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ATP Indian Wells, Djokovic: “Alcaraz può eguagliare il mio record di vittorie consecutive”

Novak Djokovic è ritornato protagonista al BNP Paribas Open con una vittoria d’esordio solida, seppur sofferta nel primo parziale, contro Kamil Majchrzak. Nella conferenza stampa post-gara, il fuoriclasse serbo è apparso sereno e riflessivo, spaziando su più argomenti: dalla sua attuale gestione tecnica (senza un coach principale fisso) alla rivalità generazionale con Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. Non solo. Tra un omaggio sentito a Gael Monfils (questa stagione all’ultimo giro di giostra all’interno del tour) e uno sguardo rivolto al sogno olimpico di Los Angeles, Djokovic ha offerto uno spaccato di cosa significhi competere ai massimi livelli a 38 anni, ribadendo la sua incredibile capacità di adattamento e la sua fame di record. Di seguito, le dichiarazioni rilasciate dal 24 volte campione slam.

D. Novak, ben fatto. Quanto sei felice per il tuo primo match nel tour dopo l’Australian Open?
NOVAK DJOKOVIC:Sì, è bello tornare nel tour. Dopo cinque settimane senza un match ufficiale, sapevo che il primo incontro dopo così tanto tempo sarebbe stato un po’ insidioso, impegnativo, ovviamente con condizioni che sono a loro volta piuttosto sfidanti. Però sono riuscito a resettare subito nel secondo set dopo aver perso il primo e non mi sono più guardato indietro. Sentivo di dover trovare il mio ‘gioco migliore’ nel momento di maggior bisogno, in particolare all’inizio del terzo set, ed è quello che è successo. Quindi sono felice di essere riuscito a chiuderla nel modo in cui ho fatto. Naturalmente, puoi sempre guardare le cose in modo positivo o negativo. Ci sono aspetti su cui lavorare. Ma mi è piaciuto il modo in cui ho lottato e ho tenuto duro. Non vedo l’ora che arrivi il prossimo match”.

D. L’altro giorno ho chiesto a Carlos a che punto fosse rispetto alle 41 partite consecutive che hai vinto all’inizio della stagione 2011. Ha detto che avendone vinte 12 o 13 di fila, cosa che ritiene speciale, si è reso conto di quanto siano lontane le 41. Mi chiedo se ricordi cosa si provava a essere in una striscia del genere?
NOVAK DJOKOVIC:Lui può farcela. Ha tutto ciò che serve in termini di gioco, di adattabilità alle diverse superfici, livello di forma fisica e di recupero che ha mostrato e maturato negli anni. Deve mantenere il suo corpo in salute. Se resta sano, voglio dire, è così forte che può vincere qualsiasi torneo giochi. Quindi non si sa mai. Ha fatto cose storiche nel nostro sport per un’età così giovane. Però sì, vincere oltre 40 partite… e ho avuto anche altre strisce all’inizio di diverse stagioni dove ne ho vinte più di 25, credo due volte, è impegnativo. Ma, allo stesso tempo, quando vinci così tanto e cavalchi quell’onda, non vuoi lasciarla andare. Vuoi surfare su quell’onda il più a lungo possibile, perché il livello di fiducia è altissimo e, ovviamente, quando perdi la prima volta, quella fiducia viene un po’ scossa. Però finché vinci, senti che ogni match ti rende più forte, se posso riflettere o ricordare le sensazioni che provavo in quel periodo. Sì, gli auguro molte altre vittorie. Penso che faccia bene al nostro sport e quello che sta facendo è straordinario”.

D. Quanto sono alte nelle tue priorità le Olimpiadi di Los Angeles e la difesa del titolo vinto a Parigi?
NOVAK DJOKOVIC:Sì, sarebbe bello. È uno degli obiettivi a lungo termine, chiamiamolo così, un percorso per raggiungere le Olimpiadi. Sarebbe fantastico. L’ho menzionato un paio di volte nell’ultimo anno o giù di lì. La strada è ancora lunga. Penso che alla mia età e nella fase attuale della mia carriera, ogni anno sembri un periodo più lungo rispetto a chiunque sia più giovane. Ma cercherò di farcela, è sicuramente una delle mie motivazioni, quindi proverò ad esserci”.

D. Ricordo che un paio di anni fa, dopo la fine del rapporto con Goran (Ivanisevic, ndr.), parlavi della possibilità di non avere un allenatore. Mi chiedevo se fosse qualcosa che faresti mai. E inoltre, cosa cerca un 24 volte Campione Slam in un coach?
NOVAK DJOKOVIC:Boris è stato con me. È stato assistente allenatore e analista. Sai, sta ovviamente ricoprendo il ruolo di allenatore di tennis, ma al momento non ho nessuno che possa definire il mio allenatore primario. E mi va bene così. Sento di avere ciò di cui ho bisogno. Non credo di essere pronto, ancora una volta a questo punto della mia carriera, a inserire qualcuno di completamente nuovo e affrontare lo stesso processo di conoscenza reciproca; il che non significa che non stia cercando di migliorare il mio gioco o di innovare e cercare modi per progredire dentro e fuori dal campo. Lo sto facendo. Durante la pausa stagionale ho coinvolto diverse persone e ho passato alcune settimane ad analizzare e, in un certo senso, a decostruire e ricostruire il mio gioco, per quanto tempo avessi a disposizione. Penso che abbia pagato. Ho fatto un grande torneo in Australia, battendo Sinner in una sfida notturna al quinto set e poi portando Carlos (Alcaraz, ndr.) a un quarto set molto tirato. Mi ci sono voluti un paio d’anni per vincere contro entrambi quei ragazzi. Voglio dire, ho battuto Carlos all’Australian Open 2025, ma non avevo ottenuto molte vittorie contro di lui negli Slam negli ultimi due anni. È stato un ottimo modo per vedere che posso ancora batterli e che posso ancora competere a questo livello altissimo. È stato fantastico”.

D. Gael Monfils si ritirerà dal tour alla fine dell’anno. Siete quasi della stessa generazione, stessa età. Avete iniziato la carriera nello stesso periodo. Cosa ricordi di lui e cosa pensi del tuo record straordinario contro di lui?
NOVAK DJOKOVIC:Uno dei rari ragazzi più vecchi di me nel tour (sorride), insieme a Wawrinka. Voglio dire, questi ragazzi… ora parliamo di Gael, merita ogni applauso e ogni merito non solo per quello che ha fatto sul campo da tennis e per il suo atletismo fuori dal comune — intendo dire, uno dei tennisti più atletici che abbiano mai impugnato una racchetta, secondo me — ma anche uno dei giocatori più emozionanti da guardare. Credo non ci sia nessuno a cui non piaccia guardare Gael giocare a tennis, perché non sai mai cosa aspettarti. Penso che sia questo che ha portato molto interesse e anche molti sorrisi alle persone quando lo guardano giocare. Ma ci sono anche i suoi tratti caratteriali e i suoi valori. È un ragazzo così gentile, non conosco letteralmente nessuno negli ultimi 20 anni che abbia avuto qualcosa di negativo o qualche tipo di conflitto con lui. Questo la dice lunga su di lui come persona; ha sempre avuto un enorme rispetto da parte di tutti i colleghi tennisti. Tutti lo amano. Merita di giocare quest’anno come desidera e di lasciare il tennis e dire addio nel modo che ritiene più opportuno. Spero che il pubblico gli dia in ogni torneo il giusto supporto che merita”.

D. A gennaio, Craig Tiley ha suggerito che forse le donne dovrebbero giocare partite al meglio dei cinque set. Mi chiedevo, essendo tu uno che ha giocato tantissimi match al quinto…
NOVAK DJOKOVIC: “Non lo raccomando (sorride)”.

D. Puoi spiegare le sfide, non solo fisiche ma anche mentali, di affrontare il quinto set? E quanto tempo ti ci è voluto per sentirti sicuro e a tuo agio in quella situazione?
NOVAK DJOKOVIC:Sembra che quando ti prepari per uno Slam, dove per noi si gioca al meglio dei cinque, ti stia preparando per qualcosa di completamente diverso, un tour completamente diverso, una preparazione fisica e mentale differente. Perché alcuni match possono durare tre, quattro, cinque, sei ore. E io ho giocato la finale Slam più lunga della storia; ne ho fatto parte con Nadal nel 2012, durò quasi sei ore in Australia. È semplicemente estenuante. Incredibilmente estenuante e impegnativo. E ho giocato recentemente con Sinner, non so quanto sia durata, quasi cinque ore in Australia. Nel 2012 il mio corpo recuperava molto più velocemente di quanto avvenga oggi dopo maratone del genere. Sì, hai un giorno di riposo tra i match negli Slam, ma quando hai un incontro così, di oltre quattro o cinque ore, questo richiede un contributo enorme alla tua condizione fisica. È molto difficile recuperare ed essere pronto per la sfida successiva. Potresti giocare bene il match seguente, ma più progredisci nel torneo, più sei fisicamente esausto. Questa è la cosa principale. Ovviamente c’è anche l’aspetto mentale, certo. Ma fisicamente è proprio una “bestia” diversa quella che affronti nei Grand Slam rispetto a qualsiasi altra cosa nel tour”.

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