Speciale 8 marzo, la responsabile tecnica di Scs: «Un evento di Vera Gheno mi ha fatto riflettere: mi definisco ingegnera»
IVREA. Nel suo ambito rappresenta un unicum per una grande azienda come Società canavesana servizi: se tra amministrazione e comunicazione le donne non mancano, Alessia Cabrio è però l’unica responsabile tecnica. Ha 44 anni, è di Casale Monferrato e ha sempre lavorato nell’ambito gestionale della raccolta rifiuti.
Ci racconta il suo percorso e come è arrivata sino a Ivrea?
«Sono laureata in Ingegneria ambientale e da sempre, da dopo la laurea, lavoro nell’ambito della raccolta dei rifiuti. A Ivrea sono arrivata il 16 marzo del 2020, una data che ricorderò sempre, perché coincide con l’inizio del confinamento per la pandemia. Si è trattato di un cambio di mansioni che ha coinciso con un avanzamento di carriera. Il tragitto non è brevissimo, ma è un momento che potrei definire di “detox”, in particolare la sera al ritorno, mentre al mattino serve a riconnettersi alla giornata da affrontare».
E come si svolge la sua classica giornata di lavoro?
«Ho sempre tante idee da portare avanti, ma poi subentrano le criticità quotidiane, come gli imprevisti. Gestire l’imprevedibile, l’inaspettato, fa parte del mio lavoro. Con il mio ruolo di responsabile tecnica mi occupo di coordinare due settori: quello della raccolta rifiuti da parte degli operatori e poi l’officina interna».
Nel suo ruolo ha dovuto affrontare situazioni in cui il genere può aver rappresentato una difficoltà?
«Il mio è un ruolo atipico e mi è capitato di chiedermi se, in caso di divergenze sul lavoro, l’atteggiamento nei miei confronti da parte di chi è sul campo come operativo fosse dovuto al fatto che sono una donna e sono anche la responsabile tecnica dell’azienda. Ho provato a guardare i fatti da un’altra angolazione e in realtà a fare la differenza è semplicemente il fatto che posso essere considerata una figura legata alla scrivania, all’ufficio. Sono andata oltre la percezione iniziale e ho visto un’altra versione che andava oltre il genere».
Qual è secondo lei in valore aggiunto di essere donna nel suo ruolo lavorativo?
«Forse a caratterizzare la leadership femminile sono la comprensione e l’ascolto, potrebbero essere queste le caratteristiche che rappresentano un valore aggiunto. Poi non è sicuramente scontato, l’ideale sarebbe fare un’intervista doppia con un uomo che ricopre lo stesso ruolo per capire se si tratta di una mia percezione o se è realmente così».
Con il suo lavoro e il suo ruolo come concilia la vita privata?
«Sono sposata e ho due figli, di 12 e 9 anni, e con mio marito siamo riusciti a conciliare i rispettivi lavori e ruoli. Mi ha sostenuto nella decisione di fare un passo avanti nella mia carriera. Tuttavia, si presuppone sempre che le difficoltà maggiori in ambito lavorativo le incontri una donna. Dopo il lavoro vado in palestra e tra le mie passioni ci sono la lettura e i viaggi, insieme alle lingue che si parlano in altri posti. Vorrei leggere molto di più di quanto riesco a fare e quando viaggio mi piace integrarmi nel luogo in cui mi trovo, per capire come vivono gli altri. Con un gioco d’incastri, come in un diagramma di Gantt, attraverso una precisa organizzazione, si riesce a fare tutto».
Nella vita di tutti i giorni o nel suo lavoro si ispira a qualche figura femminile?
«Stimo molte figure femminili e recentemente ho partecipato a un evento a cui era presente la linguista Vera Gheno. Alcune frasi e certi suoi ragionamenti mi hanno fatto riflettere e ora, anche se raramente mi firmo con il mio titolo professionale, ho scelto di definirmi ingegnera, non più ingegnere. E, allo stesso modo, ora mi definisco responsabile tecnica. Con i miei figli, inoltre, faccio molta attenzione ai messaggi e alle inflessioni da trasmettere».