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Allarme nel Golfo: la corsa contro il tempo degli Usa per sminare lo Stretto di Hormuz

Lasciate sole dai loro alleati, le forze armate statunitensi dovranno affrontare da sole le sempre più probabili operazioni di sminamento dello Stretto di Hormuz. Anche se fin dall’inizio delle operazioni belliche è stata precisa intenzione degli Usa quella di limitare le capacità iraniane di posare ordini nei 33 km di mare che vengono attraversati da navi e soprattutto da petroliere, la Marina dovrà mettere in pratica le diverse capacità di cui dispone per riportare in sicurezza la navigazione della Regione. Secondo l’Ufficio dell’Intelligence navale degli Usa, la Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (Irgc), considera le mine un pilastro fondamentale della propria strategia militare, mentre stando a quanto comunicato dagli Usa, queste forze avrebbero iniziato a posarle nello stretto la scorsa settimana, anche se al momento non ci sono ancora prove di queste operazioni.

La preoccupazione americana è dettata dal fatto che la U.S. Navy, lo scorso anno, aveva dismesso quattro dragamine di classe Avenger basati in Bahrein perché obsolete, essendo state varate oltre 30 anni prima. Il Comando Centrale delle Operazioni (Centcom), lunedì scorso, aveva dichiarato che le forze statunitensi hanno distrutto gli arsenali delle mine navali iraniane durante un attacco sull’isola di Kharg, distruggendo anche 16 navi posamine. Secondo l’intelligence Usa, l’Iran possiederebbe circa 6.000 mine di vario tipo: quelle magnetiche, che vengono fissate manualmente a una nave da sommozzatori; le mine ormeggiate, che galleggiano sotto la superficie dell’acqua e sono ancorate al fondale marino; le mine di fondo, che poggiano sul fondo; e quelle mine alla deriva, galleggianti sulla superficie dell’acqua e che detonano al contatto.

Come vengono trovate e distrutte le mine

Per poterle rimuovere servono pertanto diversi tipi di mezzi, a cominciare dai dragamine della classe Avenger, quattro dei quali sono di stanza presso la base di Sasebo, in Giappone, che potrebbero essere schierati in Medio Oriente dopo un viaggio di almeno due settimane. Queste navi utilizzano sonar e veicoli a controllo remoto (chiamati Rov), controllati via cavo, per identificare le mine sotto la superficie dell’acqua, e furono impiegate durante la Guerra del Golfo per distruggere oltre mille mine posizionate al largo del Kuwait. La richiesta di aiuto agli alleati parte proprio da qui, ovvero dal lungo tempo di intervento e dalla necessità di sguarnire il settore del Pacifico più vicino a Taiwan. E, stando ai siti internet di tracciamento, da ieri la Uss Tripoli, la Uss New Orleans, la Uss San Diego e la 31ª Unità cacciamine imbarcata, si starebbero dirigendo verso lo Stretto a supporto dell’Operazione Epic Fury.

Una volta identificate le mine, queste navi le distruggono, facendole esplodere con un dispositivo acustico che emette un rumore progettato per attivare le mine sensibili al suono, oppure con l’emissione di un forte campo magnetico per ingannare i sensori d’innesco che rilevano la presenza degli scafi. Tra le procedure, anche quella di usare grandi cesoie per recidere i cavi di ancoraggio delle mine che, una volta liberate, salgono in superficie e vengono fatte esplodere. Le navi dragamine sono costruite in legno e fibra di vetro per produrre una «firma» non magnetica, e le loro eliche hanno una forma speciale per emettere una bassa impronta acustica, in modo da limitare le possibilità di innesco delle mine. Sono anche dotate di due mitragliatrici calibro .50 e di due lanciagranate Mk 19 per la propria difesa, ma contro attacchi aerei devono essere protette da altri assetti.

Un altro tipo di nave fondamentale sono le navi della classe Independence, che stanno sostituendo i vecchi dragamine presenti in Bahrein; esse sono equipaggiate con un sistema di missione di tipo elettromagnetico e meccanico. Di queste, la Uss Canberra si trova nell’Oceano Indiano, la Uss Santa Barbara e la Uss Tulsa sono già in rotta verso il Bahrein.

Sono unità realizzate in alluminio, e non possiedono la stessa proprietà dei dragamine non rilevabili. Di conseguenza, possono operare solo al di fuori di una zona a rischio mine, facendo avanzare i robot sottomarini presenti a bordo o i veicoli di superficie e subacquei a controllo remoto, per raggiungere le aree in cui sono state posate mine, al fine di individuarle e distruggerle. Per la loro difesa, rispetto alle navi cacciamine di classe Avenger, queste navi presentano un armamento potenziato che include un cannone MK-110 da 57 mm, il sistema di autodifesa SeaRam, e mitragliatrici calibro .50.

L’importanza degli elicotteri dotati di sistema laser

Fondamentali per l’avvistamento sono però i mezzi aerei: sugli elicotteri Sikorsky Mh-60S Seahawk sono installati il pacchetto Mcm (Mineral Counter Measures) della nave di classe Independence, e il sistema laser di rilevamento mine An/Aes-1, in grado di individuare mine galleggianti e ormeggiate a media distanza. Per la neutralizzazione, viene usato invece l’apparato An/Asq-235, che invia un drone-bomba sottomarino per intercettare e distruggere la mina. Non si ha certezza, invece, del fatto che in servizio ci siano ancora due vecchi elicotteri Sikorsky Mh-53E Sea Dragon, che ai tempi della Guerra del Golfo erano i principali velivoli da sminamento della Marina Usa. Questi usano un sonar a scansione laterale Aqs-14A per la ricerca di mine, trainano la «slitta magnetica» Mark 105 per l’individuazione e il sistema meccanico Mk-103 per la distruzione.

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