Dalle pagine di un libro spunta un buono del ‘56: «Acquistato per mille lire, oggi vale 50mila euro»
PAVIA. È spuntato dalle pagine ingiallite di un libro, durante il riordino di alcune scatole che contenevano ricordi e cimeli di famiglia nella casa di Pavia. Un buono del valore di mille lire, che risale al 1956. E che, secondo il consulente contabile che lo ha esaminato, oggi varrebbe 50mila euro.
La proprietaria, Marina D.,75 anni, ha aperto un contenzioso con Poste e con il Ministero delle Finanze per ottenere il rimborso. «Sono soldi che farebbero comodo a tutti – spiega il figlio della donna –. Purtroppo il buono è scaduto perché dimenticato e poi perso in mezzo agli oggetti di casa. Lo abbiamo ritrovato per caso, durante alcuni lavori di sistemazione dell’appartamento. Era nascosto in mezzo a un libro. Non ricordiamo esattamente quando fu acquistato, ma probabilmente era per il compleanno di mia madre, che era piccola all’epoca. Ad acquistarlo fu mio nonno materno».
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Quanto vale
Il calcolo del valore attuale è stato fatto tenendo conto degli interessi legali, della rivalutazione e della capitalizzazione. Per provare a riscuotere il titolo la donna si è rivolta all’associazione Giustitalia, che si occupa di rimborsi dei buoni e titoli di Stato, e ha avviato un contenzioso con Poste e Ministero delle Finanze «obbligati in solido – secondo i consulenti e gli avvocati dell’associazione – a onorare tutti i debiti esistenti anche prima dell’avvento della Repubblica Italiana, durante il Regno d’Italia».
Ma come si calcola il valore di un buono “antico”? «La valutazione deve tenere conto dell’anno di emissione, il tasso previsto per quel tipo di titolo, il succedersi delle leggi nel tempo, i periodi di valutazione e svalutazione monetaria e l’introduzione della moneta unica europea – spiegano dall’associazione –. In linea di principio, si può avere un’indicazione di massima del valore attuale del proprio titolo considerando il potere di acquisto che aveva la lira all’epoca di emissione del buono».
Il nodo prescrizione
Il nodo del contenzioso, che è ancora aperto e vedrà un lungo braccio di ferro, riguarda la prescrizione: «Il titolare o i suoi eredi possono richiedere il rimborso, maggiorato degli interessi oltre alla rivalutazione monetaria, a condizione che non sia decorso il termine di 10 anni – spiegano i legali –. Il termine decorre non necessariamente dalla data di emissione del titolo ma da quando il titolare è in grado di far valere il proprio diritto, quindi anche dal momento del ritrovamento».
L’associazione fornisce anche qualche dato statistico: in Italia ci sono circa 10 milioni di titoli di credito “antichi”, tra buoni postali, libretti bancari, Bot, non riscossi e, secondo l’associazione, «ancora riscuotibili». La partita per ottenere il rimborso del titolo è aperta. —