Tre Fenici oggi portabandiera dell’Italia Passione, impegno e sacrificio quotidiano
Ivrea
Oggi, sabato 15 novembre, alle ore 13.40, la nazionale italiana di rugby cercherà di non farsi travolgere dagli Springboks all'Allianz Stadium di Torino. E ci sarà anche un pezzo di Ivrea a sostenere la nazionale di Gonzalo Quesada. Sono Vittoria Ferrando, Elisa Panizza e Claudia Cirdei.
Vittoria, Elisa e Claudia sono le giocatrici dell'Ivrea Rugby club e saranno le portabandiera della nazionale italiana nella sfilata che precede la partita. Le Fenici, questo il nome della squadra di rugby femminile, sono un fiore all'occhiello del club sportivo del presidente Franco Rosso. Sono molto di più di una semplice squadra di rugby. È il vero spirito di questo sport giocato solo da gentiluomini o, in questo caso, da gentildonne. «L'idea di avere una squadra femminile è nata intorno al 2014 e ha avuto un primo sviluppo per poi riprendere nel 2018 – afferma Gianfranco Zanlorenzi, classe 1956, allenatore delle atlete e storico personaggio del rugby eporediese – . Dopo aver giocato molti anni, ho intrapreso la carriera di allenatore e poi mi sono appassionato al rugby femminile. C'è una differenza enorme rispetto ad allenare i maschietti perché ti impegnano di più dal punto di vista mentale e le Fenici lavorano molto più appassionatamente. E questo è il nostro stipendio».
Dimenticate campionati, classifiche e altre amenità del genere e preparatevi a vedere solo la voglia di giocare lo sport più bello del mondo.
La squadra è una selezione intersocietaria, e tra i club che contribuiscono stabilmente o che hanno contribuito al progetto Fenici ci sono: Ivrea Rugby club (società promotrice e sede principale), Biella Rugby club, Rugby San Mauro, Stade Valdôtain Rugby (Valle d'Aosta), Collegno Rugby, Pro Vercelli Rugby. Il progetto ha consolidato la sua presenza, puntando in modo deciso sulla crescita del settore giovanile, oggi fiore all'occhiello. Le sessioni di allenamento principali (quelle tecnico-tattiche cruciali) si tengono generalmente nella sede centrale di Ivrea. Attualmente, intorno alle Fenici ruotano oltre 80 ragazze di cui 15 di Ivrea.
Fabio Pirola, 42 anni, biellese ma ormai in pianta stabile al campo di rugby di san Giovanni a Ivrea, laureato in organizzazione e gestione dei servizi per lo sport e in scienze sociali per la cooperazione e lo sviluppo, è il direttore sportivo delle Fenici. «Lavorare con le Fenici ti dà grandissime soddisfazioni e, nel mio caso – dice –, siamo riusciti a portare 5 giocatrici in nazionale. Dal punto di vista tecnico, le atlete sono allenate come i ragazzi. Ma le Fenici non sono solo una squadra, ma anche e soprattutto un progetto culturale. È importante l'inclusione: quando arriva una ragazza nuova deve sentirsi accolta. È importante il fattore della crescita a livello umano. È scendere in campo è una grande soddisfazione, qualunque sia il risultato».
Le Fenici sono un simbolo di passione, resilienza e crescita nel panorama sportivo eporediese e non solo. Queste giovani atlete portano avanti i valori più autentici della palla ovale, distinguendosi sia nel campionato Seniores di Serie A sia nei settori giovanili. «Per capire il nostro spirito vale la pena di raccontare un episodio recente – spiega Pirola –. Un segnale di maturità è emerso in campo: durante la partita, la capitana della squadra seniores ha richiamato l'attenzione delle sue compagne, impartendo una direttiva chiara: Nessuna lamentela verso l'arbitro; il nostro unico obiettivo deve essere il gioco. Questo atteggiamento, in linea con la filosofia sportiva delle Fenici («dobbiamo solo giocare»), ha confermato l'efficacia del lavoro svolto, evidenziando una notevole crescita caratteriale e disciplinare del gruppo». E le Fenici diventano una famiglia dove il ruolo dei genitori nella direzione della squadra è importante. Tutti i genitori hanno un ruolo attivo e partecipano alla vita della società. Sonia Jacquemod è la team manager e mamma di una delle atlete: «L'impegno umano con la squadra è importante: io vedo queste ragazze un po' come se fossero tutte figlie mie. Sono sempre in campo con loro e momenti di crisi possono essere risolti anche con un abbraccio».GIORGIO PASQUA