De Cecco, dal bronzo europeo al Belluno. «Non vedo l’ora di iniziare l’avventura»
La medaglia europea al collo e la valigia già pronta. Prossima destinazione Giappone, dove cercare una non semplice convalida del biglietto per i Giochi di Parigi.
In mezzo breve tappa a Belluno, nuova casa di un giramondo del volley come Matteo De Cecco. All’allenatore facente parte dello staff tecnico della nazionale slovena maschile, la dirigenza dei rinoceronti ha infatti delegato in estate il ruolo di assistente di coach Gian Luca Colussi.
Proprio questa mattina saluterà i ragazzi, poi sarà già tempo di prendere la strada verso Lubiana e il Sol Levante in attesa del definitivo rientro in provincia più o meno a ridosso dell’inizio campionato di serie A3, previsto domenica 15 ottobre (ore 15, Spes Arena) contro il Cus Cagliari.
Coach, che estate la sua…
«Niente male, in effetti. Parliamo di mesi senza dubbio complicati sotto l’aspetto organizzativo, logistico ed emotivo. A proposito, spesso si sottovaluta tale componente ma è quella che toglie maggiori energie. Ma sono, anzi siamo davvero felici: il terzo posto continentale è un traguardo straordinario».
Avete festeggiato eccome, dopo aver battuto 3-2 la Francia nella finalina.
«Faccio parte di questo staff tecnico dall’ormai lontano 2015, quando occupavamo il 38esimo posto del ranking mondiale. Lo stesso anno, la squadra si è spinta sino alla finale europea, persa proprio contro la Francia. Purtroppo stavolta la Polonia ci è stata superiore in semifinale, ma vanno dati ai nuovi campioni europei tutti i meriti del caso. Tra l’altro ritengo il bronzo sia speciale e lo dice chi ha vinto due argenti. In un certo senso infatti, se termini al terzo posto chiudi l’Europeo con una vittoria, non una sconfitta: psicologicamente, fa enorme differenza. Per quello eravamo così felici, senza dimenticare che di fronte c’erano i campioni olimpici in carica. Ci abbiamo messo cuore nell’ultimo atto, oltre alla pressione del dover ottenere punti utili al ranking rispetto a una Francia già sicura del posto alle Olimpiadi».
A proposito, il sogno 5 cerchi è vivo pure per voi.
«Per i nostri giocatori la qualificazione a Parigi è il sogno di una vita, perché purtroppo non siamo riusciti a qualificarci alle Olimpiadi 2016 e 2021. Adesso diversi giocatori sono all’ultima opportunità di tale caratura, carta d’identità alla mano. Domenica partiremo verso il Giappone, dove affronteremo la poule comprendente i padroni di casa, noi, Usa, Serbia, Turchia, Tunisia, Egitto e Finlandia. Mi sembrava un girone difficile ma non impossibile, eppure guardando al ranking lo compongono quattro o cinque delle prime dieci nazionali al Mondo: fin quasi troppo competitivo. Ne passano solo due, mentre più avanti gli ultimi posti vacanti verranno colmati tenendo conto di ranking e rappresentanza di tutti i continenti».
Smaltito il fuso e le auguriamo con un appuntamento in Francia per l’estate 2024, lei potrà dedicarsi da metà ottobre al Belluno Volley.
«Esatto, intanto sono qui e proprio domenica mi sono incontrato con il diggì Franco Da Re e l’avvocato Elisabetta Fratte, peraltro presidente della nuova associazione “Belluno x la pallavolo”. Oggi invece andrò a trovare i giocatori nel corso della seduta pesi tenuta dal preparatore Sergio Sartori, sperando non si arrabbi se magari ruberò qualche minuto ai ragazzi».
Come si tiene in contatto con coach Colussi?
«Ricevo report giornalieri, scambiamo messaggi e vengo sempre informato dei progressi della squadra. Dispiace aver appreso dell’infortunio di Reyes, di cui mi hanno parlato un gran bene pure a livello umano. Gli auguro rientri in campo con il sorriso il prima possibile».
Belluno vuole vincere.
«Però noi uomini di campo possiamo solo promettere di lavorare tanto, auspicando i risultati ne siano una conseguenza. Non vedo l’ora di cominciare questo percorso, affiancato da figure professionali, appassionate e che hanno creato un progetto condiviso da molte persone».