Ivrea, il dibattito sul referendum costituzionale allo Zac organizzato dalla Sentinella
IVREA. Sarà ospitato dallo Zac nei locali del Movicentro in via Dora Baltea 40 b, il dibattito organizzato dalla Sentinella del Canavese sul Referendum costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura, che si terrà martedì 17 marzo alle 21. Saranno protagonisti dal lato del “No”: la procuratrice di Ivrea Gabriella Viglione (Giusto Dire no) e Danilo Armanni (Avvocati per il no). Mentre sosterranno le ragioni del sì il presidente della Camera penale “Vittorio Chiusano” Roberto Capra (Vota sì, è giusto!) e il presidente dell’Aiga Torino Roberto Assenzi (Giovani avvocati per il sì).
L’idea è di arrivare più preparati dopo aver sentito le ragioni di tutti, alla data del 22 e 23 marzo 2026 quando le cittadine e i cittadini saranno chiamati a esprimersi sulla riforma costituzionale che riguarda l’assetto della magistratura.
Il Parlamento ha già approvato il testo, ma non con la maggioranza dei due terzi. Per questo la parola finale spetta agli elettori, attraverso un referendum costituzionale confermativo.
Il punto centrale della riforma è la distinzione formale tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. Restano entrambi parte di un ordine autonomo e indipendente, ma seguono percorsi professionali separati. Non condividono più gli stessi organi di autogoverno, pur mantenendo le garanzie costituzionali di autonomia.
La riforma prevede la nascita di due Consigli Superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Ognuno gestisce nomine, valutazioni e carriere dei magistrati della propria area. Un’altra novità rilevante è l’istituzione di una Corte disciplinare di rango costituzionale. Questo organo si occuperà dei procedimenti disciplinari, sottraendo tale competenza ai Consigli Superiori.
La novità più discussa è senza dubbio quella del sorteggio tra tutti i magistrati d’Italia per i membri togati (due terzi) degli organi di autogoverno, mentre tra i politici il sorteggio riguarderebbe una lista bloccata di giuristi sottoposta dal Parlamento.