Pappalardo accusato di corruzione, il sindaco vuole levargli il San Siro
PAVIA. Revocare la benemerenza di San Siro all’ex maggiore dei carabinieri, Maurizio Pappalardo a processo per corruzione, peculato e stalking. Questa l’indicazione data dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco, Michele Lissia, e sulla quale gli uffici del Mezzabarba hanno quasi terminato l’istruttoria.
Opportunità
Maurizio Pappalardo, giova ricordarlo, per la legge italiana è ancora innocente e lo sarà sino a quando non vi sarà una sentenza definitiva.
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A suggerire questo passaggio all’amministrazione, tuttavia, vi sono ragioni di opportunità, non tanto e non solo per le due contestazioni riguardanti reati contro la pubblica amministrazione, quanto per il fatto che, secondo l’accusa, l’ex maggiore dei carabinieri avrebbe abusato del proprio ruolo e degli strumenti che aveva a disposizione per perseguitare una donna che aveva deciso di troncare la relazione che aveva avuto con lui. Pappalardo ricevette la benemerenza di San Siro il 9 dicembre 2022, su decisione dell’amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Fabrizio Fracassi. Anche se va detto che nel 2018 a proporre l’ufficiale dei carabinieri erano stati i consiglieri del Partito democratico Davide Ottini e Sergio Maggi. Nel 2022, invece, la candidatura era stata avanzata dalla deputata Paola Chiesa (FdI), trovando l’appoggio di Nicola Niutta, all’epoca presidente del Consiglio comunale per Fratelli d’Italia e Roberto Mura, capogruppo della Lega. La motivazione della sua candidatura risiedeva «nelle sue elevate competenze maturate durante importanti missioni nelle quali ha dato prova di spiccate doti umane e alto senso civico».
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L’allora capitano Maurizio Pappalardo (comandava il nucleo informativo della compagnia carabinieri di Pavia) aveva anche preso parte agli interventi militari a sfondo umanitario e di polizia internazionale dei carabinieri resisi indispensabili in Kosovo, Macedonia e Albania.
Il regolamento
Negli ultimi vent’anni non si è mai verificata l’ipotesi di una revoca della benemerenza, anche se questa procedura è prevista e disciplinata dall’articolo 7 del regolamento per la concessione delle civiche benemerenze, che recita: «Incorre nella perdita della civica benemerenza l’insignito che se ne renda indegno. Il provvedimento di revoca della relativa concessione è adottato dal Consiglio comunale su proposta del sindaco con lo stesso quorum previsto per l’assegnazione». Quindi la proposta di revoca dovrà essere portata in Consiglio comunale e votata a maggioranza assoluta dei consiglieri, incluso il sindaco.
La revoca della benemerenza era stata proposta a metà novembre dal consigliere comunale di Alleanza verdi sinistra Daniele De Chiara e condivisa dal capogruppo Luca Testoni. «Ho chiesto al sindaco di proporre la revoca del San Siro per mandare un messaggio inequivocabile – aveva detto De Chiara – la presunzione di innocenza è garantita a tutti e non sta a noi sostituirci ai giudici, ma quanto emerso finora è grave e impone alla politica una presa di posizione».
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Opinioni diverse
Non tutti i consiglieri comunali di maggioranza condividono appieno l’idea di revocare il San Siro a Maurizio Pappalardo. Ad esempio Roberto Rizzardi (Cittadini per Pavia) disse: «Seguendo lo stesso ragionamento, dovremmo togliere il premio anche ai fondatori di FacilityLive? Bisogna essere cauti, e forse più attenti alle prossime candidature». Il riferimento è a Gianpiero Lotito e Mariuccia Teroni, fondatori dell’azienda tecnologica fallita nel 2023 e premiati con il San Siro nel 2015 sono stati accusati di presunto omesso versamento dei contributi ai dipendenti della società.