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Centri di permanenza per migranti, ballottaggio in Veneto fra Venezia, Verona e Treviso. Già eseguiti i sopralluoghi

Manca solo la location precisa, per il resto c’è tutto. Le caratteristiche dell’area scelta: «località a bassissima densità abitativa, facilmente perimetrabili e sorvegliabili». Il costruttore: il Genio militare. E c’è anche il bacino da cui sarà scelto il patrimonio immobiliare su cui costruire: il Ministero della Difesa. È praticamente tutto pronto per il Cpr in Veneto, il centro di permanenza e rimpatrio dove saranno rinchiusi fino a 18 mesi i migranti irregolari. Il Consiglio dei ministri ha definito le regole d’ingaggio. Quanto alla localizzazione, girano varie ipotesi: si parla delle province di Verona, Venezia e Treviso, perché sedi di aeroporti. E una delle caratteristiche irrinunciabili è che il Cpr si trovi nelle vicinanze di uno scalo aeroportuale.

La premier Giorgia Meloni ha dato mandato al Ministero della Difesa di realizzare nel più breve tempo possibile: i criteri per individuare le aree interessate saranno definiti da un Dpcm di prossima uscita. Ma in Veneto si tende un’onda emotiva notevole, perché questa regione ha già conosciuto due esperienze traumatiche in fatto di gestione dei migranti: gli hub di Cona (Venezia) e Bagnoli di Sopra (Padova). Centri in cui vennero sistemate anche oltre mille persone e che mai la popolazione locale ha accettato. Nell’elenco delle esperienze impattanti va citata anche l’ex caserma Serena di Treviso, dove anche attualmente ci sono circa 400 migranti.

I parlamentari veneti

«Un Cpr a Verona? Magari» commenta Flavio Tosi, deputato di Forza Italia e segretario regionale del partito. «La gente confonde queste strutture con gli hotspot ma non hanno nulla a che vedere. Gli immigrati entrano nei Cpr e ci restano, come fosse una specie di carcere. Non c’è andirivieni. Caserme dismesse ce ne sono tante in Veneto, c’è solo l’imbarazzo della scelta».

Anche Raffaele Speranzon, senatore veneziano di Fratelli d’Italia, sta seguendo la questione. «Credo non si possa prescindere da un confronto tra Regione e amministrazioni locali, decidendo poi le compensazioni adeguate per i territori scelti», dice. Speranzon plaude la scelta di espellere o rimpatriare chi non ha titolo per restare in Italia, mentre Ciro Maschio, deputato veronese di FdI ci tiene a tranquillizzare la popolazione. «Saranno comunque lontani dai centri abitati, dunque i disagi saranno ridotti».

Le caratteristiche richieste

Attualmente i Cpr sono otto e si trovano nelle città di Torino, Roma, Brindisi, Palazzo San Gervasio (Potenza), Bari, Trapani, Caltanissetta, Macomer e Gradisca d’Isonzo. Ma come ha recentemente ribadito anche la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, con un numero crescente di migranti la rete dei Cpr va necessariamente rinforzata.

Analizzare le caratteristiche della struttura del vicino Friuli Venezia Giulia può forse aiutare a formulare delle ipotesi.

Il Cpr di Gradisca d’Isonzo è un’ex caserma ristrutturata 10 anni fa e rimodernata. C’è un muro di cinta e ci sono nuclei abitativi interni. Le persone restano lì dentro circa 15-20 giorni, prima di venire rimpatriate. È un contesto di restrizione della libertà di movimento. Tengono il telefonino e possono muoversi in autonomia, ma non possono uscire. Una caratteristica richiesta per collocare un Cpr è la vicinanza di un aeroporto. Altra peculiarità fondamentale per la logistica: la zona deve essere servita da mezzi pubblici. Capita che dopo un periodo di permanenza gli ospiti vengano assolti: devono quindi uscire e andarsene in autonomia. Per questo servono bus e treni a breve distanza.

Gli aeroporti presenti in Veneto sono a Venezia, Treviso e Verona ma non è escluso che chi deve decidere faccia una scelta logistica in stile Amazon, che ha scelto San Bellino e Castelguglielmo in provincia di Rovigo per la vicinanza all’aeroporto di Bologna. La partita è gestita da Questure e Prefetture, incaricate di istruire le pratiche da sottoporre al Viminale per la scelta finale. Snodo fondamentale per la scelta finale è il prefetto Valerio Valenti, commissario all’emergenza migranti. In queste ultime settimane sono stati eseguiti sopralluoghi in varie caserme nelle province del Veneto, proprio per verificare lo stato dei luoghi e capire quale sia il margine di intervento.

Sindaci in agitazione

A Roma si sono riuniti 80 amministratori per la riunione della Commissione immigrazione dell’Anci. «C’è grande preoccupazione da parte di tutti i Comuni, di tutti gli schieramenti politici per la situazione attuale», ha ribadito il sindaco di Prato e delegato Anci all’immigrazione Matteo Biffoni. Alla riunione erano presenti anche gli assessori Luisa Ceni (Verona) Margherita Colonnello (Padova), Matteo Tosetto (Vicenza), Mirella Zambello (Rovigo). «Sosteniamo le proposte dell’assemblea e le riteniamo essenziali come linee guida da sottoporre al Governo», dicono.

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