - seguiamo con attenzione la situazione e auspichiamo che possa essere trovata al più presto una soluzione”. “La nostra speranza è di rientrare il prima possibile – dicono i Laurito -. Ringraziamo il Console per l’assistenza e la disponibilità».