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Francia, nasce il governo Lecornu 2. Ma nella fragile tregua di Macron Parigi balla sull’orlo della sfiducia

Ha preso forma il governo Lecornu 2 in Francia: ieri ha riconfermato alcuni ministri e ne ha nominati di nuovi. Con l’alto rischio che l’esecutivo francese abbia di nuovo le ore contate, Macron dall’Egitto accusa i suoi rivali.  

L’esecutivo Lecornu bis

Il premier francese, rinominato dal presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, dopo che una settimana fa aveva presentato le dimissioni, ci riprova. Ha definito la nuova squadra come «un governo di scopo», ovvero con l’obiettivo «di varare la manovra finanziaria entro la fine dell’anno». A detta di Lecornu si tratterebbe di «un governo di volti nuovi che escono dalla società civile, con personalità di esperienza e giovani parlamentari». Peccato però che diversi ministri siano della “vecchia” guardia.

Il nuovo esecutivo, che si è riunito oggi pomeriggio e dovrà presentare entro mercoledì il progetto di bilancio, include 11 ministri di Renaissance, 6 repubblicani di LR, 4 del Movimento democratico, 3 di Horizons, 1 di Liot e 1 di Unione dei democratici e degli indipendenti, mentre sono 8 i ministri che provengono dalla società civile.

Tra i 34 ministri, sono stati riconfermati Jean Noel Barrot agli Esteri, Gerard Darmanin alla Giustizia, Rachida Dati alla Cultura, Roland Lescure all’ Economia. Catherine Vautrin è stata spostata invece dal Lavoro alla Difesa, al suo posto è entrato l’ex presidente delle ferrovie, Jean-Pierre Farandou. Il repubblicano Bruno Retailleau si è rifiutato di far parte del nuovo governo e al suo posto è subentrato il prefetto di Parigi, Laurent Nuñez, come ministro degli Interni. Tra le altre new entry Monique Barbut al ministero della Transizione ecologica, Eduard Geffray all’Istruzione e Vincent Jeanbrun all’Urbanistica.

Reazioni

Già ieri sono arrivate le prime reazioni piccate, con Mathilde Panot di France insoumise che aveva commentato: «Non disfate troppo presto i cartoni, la sfiducia sta arrivando». E il segretario del Ps, Olivier Faure aveva scritto «No comment». Pare che i socialisti, i centristi dissidenti e gli ecologisti decideranno sull’appoggio o meno a Lecornu dopo la sua dichiarazione di politica generale in arrivo domani. Intanto oggi, a rincarare la dose contro il nuovo esecutivo, hanno contribuito sia Rassemblement National che l’Unione dei democratici e France insoumise.

Jordan Bardella, di Rassemblement National (Rn), ha dichiarato su X: «È nell’interesse del Paese garantire che Emmanuel Macron venga fermato sul nascere: voteremo quindi a favore delle mozioni di sfiducia provenienti da altri partiti politici». E il partito Rn sempre su X ha annunciato: «Marine Le Pen ed Éric Ciotti hanno presentato questa mattina una mozione di sfiducia congiunta a nome dei gruppi Rn e Udr». E anche la France Insoumise ha presentato una mozione di sfiducia. Dall’altra parte, il deputato socialista, Philippe Brun, ha avvisato, parlando con Reuters, che la sfiducia non ci sarà «se il primo ministro si impegna ad abbandonare l’articolo 49.3 e a sospendere la riforma delle pensioni».

Riforma delle pensioni

Sulla riforma delle pensioni potrebbe infatti scivolare subito il nuovo governo: il partito socialista, che sarà l’ago della bilancia, per votare la fiducia chiede la sospensione della riforma. A confermarlo è un editoriale del quotidiano Les Echos: qualora Lecornu andasse incontro alla richiesta del Ps «sarà possibile una forma di stabilità politica, anche se precaria». In caso contrario, «se Sébastien Lecornu si rifiuterà di spingersi fino a sospendere o abrogare la riforma, il suo governo cadrà ed Emmanuel Macron sarà con ogni probabilità costretto a sciogliere l’Assemblea nazionale».

Macron accusa i suoi oppositori

Mentre si trova in Egitto per la cerimonia della pace di Gaza, Emmanuel Macron si è rifiutato nuovamente di presentare le dimissioni e ha accusato i rivali politici di aver destabilizzato il Paese. «Garantisco continuità e stabilità, e continuerò a farlo» ha affermato. E rifiutandosi di prendersi responsabilità per la più grave crisi politica, ha continuato a dire: «Le forze politiche che hanno istigato la destabilizzazione di Sébastien Lecornu sono le uniche responsabili di questo caos».

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