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Iran-Usa: Trump parla di vittoria e soldi, lasciando macerie e vendette senza democrazia

Stretto di Hormuz bloccato e minato. Una nuova guida spirituale ancor più legata ai pasdaran. Migliaia di morti tra Iran, Libano e paesi del golfo dove proseguono i raid.  Maggiore repressione per i tanti giovani che chiedono libertà in Iran, petrolio alle stelle.  Altro che vittoria vicina, come proclama un Trump pronto ad andarsene dopo aver scatenato il suo inferno. Un modello Venezuela che guarda alla gestione delle risorse energetiche e ignora le istanze di libertà e democrazia. Una guerra costata miliardi di dollari che hanno fatto storcere il naso anche ai consulenti militari di un Trump che da solo ascolto ai suoi fedelissimi, spesso meri affaristi e fanatici religiosi.

La guerra che sarebbe dovuta finire in fretta registra l’inattesa resistenza e reazione da parte di un Iran che continua, contro ogni previsione e con precisione ed efficacia , (grazie anche all’assistenza russa nell’individuazione degli obiettivi) a colpire diverse basi americane, reti antimissile, aeroporti , raffinerie  e obiettivi in Israele e in diversi paesi, bloccando lo strategico passaggio delle navi a Hormuz e allargando il conflitto verso  una sfida globale, lanciata da ayatollah e pasdaran, che  spaventi  mercati e  nazioni e origini  caos. In questi attacchi hanno un ruolo i famigerati droni Iran Shahed protagonisti negli attacchi russi all’Ucraina.

Oggi la nuova guida di Mojtaba Khamenei, (in carica dall’8 marzo), sostenuta dai pasdaran (guardiani della rivoluzione islamica, corpo parallelo all’esercito regolare), che vedono crescere il loro ruolo, inneggia alla vendetta, annullando ogni proposito di resa o di accordo, facendo anche cenno al ricorso a gruppi armati all’estero.

Un regime tirannico che, pur duramente colpito, si consolida con la guerra, mettendo totalmente fuori gioco le ali moderate della teocrazia iraniana, annullando ogni spazio alle istanze di libertà e democrazia di milioni di giovani scesi in piazza e duramente repressi in un bagno di sangue.

Questo in un quadro sociale pesante, con un’inflazione oltre il 48%, cui si aggiungono gli effetti dell’embargo su una grande realtà (93milioni di abitanti) ricchissima di risorse naturali, con un importante settore artigianale e industriale.  Un paese ora alle prese con una drammatica carenza di risorse idriche.   Un tema sta aprendo un nuovo fronte militare in paesi spesso dipendenti dai desalinizzatori di acqua di mare.

Coinvolgere più paesi nel caos

Nella sua reazione Teheran cerca di tenere testa coinvolgendo negli attacchi il maggior numero di Paesi. A questo servono droni e missili lanciati ben oltre le basi americane delle ricche monarchie sunnite, Azerbaigian, Turchia, Cipro,  nonostante i propositi di pace verso gli emirati colpiti, che continuano ad essere presi di mira toccando in particolare Dubai, la cui economia ricca, stabile e sicura comincia a dare segni di cedimento. Un attacco che va ben oltre le basi militari americane presenti, come quella del  quartier generale  della marina Usa presente in Bahrein e quella in Qatar.   Questo chiedendo alle ricche realtà sunnite del Golfo, promettendo lo sviluppo di buoni rapporti già in corso, di fare pressioni sui loro amici americani per metter fine alle azioni militari. Azioni militari che hanno fatto fuggire turisti, finanzieri e studenti in gita, da questi paradisi di ostentata ricchezza, con il dato emblematico delle vittime quasi tutte tra poveri migranti costretti a lavorare senza alcuna tutela.

Dubbi sulla minaccia nucleare iraniana

Intanto crescono i dubbi su una guerra che non si ferma al “Ruggito del leone”, lanciato da Tel Aviv per smantellare la minaccia nucleare iraniana, in cui la stella di Davide avrebbe coinvolto gli Usa, con un Trump che riprende il vecchio tema dell’ “impero del male rivolto da alcuni suoi predecessori verso Mosca.   Questo per cancellare la minaccia di un grande paese, certamente tiranno, che non ha mai aggredito nessuno. Molti ricordano la sanguinosa aggressione subita dall’Iraq di Saddam Hussein con una guerra che perdurò dal 1980 al 1988 con oltre 500mila morti.

Intanto in Iran si continua a morire sotto una pioggia di missili americani e israeliani. Gigantesche esplosioni e migliaia di morti di cui nessuno potrà mai avere un numero certo. Una guerra di droni, di attacchi cyber che colpiscono e uccidono, e ha molto colpito come i bombardamenti americani siano stati cinicamente presentati come un videogioco con tanto di macarena come supporto musicale.(sul modello del video con   Gaza trasformata in un resort per miliardari).

E l’aumento della benzina? Per Trump nessun problema: “Siamo il più grande produttore di petrolio e cosi ci facciamo un sacco di soldi”. Ma anche negli Usa non tutti la pensano così tanto e cresce la preoccupazione dopo l’insuccesso delle roboanti campagne per richiamare investimenti stranieri negli States (tutte caratterizzate da elementi con produzioni delocalizzate in mezzo mondo). Intanto la guerra continua e salgono le preoccupazioni nel mondo per quelle petroliere ferme e colpite nello stretto di Hormuz (tranne quelle cinesi che continuano a passare). Uno stretto su cui la sola minaccia di mine e saltuarie iniziative belliche possono dar corso a un’instabilità globale.

Sono tutti contro la guerra a parole (non per i business delle armi) ma solo la Spagna ha preso le distanze evitando ogni compromesso (e le sue basi) nell’attacco in corso all’Iran. 

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