La feroce tenerezza di Mirko Gualerzi, tormentato e dimenticato pittore del ‘900
Finalmente è uscito nelle librerie Gual, una feroce tenerezza, il libro di mio fratello Roberto Farina sulla figura tormentata di Mirko Gualerzi, pittore e scultore, un colosso del Novecento, un colosso dimenticato, per Milieu edizioni. Milieu edizioni segue mio fratello da molti anni, ha pubblicato e ripubblicato tutti i suoi libri; un matrimonio artistico fatto di fedeltà, amicizia, passioni condivise per gli ultimi, gli emarginati dal mercato, per i ribelli, per chi va “in direzione ostinata e contraria”.
Il libro è bellissimo come oggetto tipografico, come grafica, con un corredo fotografico di alto livello, stampato con tutti i crismi, è bello tenerlo in mano e sfogliarlo. Sono circa 260 pagine di scrittura che oserei definire tridimensionale, ci si entra dentro con gli occhi e l’immaginazione.
Tutto nasce quando mio fratello una domenica mattina esce di casa e vicino al muro del portone trova un quadro appoggiato: il giocatore di disco. Ne rimane folgorato. Intorno il caos di una fiera di quartiere, musica di Al Bano e Romina nell’aria, imbonitori, bambini che urlano e giocano, e il silenzio dell’arte appoggiato al muro, ma un silenzio che urla e grida vendetta: vendicami amico mio, vendicami da tutta l’indifferenza che mi circonda. E Roberto non si fa mai ripetere due volte queste richieste, queste invocazioni, soprattutto quando a farle è l’arte, in questo caso la pittura di Mirko Gualerzi.
Così inizia la sua ricerca sulle orme di questo artista schivo, dal carattere difficile e ombroso, morto in un ospedale psichiatrico nel 2004 a 67 anni. Il destino nel corso di anni e anni di ricerca alla fine si compie e questo libro appena uscito è la sua consacrazione, la consacrazione di un destino, di un incontro fatale. Gualerzi ci sbatte in faccia un’umanità ferita, contorta, fasciata da bende, da colpi ricevuti, ci comunica con spaventosa e delirante lucidità la condizione dell’essere umano, sempre in bilico tra agonia e sogno, tra rabbia e tenerezza. Condizione che appare universale, panteistica, coinvolgendo nella sua corrente implacabile animali e natura, senza fare sconti a niente e nessuno, l’unico rifugio possibile è forse una macabra ironia, un ghigno liberatorio e accusatorio al tempo stesso. E nel tormento, nella necessaria nudità dell’ispirazione pura, si cela una segreta e paradossale delizia, la delizia di non mentire e di accogliere visceralmente tutte le catastrofiche verità dell’esistenza.
Il libro si legge tutto d’un fiato ed è il fiato della vita. Lo ha scritto mio fratello e ne sono orgoglioso.
Vi allego alla fine del pezzo una video intervista che ho fatto a Roberto, per chi avrà la curiosità di ascoltare le sue parole. E vi invito a comprare questo libro, non per fare un favore a mio fratello, ma a voi stessi. Non siete stufi delle solite cose? Ebbene, questo libro è insolito. Perché io e mio fratello crediamo ancora in una umanità che al bar ordina “l’insolito”, non il solito, il solito è tremendamente palloso, ci avete fatto caso? Il solito siete voi quando vi dimenticate lo stupore, la meraviglia e l’orrore di essere vivi. Questo libro vi ricorda che siete vivi a ogni pagina. E per soli 18 euro! Il prezzo di una pizza e una birretta e di colpo diventerete vivi! Vi pare cosa da poco? Qualcuno ha scritto: la vita non è bella né brutta, la vita è originale.
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